Valeria Rossi.
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Quando il cane abbaia.
Prevenire e affrontare i problemi comportamentali del cane.
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2013. Giunti Editore, FIRENZE - MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
     Fondazione Ezio Galiano onlus
       http:\\www.galiano.it
   ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Il cane che non smette di abbaiare, che diventa aggressivo apparentemente senza motivo, che distrugge scarpe, capi di abbigliamento o mobili quando rimane solo, che scava continuamente buche, che scappa via per un nonnulla, che mangia senza alcun controllo, che tira il guinzaglio... Sono tanti i casi, dai pi lievi ai pi gravi, che sono riconducibili a una errata impostazione dell'educazione del cane. Come prevenire questi problemi? Come affrontarli quando iniziano a manifestarsi? In questo libro agile e simpatico, Valeria Rossi d le "dritte" per tutti i proprietari di cani, alle prime armi o che credono di avere gi una certa esperienza.
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L'autrice ringrazia l'Editrice Altea per il testo Routine del Buonumore tratto da Cane no problem di William Campbell.
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Capitolo 1.
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Problemi del cane o problemi del proprietario?
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I nostri cani: n bestie n uguali a noi
Quando si parla di problemi comportamentali, prima di tutto bisogna capire bene cosa si intende: perch in alcuni casi (rari)  davvero il cane ad avere un problema, ma in moltissimi altri (la stragrande maggioranza) il cane  normalissimo e sanissimo. E anche il suo comportamento, dal punto di vista canino,  ineccepibile: solo che non si addice troppo alle aspettative del proprietario, o pi in generale a quelle della societ umana.
Il cane abbaione, per esempio, non  un cane anomalo e tanto meno malato:  un cane e basta! Attraverso l'abbaio lui esprime quello che prova (entusiasmo, noia, stress, eccitazione e cos via) e la cosa per lui  assolutamente naturale: sono i nostri vicini di casa a non pensarla esattamente cos.
Quindi, in casi come questi, noi non dovremmo correggere un problema di comportamento, ma semmai insegnare al cane che il suo (normalissimo) comportamento non ci  gradito.
La verit  che il problema ce l'abbiamo noi, non lui: e anche per questo dovremmo trovare molto poco etica qualsiasi soluzione punitiva, coercitiva e/o violenta, per quanto possa apparire risolutiva.
I collari antiabbaio che danno una scossa elettrica al cane ogni volta che apre bocca sono, in alcuni casi (e non in tutti), funzionali: il cane impara effettivamente a non abbaiare pi, almeno finch indossa il collare.
Ma vi sembra giusto risolvere un problema nostro - e solo nostro - imponendo al cane una sofferenza?
Io trovo che la sola idea sia aberrante, anche se magari mi permette di risolvere il caso in due o tre giorni anzich in un mese.
I cani (ormai l'ha stra-accertato e stra-confermato anche la scienza ufficiale), sono esseri senzienti, sensibili e intelligenti.
I vecchi concetti che li vedevano come esseri inferiori, come bestie in senso dispregiativo e limitativo, sono assolutamente da dimenticare. Questo, per, non dovrebbe farci cadere nell'errore opposto, e cio quello di pensare che il cane, siccome non  una bestia ma un membro della famiglia, debba essere lasciato libero di farsi tutti i possibili comodacci suoi.
Lo fareste con i vostri figli?
La mente di un cane adulto  equiparabile, per sviluppo e capacit di processi elaborativi, a quella di un bambino di tre-quattro anni: mandereste un bambino di questa et in giro da solo, con le chiavi di casa in tasca?
Il cane ha bisogno di essere guidato e indirizzato: ha bisogno di regole precise, chiare, comprensibili e soprattutto coerenti.
Ci che  permesso al cucciolo dovr essere permesso per sempre; ci che  proibito oggi dovr essere proibito per sempre.
Non c' alcun bisogno di imporsi sul cane con violenza per ottenere il rispetto delle regole: bastano chiarezza, fermezza e - appunto - coerenza.
Sembrerebbe facilissimo, ma purtroppo non sempre lo : a sgarrare ci vuole proprio poco.
Tutti, per esempio, siamo dell'idea che il cane non debba mendicare a tavola: ma di fronte a certi sguardi da disperato morto di fame, chi non ha ceduto almeno una volta?
Io, per esempio, non sarei in grado di scagliare alcuna proverbiale prima pietra, perch ho ceduto, eccome, in varie occasioni. E ho sbagliato.
Purtroppo noi utilizziamo spesso un modello di pensiero che possiamo riassumere nella frase solo per questa volta.
E qui comincia a emergere molto chiaramente la differenza tra un cane e un bambino. Perch s,  vero che le loro menti funzionano in modo molto simile, ed  vero che entrambi hanno bisogno di una guida sicura e di regole precise, ma le similitudini si fermano qui.
Per il bambino, infatti, il solo per questa volta  comprensibile e accettabile, per il cane no.
E non solo per il motivo pi ovvio, e cio per il fatto che il cane non capisce l'italiano, ma proprio perch  il concetto di eccezione che gli  sconosciuto e incomprensibile.
Il cane ama (e cerca) la massima coerenza nelle sue figure-guida: lui  perfettamente in grado di capire che questo si pu fare, questo non  gradito, ma  fondamentale che ci che  permesso oggi sia permesso per sempre, e viceversa.
Le eccezioni vengono viste come cedimenti del capo, che quindi ai loro occhi comincia ad apparire meno affidabile, e provocano incrinature nella salda fiducia che il cane aveva nella sua figura-guida.
Detto questo, vediamo quali comportamenti possono essere considerati davvero patologici e quali invece sono soltanto espressioni normalissime della caninit, che per vengono vissute male dagli umani.

Una sommaria classificazione
Veri e propri problemi comportamentali:
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. Aggressivit immotivata (intraspecifica, ovvero verso gli altri cani, o interspecifica, rivolta quindi all'uomo).
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. Sociopatia (ansia/paura/fobia degli esseri umani o degli altri cani).
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. Fobie (paura di botti, spari, temporali, paura dell'automobile ecc.).

Comportamenti vissuti come problemi dagli umani, ma normali per il cane, o comunque non patologici:
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. Aggressivit motivata (sia intra- che interspecifica).
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. Abbaio.
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. Indisciplina al guinzaglio.
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. Fughe.
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. Disobbedienze di vario genere.
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. Comportamenti distruttivi (distruzione di divani e pantofole, buche in giardino, uccisione di piante e vasi e cos via).

Appare evidente che, pur essendoci una notevole differenza tra le due categorie viste dalla parte del cane, da parte umana questi sono tutti problemi che devono essere risolti.
 per diverso l'approccio, perch quando si tratta di non-problemi, ovvero di problemi nostri, ma legati a comportamenti normali del cane, solitamente basta qualche piccolo accorgimento per risolvere tutto senza drammi: qualche lezione di educazione/addestramento, un aumento dell'attivit fisica, una gestione un pochino pi accurata del cane e soprattutto la voglia di metterci un po' d'impegno, che spesso sta alla base di tutto, sono quasi sempre sufficienti.
Certamente non si deve mai improvvisare, perch in molti casi la terapia (se troppo casalinga e non fondata su solide basi etologiche) potrebbe addirittura peggiorare la malattia; quindi consiglio sempre di affidarsi a un buon educatore - qui non serve neppure un vero e proprio rieducatore - a meno che non si disponga di buone basi di etologia e psicologia canina. Ma chi ha queste basi, di solito, non ha cani problematici!
In questo libro, dunque, non affronteremo i problemi del proprietario, ma solo quelli del cane: e anche qui (l'ho gi detto nella prefazione, ma lo ripeto) non dovrete aspettarvi rimedi sovrani e/o bacchette magiche, perch non ne esistono.
Quello che cercher di fare sar indicarvi alcune linee-guida che spero possano esservi utili innanzitutto per migliorare il rapporto con il vostro cane: perch se non c' quello,  inutile cercare di correggere alcun problema.
In compenso, quando c' un buon rapporto, quelli che ho definito non-problemi (o problemi vissuti come tali solo dal proprietario) quasi sempre scompaiono magicamente: i cani smettono di scappare, di rosicchiare divani e poltrone, di fare buche in giardino... a volte perfino di tirare al guinzaglio.
Perch? Semplice, perch queste sono tutte manifestazioni o di difficolt comunicative tra cane e uomo, oppure di puro e semplice stress (pi facilmente, pura e semplice noia).
Se il cane sa qual  il suo ruolo, se sa cosa ci si aspetta da lui, se ha ben chiari i nostri s e i nostri no, non si sentir annoiato n stressato, ma sereno e collaborativo.
Ricordiamo una cosa fondamentale: il cane problematico  sempre, prima di ogni altra cosa, un cane confuso.

Entrare nella mente del cane.
La primissima cosa da sapere, prima di affrontare qualsiasi tipo di problema,  ovviamente come funziona la mente di un cane. Non intendo addentrarmi in complicate spiegazioni scientifiche: vorrei soltanto ricordare che:
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. Come ho gi detto, i processi mentali di un cane sono pi o meno equiparabili a quelli di un bambino di tre-quattro anni.
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. La principale differenza tra il cervello umano e quello canino sta nella grandezza dei lobi frontali della corteccia cerebrale. Queste aree, nell'uomo, sono coinvolte nella capacit di astrarre, di usare simboli, di utilizzare/capire il linguaggio; nel cane le dimensioni ridotte delle stesse aree non forniscono (se non in misura molto limitata, che  comunque ancora oggetto di studio) queste capacit.
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. Il cane  un animale intelligentissimo, ma ragiona in modo diverso da noi. Per esempio, il cane  incapace di fare dispetti proprio perch non  capace di astrazioni. Antropomorfizzare (ovvero, considerare ogni comportamento canino paragonandolo all'equivalente umano)  l'errore pi grave che si possa fare.
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. Tutti i comportamenti del cane sono fortemente influenzati dalle esperienze vissute nelle primissime settimane di vita. In particolare sono fondamentali i periodi dell'impregnazione e della socializzazione, che vedremo nel prossimo capitolo.


Capitolo 2.
Errori con il cucciolo = sicuri problemi con l'adulto.

 abbastanza inquietante scoprire, quando si parla con proprietari di cani (che magari hanno anche in mente di mettere al mondo nuovi cuccioli, o che l'hanno gi fatto), che un numero davvero impressionante di persone non ha mai sentito parlare di termini come imprinting, impregnazione, socializzazione. Eppure queste sono le basi del futuro comportamento del cane! E se si sbaglia in questi momenti della vita del cucciolo si avranno immancabilmente adulti che presenteranno problemi di carattere.
Prima di affrontare qualsiasi altro argomento, dunque,  fondamentale sapere di cosa si tratti.
Spesso si dice che i problemi comportamentali del cane sono tutta colpa dell'uomo:  quasi sempre vero... ma non  cos scontato che quest'uomo sia il proprietario del cane.
A volte il vero responsabile  l'allevatore, specie quando non si tratta di un bravo e serio Allevatore con la A maiuscola, ma di uno sfornatore di cuccioli a puro scopo di lucro.
Una delle maggiori cause di problemi caratteriali, infatti,  la cosiddetta deprivazione sociale, ovvero la mancanza (parziale o totale) di impregnazione del cucciolo (e/o di socializzazione). Ma cosa significa questo termine?

L'imprinting.
Per capirlo dobbiamo innanzitutto parlare di Konrad Lorenz, che nel 1937 dimostr la teoria dell'apprendimento istintivo (in netto contrasto con il comportamentismo - studiato negli stessi anni - che sosteneva che ogni comportamento  frutto dell'apprendimento) con i suoi celeberrimi esperimenti sulle anatre selvatiche.
Lorenz dimostr, infatti, che gli anatroccoli appena usciti dall'uovo consideravano come madre il primo essere in movimento su cui posavano gli occhi: se i pulcini vedevano lui anzich la loro madre naturale, cominciavano a seguirlo ovunque.
Lorenz chiam questo processo imprinting, specificando che:
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. Si trattava, appunto, di un comportamento innato e non acquisito.
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. Avveniva durante un periodo particolare, che Lorenz chiam periodo sensibile e che aveva una durata brevissima, ridotta a poche ore.
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. Era irreversibile: una volta fissati sull'umano, gli anatroccoli non erano pi in grado di riconoscere i loro veri conspecifici come tali, pur accettandone la compagnia. Anche come partner sessuali le taccole adulte (Lorenz speriment su questo tipo di anatra) cercavano l'uomo e non i loro simili.
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. Non selezionava i caratteri individuali, ma quelli specie-specifici (un'anatra selvatica imprintata sull'uomo seguiva tutti gli uomini, e non soltanto il singolo individuo che aveva visto alla nascita).
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. Era rafforzato, e non inibito, dagli stimoli dolorosi (al contrario dell'apprendimento, dove lo stimolo doloroso porta sempre all'evitamento).
Credo che tutti abbiano visto foto e filmati di Lorenz con il suo stuolo di anatroccoli alle calcagna, quindi non sto a dilungarmi su questo punto; specifico invece che l'imprinting propriamente detto si applica esclusivamente agli animali a orientamento visivo, come gli uccelli, e soltanto agli animali a prole atta, cio capaci di muoversi e agire autonomamente subito dopo la nascita (nel caso degli uccelli, ai cosiddetti nidifughi).
Negli animali a prole inetta (nidicoli, nel caso degli uccelli), che hanno bisogno di cure parentali di lunga durata prima di poter agire in modo autonomo, l'imprinting  pi lento, non  irreversibile ed  basato su una serie di fattori molto pi complessa della semplice impronta visiva.
Il fenomeno venne studiato anche nei primati (scimmie Rhesus), laddove venne dimostrato che il piccolo si lega alla madre soprattutto attraverso l'odore, il calore, il senso di morbidezza e il senso di sicurezza (il nutrimento  in fondo alla scala dei valori, contrariamente a quanto si pensava fino a quel momento).
Ma si pu ancora parlare di imprinting vero e proprio?
In realt i due fenomeni sono sostanzialmente diversi.
Infatti, negli animali a prole inetta, il processo:
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.  legato a un ventaglio di stimoli molto pi ampio rispetto alla sola impronta visiva.
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. Alcuni stimoli sono pi efficaci di altri.
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. Aumenta o diminuisce di intensit a seconda della durata dei contatti.
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. Il periodo sensibile pu essere anche piuttosto lungo.

L'impregnazione.
Si  dato quindi il nome di impregnazione al processo che riguardava i fenomeni di attaccamento materno e riconoscimento intraspecifico nei mammiferi e negli uccelli nidicoli, proprio per rendere l'idea di un processo pi complesso: non unaimpronta unica, rapida e definitiva (come un timbro), ma appunto una impregnazione graduale e di durata maggiore (come quello che avviene immergendo una spugna in un liquido).
C' poi ancora una differenza sostanziale tra gli animali a orientamento visivo (come gli uccelli e i primati, uomo ovviamente compreso) e quelli a orientamento olfattivo (come il cane): infatti, a differenza dell'anatra (o del bambino umano) che non possono vedere se stessi, il cane  perfettamente in grado di annusare se stesso.
Questo comporta che un cane che venisse, per esempio, allevato da una gatta (cosa che succede abbastanza spesso nelle famiglie umane in cui sono presenti entrambe le specie) avrebbe, s, un primo imprinting sulla specie felina, ma la prima volta in cui vedesse un cane lo riconoscerebbe come conspecifico, perch potrebbe paragonare il suo odore con il proprio e scoprire cos che appartengono alla stessa specie.
E fin qui tutto fila abbastanza liscio, almeno fino al momento in cui non cominciamo a chiederci se un cucciolo pu impregnarsi anche sugli esseri umani.
La risposta, naturalmente,  s. Sia nel caso in cui un cucciolo resti orfano e venga allevato esclusivamente dall'uomo, sia nel caso in cui l'uomo entri a far parte del suo mondo durante il periodo sensibile, per quanto il cucciolo viva nella sua famiglia naturale e sia presente la madre naturale.
Nei mammiferi domestici, infatti, esiste la possibilit di una doppia impregnazione: sia sulla madre che su soggetti di specie diversa con i quali abbia contatti di tipo affettivo, ma sempre e solo durante il periodo sensibile.

A che cosa serve l'impregnazione?
Per moltissimi anni, abbiamo chiamato tutti imprinting sia l'imprinting vero e proprio, sia l'impregnazione.
Eberhard Trumler, vero e proprio padre dell'etologia canina (nonch allievo dello stesso Lorenz), nei due libri che furono l'unica e assoluta Bibbia per tutti quelli della mia generazione che si interessavano di etologia canina (A tu per tu con il cane e Il cane preso sul serio, la cui lettura consiglio tuttora caldamente), distinse lo sviluppo del cucciolo in diverse fasi (vegetativa - di transizione - dell'imprinting - della socializzazione - dell'ordinamento gerarchico - della pubert) che vengono riportate praticamente su tutti i testi esistenti, esclusi quelli degli ultimissimi anni in cui alcuni di questi termini sono stati modificati (ma i concetti no).
Oggi, per il cane, si parla pi propriamente di impregnazione: ma una volta stabilito questo, l'importante  capire a che cosa serve!
E la risposta  questa: serve a fissare nella mente del cane - in modo istintivo, innato, automatico, chiamatelo come volete, ma comunque non appreso attraverso l'esperienza - il concetto di conspecificit, che include il riconoscimento della figura materna, quello dei partner sociali e quello dei partner sessuali.
Ora, abbiamo visto che:
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. L'impregnazione  dovuta a una serie di stimoli diversi, e non al solo impatto visivo.
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. Il periodo sensibile non  limitato a poche ore come negli uccelli, ma dura molto pi a lungo (secondo Trumler si colloca dalla quarta alla settima settimana: per altri autori arriva fino all'ottava... ma non va oltre; e questo  un fattore fondamentale).
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. Nel cane, l'impregnazione non  irreversibile, perch il cane pu annusare se stesso e quindi riconoscere i conspecifici attraverso l'odore anche al termine del periodo sensibile.

La doppia impregnazione.
Ma a noi, del fatto che il cane si imprinti/impronti/impregni sui cani, importa relativamente poco.
Cio,  interessante sapere come avviene, perch avviene, quando avviene... ma alla fine della favola, il risultato  abbastanza scontato.
Il cane sa di essere un cane: bella scoperta! E infatti non  questa la parte pi importante.
La parte importante  quella che riguarda la doppia impregnazione di cui abbiamo parlato sopra: ovvero il fatto che il cane non solo sappia di essere un cane, ma pensi di essere anche un po' umano.
Ovvero il fatto che riconosca anche noi, se non proprio come conspecifici veri e propri, almeno come membri del suo stesso gruppo sociale.
Se questo non avvenisse, sarebbe una tragedia: perch i predatori (come il cane, almeno geneticamente, anche se con la domesticazione le cose sono un po' cambiate) hanno un modo abbastanza drastico di definire l'altro da s.
I casi, per loro, sono soltanto quattro:
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. Conspecifico (o membro dello stesso gruppo sociale, o parte integrante del proprio branco).
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. Predatore.
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. Preda.
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. Soggetto neutro.
Fine delle possibilit e delle alternative.
Ovviamente, almeno nel caso del cane:
1.
1. Con i conspecifici si instaurano rapporti sociali, si gioca, si litiga, si fa amicizia, ci si riproduce, si domina, si sottomette, si collabora ecc.
2.
2. Di fronte ai predatori, si scappa (o si lotta, se proprio non c' via di fuga).
3.
3. Le prede si rincorrono, catturano, mangiano.
4.
4. I soggetti neutri si ignorano: non c' alcun tipo di rapporto.
Poich noi con il cane vogliamo invece interagire, creare rapporti molto stretti, addirittura collaborare, lavorare insieme... dove potremmo mai collocarci, per riuscire nel nostro intento?
Non certo nelle categorie 2), 3) o 4): perch, nell'ordine, il cane:
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. Avrebbe paura di noi (come avviene infatti con il suo antenato lupo).
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. Ci attaccherebbe.
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. Ci ignorerebbe completamente.
Rimane solo la 1)... con un piccolo problemino collaterale: noi non siamo cani!
E abbiamo visto che il cane, essendo un animale a orientamento olfattivo e potendo annusare se stesso,  in grado di distinguere i suoi conspecifici dall'odore.
Per questo motivo noi dovremo entrare in sala parto e farci annusare molto da lui durante il periodo sensibile (quello che veniva definito da Trumler come fase dell'imprinting, e che adesso possiamo chiamare fase dell'impregnazione), cosicch lui impari che gli odori di famiglia sono due: quello canino e quello umano.
Dovremo anche stringere con lui un rapporto affettivo, un vero e proprio legame, fin da quando  ancora un neonato: perch l'odore in se stesso non basta. Deve trattarsi dell'odore di qualcuno/qualcosa che interagisce con lui.

Tempi giusti per l'impregnazione dei cuccioli.
 assolutamente fondamentale che l'impregnazione avvenga durante il periodo sensibile: perch  solo in quel periodo che il cucciolo fissa nella propria mente, in modo non consapevole, l'immagine del conspecifico.
Dopo quel periodo,  vero, sar ancora in grado di riconoscere un altro cane come conspecifico dall'odore, ma non sar certamente in grado di riconoscere un umano, perch questi ha un odore completamente diverso! E se questo odore non l'ha fissato al momento giusto come odore facente parte del suo gruppo sociale, potr identificarlo solo come l'odore di un predatore, di una preda o di un soggetto neutro (al quale, per, col cavolo che si obbedisce, che ci si collabora e che si interagisce in alcun modo!).
Commettere errori in fasi di impregnazione, dunque,  un modo infallibile per creare un cane con gravissimi problemi caratteriali.

Ancora due cose da sottolineare.
Questa storia dell'odore (e dell'aspetto, e della gestualit, e di tutto quanto abbiamo di diverso) funziona anche in senso contrario. Ovvero: anche il cucciolo pi profondamente impregnato sull'uomo, sotto sotto, si accorge che proprio cani-cani noi non siamo. Proprio perch noi (dal suo punto di vista) puzziamo di uomo anzich profumare di cane.
Questo ha portato alcuni studiosi a ritenere che non si possano instaurare con un cane gli stessi tipi di rapporto (a partire da quello gerarchico, che  poi quello su cui ci si scanna di pi tra etologi, educatori, addestratori eccetera) che i cani instaurano tra di loro.
Altri (tra cui la sottoscritta) sono invece convinti che, mantenendo i comportamenti corretti, si possa assolutamente riuscire a essere considerati cani almeno all' 80
per cento.
Ovvio che non ci riusciremo mai se ci comporteremo nel modo pi antitetico possibile alla caninit: i cani non sono mica scemi. D'accordo l'impregnazione, d'accordo la socializzazione, d'accordo tutto... ma appena smette di basarsi solo sugli istinti, il cane comincia a ragionare.
Perch il fatto  che Lorenz e i comportamentisti, alla fin fine, avevano ragione entrambi: nel cane convivono sia i comportamenti innati sia quelli appresi.
Quindi non basta avere un odore che istintivamente faccia pensare al cane questo  un mio simile: bisogna anche comportarsi come tale. Altrimenti il cane, ragionando, pensa: Uhm, forse no. Mi sono sbagliato. E ci manda a quel paese. Se invece noi impariamo a parlare decentemente il canese, dopo che il cucciolo  stato impregnato in modo corretto, si pu arrivare a costruire un rapporto davvero molto vicino a quello specie-specifico.
Membro del proprio gruppo sociale e membro del branco non sono esattamente sinonimi.
Lo dimostra il fatto che un cane pu, per esempio, diventare amicone di un gatto che faccia parte della sua stessa famiglia, ma che questo non gli impedir di rincorrere e - se ci riesce - di mangiarsi tutti i gatti estranei che incontra. Una certa confidenza pu instaurarsi anche tra specie diverse che vivono nello stesso ambiente. Una amicizia (basata spesso sull'opportunismo e sullo scambio reciproco) pu nascere tra membri dello stesso gruppo sociale.
Una collaborazione vera e propria nascer solo tra conspecifici... o quantomeno, tra soggetti che si ritengono il pi possibile vicini a questa definizione.
Riassumendo
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. L'imprinting riferito al cane  un processo leggermente diverso da quello che avviene negli uccelli: impregnazione  un termine pi corretto per definirlo, cos come  corretto applicarlo a tutte le specie a prole inetta.
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. L'impregnazione, nel cane, si verifica nel periodo sensibile che va dalla terza alla settima/ottava settimana di vita (e quindi se ne deve occupare l'allevatore, non il nuovo proprietario del cane). Solo in questo periodo il cane potr avere la doppia impregnazione, ovvero considerare conspecifici sia la madre e i fratelli che l'uomo.
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. Al termine del periodo sensibile  ancora possibile che il cane riconosca i suoi simili come tali, ma se il cucciolo non  mai stato impregnato sull'uomo, i giochi saranno chiusi. L'uomo verr considerato o come predatore, o come preda, o come soggetto neutro da ignorare completamente: quindi non sar possibile alcun rapporto, n alcuna collaborazione (se non quella basata sulla coercizione e sulla paura).
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. Per ottenere che il cane si impregni anche sull'uomo, questi non dovr farsi solo vedere, ma anche (anzi, soprattutto!) annusare. Inoltre dovr avere rapporti affettivi con i cuccioli: pulirli, toccarli, giocare con loro.
Insomma: la fase dell'impregnazione  fondamentale per la vita del cane e per il suo rapporto con noi. Bisogna ricordarlo sempre e non sottovalutare mai questo periodo della sua vita anche se, quando parliamo di conspecificit, in realt esageriamo un pochino.
Resta il fatto che un cane impregnato sull'uomo (e poi socializzato, altra fase importantissima) sar sempre un cane collaborativo e perfettamente inserito nella nostra societ: mentre un cane non impegnato, o impregnato solo in parte, o impregnato in modo scorretto, sar immancabilmente un cane problematico.
E in alcuni casi - specie se, oltre all'impregnazione,  mancata anche la socializzazione - non sar pi possibile rimediare.

La socializzazione.
Si parla spesso, anzi spessissimo, dell'importanza di socializzare il cucciolo, ma forse non tutti hanno esattamente presente cosa si intenda.
Il concetto  molto semplice: il cucciolo deve imparare a conoscere e a considerare normale - e quindi da non temere - tutto ci che fa parte della societ umana. Persone estranee, altri cani come lui, cani diversi da lui (la distinzione  importante, perch se il cucciolo non vede cani di razza/tipologia diversa a volte non li riconosce come tali), bambini (importantissimi!) e cos via.
Fanno parte del processo di socializzazione anche gli incontri con oggetti inanimati, che per a lui possono sembrare animati (e pericolosi), come le automobili o le moto.
Non basta, per, prendere il cuccioletto e gettarlo allo sbaraglio in mezzo a una marea di stimoli nuovi, anzi, questo potrebbe essere controproducente, specie se per un qualsiasi motivo uno di questi stimoli gli portasse un'esperienza negativa.
Il cucciolo, dall'ottava alla dodicesima settimana di vita (questo  il periodo pi importante per la socializzazione)  una vera e propria spugna che assorbe tutte le esperienze e le cataloga con grande rigore, dividendole in buone e cattive e facendosene un'idea che rester immutata, o quasi, per tutta la vita. Se qualcosa lo turba o lo spaventa in questo periodo sar un grosso problema fargli cambiare idea in seguito: non dico che sia impossibile, ma  sicuramente difficile e comporta un lavoro non da poco.
Viceversa, se riusciamo a fargli scrivere sulla lavagna dei buoni tutto ci che desideriamo accolga con serenit ed equilibrio, anche eventuali esperienze negative o addirittura traumatiche che dovessero arrivare in seguito potrebbero essere superate con una certa facilit.
Ovviamente dipende dall'intensit del trauma, ma sar sempre pi facile rimediare a un problema nato dopo i tre mesi di vita che a uno nato nel periodo della socializzazione.
Questo  il motivo per cui le primissime esperienze di socializzazione, in realt, dovrebbero sempre essere:
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. Programmate accuratamente, scegliendo persone, cani, luoghi eccetera.
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. Gestite prima dall'allevatore e poi dal proprietario, visto che il periodo della socializzazione coincide solitamente con la consegna del cucciolo alla nuova famiglia.
Dimentichiamoci, dunque, la vecchia diceria secondo cui il cane da guardia (o da difesa) non deve conoscere nessun altro che il padrone.
Il cane adulto da guardia/difesa, ovviamente, non dovr pi giocare giorno e notte con tutti gli estranei del mondo, altrimenti potrebbe davvero entrare in confusione: ma il cucciolo  un'altra cosa.
Dal cucciolo vogliamo che conosca, che scopra, che non tema la normalit delle cose: a questo, e non ad altro, serve la socializzazione.
Per tutto il resto (comprese le situazioni non normali) c' tempo.

Socializzare con i bambini.
 importantissimo, fin dalle primissime uscite, che i cuccioli vedano dei bambini, che li capiscano (ovvero che si rendano conto che sono piccoli umani, cosa non affatto scontata) e che interagiscano con loro.  fondamentale anche che si tratti di bambini educati con i cani e che, ovviamente, non ne abbiano paura, ma non devono neppure essere troppo contenuti con i cuccioli.
Ci giochino pure da bambini, correndo, facendoci la lotta e cos via: i cani devono capire che i bambini sono piccoli umani e che, come tutti i piccoli, non hanno grandi freni inibitori.  evidente che gli umanini non dovranno fare del male ai cuccioli... ma se inavvertitamente ci scappa una pestata di zampa, l'importante  continuare a giocare. I cuccioli non vanno tenuti sotto una campana di vetro: di sicuro non ci si tengono neppure tra loro, anzi giocano pesantissimo e a volte si fanno male, eccome! Per sono perfettamente in grado di capire quando sentono un piccolo dolore a causa di un incidente di gioco e non certo per volont di colui - cane o umano che sia - con cui stanno giocando: quindi, dopo un attimo di perplessit (e magari un sonoro CAIN!) riprenderanno a giocare fiduciosi.
I bambini, dunque, dovranno giocare in libert, avendo dato loro solo le avvertenze-standard sulle cose che proprio non vanno fatte, come sollevare i cuccioli per le zampe, infilare dita negli occhi e cos via. Se ne deduce che dovranno essere bambini abbastanza grandi da poter capire: d'altro canto i bambini troppo piccoli non possono essere lasciati in balia di una cucciolata, che terrorizzerebbe il pupo umano. Cinque-sei anni sono l'et ideale.
Attenzione: il cucciolo va socializzato perch non abbia paura. Solo un adulto senza paura, in seguito, sar in grado di ragionare a mente fredda sulle diverse situazioni, di non lasciarsi trasportare dagli istinti e, nel caso, di intervenire (con maggiore efficacia, perch non avr alcun timore neppure nell'affrontare una situazione impegnativa).


Capitolo 3.
I problemi comportamentali: l'aggressivit.

Aggressivit da dominanza (o gerarchica, o sociale).
Diciamo subito che l'aggressivit, in se stessa, non pu essere considerata come un problema, ma  una dote naturale del cane.
S, proprio dote! Perch in assenza di aggressivit una specie predatoria (e il cane  un predatore, anche se in parte ammorbidito dalla convivenza con l'uomo e divenuto quindi meno efficace - e pi propenso all'opportunismo - del suo antenato lupo) finirebbe per soccombere in breve tempo.

Una dote necessaria al mondo animale, uomo compreso.
Senza aggressivit non si potrebbe inseguire e uccidere una preda, quindi non ci si potrebbe nutrire; senza aggressivit non si riuscirebbe neppure a riprodursi. La stessa identica cosa vale per la specie umana. Pensiamo solo che nell'innamoramento entrano in gioco gli stessi identici elementi chimici che intervengono nel comportamento aggressivo. In tutto il regno animale c' una relazione tra elevati livelli di dopamina ed eccitazione sessuale; ma esiste anche una proporzionalit diretta tra dopamina e aggressivit. Perfino l'ossitocina, chiamata ormone dell'amore, secondo un recente studio dell'Universit di Haifa, potrebbe influenzare i comportamenti aggressivi.

Quand' che l'aggressivit si trasforma in un vero e proprio problema? Quando :
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. Immotivata (o almeno con motivazioni difficili da capire per gli umani).
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. Sproporzionata agli eventi.
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. Incontrollata.
Prima di esaminare questi punti, per, diciamo subito che ci sono diversi tipi di aggressivit, e quella pi diffusa in assoluto  l'aggressivit da dominanza.
Per quanto le nuove cinofilosofie, come le chiamo io, vogliano farci credere che la dominanza non esiste, che tra cani e uomo non ci sono rapporti gerarchici (qualcuno arriva a negare perfino quelli tra cane e cane!) e che il mondo canino  una specie di film di Walt Disney in cui tutti giocano insieme, sono tutti amici e si vogliono tutti tanto bene, la realt  un'altra.
I rapporti gerarchici esistono, dominanza e sottomissione esistono: ovviamente non vanno interpretati, come si  fatto in passato, pensando che esista il famoso capobranco (o cane alfa) che sottomette tutti gli altri a suon di botte.
Questa visione, in effetti,  lontanissima della realt, perch  ormai dimostrato che il vero capobranco (lupo, cane o uomo che sia) non sempre  il pi forte fisicamente e non  mai un pazzo isterico che mena tutti gli altri:  invece il pi saggio, il pi esperto, il pi intelligente, quello che gli altri stimano e rispettano e a cui sono proprio loro a sottomettersi spontaneamente.
Basta osservare l'approccio tra un adulto e un cucciolo per vedere che il cucciolo a un certo punto spancer di sua volont in segno di sottomissione, riconoscendo la maggiore autorevolezza dell'adulto: non  mai l'adulto a capottare il cucciolo con la forza (con buona pace di certi sussurratori televisivi che insegnano a costringere i cani a pancia all'aria nel tentativo di imporsi come capi).
Resta per il fatto che, in alcuni casi, esistano i conflitti gerarchici: sia tra cane e cane, sia tra cane e uomo.
Mentre quelli intraspecifici nascono solitamente tra due soggetti adulti, quelli interspecifici si manifestano quasi sempre nel momento dellaadolescenza del cane, specie se questi comincia a pensare che i suoi umani di riferimento non siano poi cos intelligenti, n saggi n esperti.
Poich nella loro mente non pu esistere un branco senza una guida, qualora non fossero proprio sicuri che il loro umano sia la guida giusta, i cani proveranno sempre a scalzarlo dal suo ruolo dominante. Ed evidentemente di umani incapaci di assumere un ruolo di leader in modo credibile ce ne sono parecchi, visto che l'aggressivit da dominanza ha incidenza decisamente alta. Almeno il 70 per cento dei casi di aggressivit  riconducibile proprio a questo problema. Chi rifiuta le gerarchie non la chiama pi da dominanza, ma sociale, sebbene il concetto resti identico: il cane tenta di assumere il comando in famiglia.

Come si manifesta l'aggressivit da dominanza.
Con risposte aggressive, che possono andare dal ringhio al morso vero e proprio, a qualsiasi gesto dominante dell'uomo (abbracci, manipolazioni, ma anche posture dominanti, come pu essere anche solo una carezza sulla testa o il piegarsi dall'alto in basso sopra il cane), all'imposizione di comandi, all'essere avvicinato e disturbato quando mangia o dorme, all'uscita di casa di un membro della famiglia (il soggetto dominante pensa di dover essere lui a decidere chi entra e chi esce).
L'incidenza  pressoch uguale in tutte le razze, nel senso che qualsiasi cane, da quello iperselezionato al meticcio, a un certo punto della sua vita (che solitamente coincide con la maturit sessuale) potr pensare, all'incirca: Ma questo qua  davvero in grado di guidare efficacemente il nostro branco? A me pare di no!.
Anche se quasi tutti lo pensano, per, non tutti reagiranno nello stesso modo: qualcuno comincer semplicemente a disobbedire, qualcun altro a scappare, qualcun altro ancora mostrer i denti al proprietario.
La razza  molto importante nel definire le risposte: infatti, pi la selezione avr lavorato per ottenere un'aggressivit elevata (come nel caso dei cani da difesa, dei terrier, dei bassotti...), pi sar probabile che il cane la manifesti in caso di conflitto gerarchico. Ricordiamo, per, che ignorare i comandi o eseguire gesti di dominanza non aggressivi ma ugualmente piuttosto plateali, sono tutti indici di un conflitto gerarchico in atto, a cui bisognerebbe porre rimedio al pi presto. Tra i segnali di dominanza non aggressiva, uno per tutti: la classica monta della gamba, che non ha assolutamente nulla a che vedere col sesso, tant' che lo fanno anche femmine e cuccioli... anche se i proprietari pensano immediatamente che il cane abbia voglia di accoppiarsi. Invece ha voglia di assumere il comando in famiglia!

Attenzione.
L'aggressivit in difesa del cibo non  necessariamente legata all'aggressivit da dominanza e proprio per questo  pura follia pensare di affrontarla in modo coercitivo o violento, sottomettendo il cane a viva forza.
Che il cane difenda una risorsa primaria come il cibo  assolutamente normale. Se osserviamo i lupi in natura vedremo che anche l'ultimo dei sottoposti difende il cibo a spada tratta, e lo farebbe anche se a cercare di portarglielo via fosse proprio il capobranco (che per, normalmente, queste cose non le fa; invece gli umani lo fanno in continuazione).
L'unico modo corretto per far s che un cane non difenda la propria ciotola  fargli capire che non abbiamo alcuna intenzione di rubargli il contenuto.
Quindi, se vogliamo che ci permetta di metterci le mani dentro (o addirittura di metterle dentro la sua bocca), dovremo fargli pensare che le nostre mani si avvicinano sempre e solo per aggiungere cibo e mai per toglierlo.
Questo  un esercizio vero e proprio, da fare con il cucciolo: ci avviciniamo mentre sta mangiando e gli mettiamo nella ciotola qualche crocchetta in pi. Oppure gli apriamo la bocca mentre sta rosicchiando un osso, ma gli offriamo qualcosa di pi buono ancora. In questo modo il cane impara a considerare le nostre mani come apportatrici di cibo e non reagir mai aggressivamente vedendocele avvicinare.
Il metodo funziona benissimo anche con l'adulto, ma se lui  gi reattivo sulla ciotola dovremo usare molta cautela nell'avvicinare le mani.

Come prevenire e risolvere i casi di aggressivit da dominanza.
C' un solo modo: bisogna, ovviamente, stabilire (a scopo preventivo) o ristabilire (se dobbiamo risolvere un problema gi esistente) le corrette gerarchie, o se preferite i corretti ruoli sociali.
Cosa che non equivale assolutamente a fare prove di forza, anche perch sarebbero ad alto rischio se stiamo parlando di un cane adulto superiore ai 30 chili: e come abbiamo visto, l'aggressivit da dominanza si manifesta soprattutto durante l'adolescenza, periodo nel quale il cane non  ancora del tutto maturo psicologicamente, ma  gi molto vicino all'aspetto fisico definitivo.
Il pi famoso dei sussurratori televisivi di cui parlavo sopra viene ammirato da moltissime persone perch non ha paura di nessun cane e affronta sempre questo genere di problemi mettendola sul piano dello scontro fisico. Il fatto che questo signore sia cos coraggioso (anche se il termine pi adatto a me sembrerebbe incosciente) non significa per che segua la strada giusta.
E a questo punto si impone una digressione, perch bisogna intendersi una volta per tutte sul significato di termini come dominanza, capobranco, eccetera, altrimenti ci saranno sempre grossi fraintendimenti.

Dominanza e sottomissione: cosa sono in realt.
Intanto chiariamo subito che dominante e capobranco non sono sinonimi, come molti purtroppo credono.
In realt il termine capobranco, pur rendendo l'idea ed essendo diffusissimo (lo uso anch'io, proprio perch cos tutti capiscano di cosa sto parlando)  piuttosto ambiguo.
Tanto per cominciare,  vero che il capobranco, o soggetto alfa,  sempre un cane (tendenzialmente) dominante, ma non  affatto detto che ogni cane tendenzialmente dominante sia un capobranco!
Non lo  tra i lupi, figuriamoci tra cani e umani.
Il capobranco, il leader, l'alfa (chiamatelo come preferite)  colui che guida il gruppo, che dice agli altri quello che devono fare: in una famiglia-branco umana, dunque, un cane dominante (se fosse davvero il capo) dovrebbe andare alle assemblee di condominio, portare a casa uno stipendio, pagare le bollette e cos via!
Altra ambiguit: non significa nulla essere capobranco di un solo soggetto (se poi magari siamo capi del cane, ma succubi del coniuge o del compagno/a, la cosa diventa proprio comica).
Il capobranco, in natura,  il leader di un gruppo, di una struttura sociale, non di un altro singolo cane. Ancora una volta, bisogna capire la differenza tra dominanza (che  un qualcosa di interpersonale tra due soli soggetti, molto variabile al variare dei soggetti stessi) e leadership di un intero gruppo.
Ma torniamo al concetto principale: il capo non domina il branco. Lo guida.
E questo, per esempio, non implica mai la forza fisica (a che servirebbe?), mentre la forza fisica  una delle componenti che possono (non devono, ma possono) intervenire nei rapporti di dominanza/sottomissione.
Insomma, quelli di dominante e di capobranco (o leader, o quello che preferite) sono concetti sovrapponibili in alcuni momenti, ma lontanissimi in altrettanti casi.
Per esempio: il cane A pu essere sottomesso a voi, ma dominante sull'altro cane di casa B, che per a sua volta vi mette le zampe in testa.
In questo caso, chi  il capobranco?
Se avete risposto: Mia moglie!, perch vi fa filare tutti, va tutto bene: se non altro siete un branco fornito di un leader (e i conflitti interpersonali, intercanini o personal-canini ve li risolverete tra voi, con tutta calma).
Se avete risposto Boh? allora, Houston, abbiamo un problema...: perch i due cani, non trovando una figura guida di riferimento valida per tutti, non saranno affatto soddisfatti dell'andamento del branco.
Nella mente del cane c' una regola precisa e inderogabile: un branco senza un leader non pu sopravvivere!
Quindi i casi sono due: o A e B si sfideranno tra loro, oppure A finir per sfidare voi. Perch uno dei due dovr andare a colmare una lacuna che per la mente canina  inaccettabile.
Se invece un capobranco c' (chiunque esso sia), gli altri rapporti gerarchici potranno variare di volta in volta: perch nessuno nasce dominante, perch a qualcuno non frega un accidenti di dominare, perch a qualcun altro invece frega moltissimo di dominare su A, ma si sottomette volentieri a B... e cos via.
Quella di dominante  infatti una posizione:
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. Che varia a seconda dei soggetti con cui ci si rapporta.
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. Che pu variare a seconda dei momenti e dei reciproci comportamenti.
Per esempio, noi possiamo essere stati capi accettabili per un cucciolo che non ci ha mai messo in discussione; ma arrivato a sette-otto mesi, un bel giorno, lui decide di essere diventato pi intelligente, pi forte e pi adatto di noi a gestire le situazioni.
Quindi ci sfider (a volte in modo palese, pi spesso in modi che noi non riconosciamo neppure) e qui bisogner essere bravi sia a capire che siamo stati sfidati, sia a gestire la situazione in modo da rimettere il cane al suo posto. Non con la forza, che non risolve nulla, ma, per esempio, mettendolo in una posizione di difficolt e facendogli vedere che noi, invece, siamo abilissimi a superare il problema. Un esempio facile: moltissimi cani hanno paura di passare sulle griglie stradali. Se noi gli faremo vedere che siamo bravissimi a camminarci sopra senza paura, e gli indicheremo come pu fare a passarci anche lui, avremo conquistato punti come capi. Ribadiamo ancora che  l'intelligenza, non la forza, la dote pi apprezzata dal cane!
La dominanza varia anche a seconda dei momenti: per esempio, tra i cani da slitta, il leader  quello che guida la muta ( attaccato davanti a tutti, quindi gli altri lo seguono e stop), ma deve rispondere ai comandi del musher (l'umano) e quindi essergli gerarchicamente inferiore.
Il fatto  che il musher sta in fondo alla slitta, mentre il cane leader sta in testa: quindi vede per primo cose che l'umano non pu ancora vedere.
Ora, mettiamo che il musher gli abbia dato il comando gira a destra e che il cane si accorga che sulla sua destra c' un crepaccio: se obbedisse ciecamente al capo ci volerebbe dentro con tutta la muta, la slitta e magari lo stesso umano. Un buon leader, invece,  quello che si ferma e non obbedisce all'ordine, ma salva la pelle a tutti.Quindi la dominanza dell'umano su questo tipo di cani dev'essere molto aperta. Del tipo: fai quello che dico io, a meno che tu non ti renda conto che ho detto una cavolata. Questo  ci che si chiama cooperazione tra specie e che dovrebbe stare sempre alla base di qualsiasi rapporto uomo-cane.
Al contrario, per un cane da obedience, la dominanza del conduttore in gara dev'essere assoluta: il cane non pu sgarrare neanche di un millimetro.
Ovviamente per, nessuno pu pretendere lo stesso atteggiamento da soldatino robot quando il cane non  in gara: quindi, ancora una volta, la dominanza varia a seconda delle situazioni.
Il cane deve capire che ci sono i momenti in cui quello che dice il capo  legge e altri momenti in cui pu prendere anche qualche decisione in proprio.
Anche questa  cooperazione: c' un leader, s, ma si lascia anche il cane libero di gestire alcuni momenti suoi, di prendere alcune decisioni e cos via. Claudio Mangini, mio compagno di tanti seminari negli ultimi due anni, ha condensato tutto questo discorso in una sola frase esemplare: Dove non arrivo io, arrivi tu.
Quanto detto finora succede anche in natura, perch il dominante non  mica sempre l a dare ordini ai suoi sottomessi. I ruoli emergono chiaramente solo in certi momenti, per esempio quando il branco deve compiere un'azione di gruppo.
Caricare sempre il cane di troppe responsabilit, chiedendo sempre e solo a lui di prendere decisioni e risolvere situazioni (permettendogli di comandare, insomma, mantenendo per un ruolo di subordinato) finisce spesso per tradursi in stress (che non  necessariamente da evitare, come vedremo in seguito) e/o confusione mentale, che invece andrebbe sempre evitata.
Ed  proprio quella che ho avuto personalmente modo di riscontrare in alcuni cani che sanno fare troppe cose, figli di un cognitivismo esasperato.
Sia chiaro: io approvo totalmente l'approccio cognitivista, perch sono profondamente convinta che il cane ragioni (e chiunque abbia vissuto con un po' di cani non pu che trovare lapalissiano questo concetto, al di l di tutti gli esperimenti scientifici del mondo), ma da qui ad aspettarmi che mi risolva un'equazione quantistica ce ne passa.
La tragedia della cinofilia attuale  che viviamo contemporaneamente in mezzo a persone che pensano ancora che il cane si debba dominare a calci in c... e ad altre che invece lo iscriverebbero volentieri alla facolt di Filosofia.
Una sana via di mezzo sarebbe sicuramente pi sensata: e per fortuna c' chi la segue.
Ma gli eccessi, da una parte e dall'altra, abbondano.
Tornando alla vera e propria dominanza, da quanto detto sopra si dovrebbe dedurre facilmente che quella umana non pu essere costruita sulla paura e sulla violenza, ma sulla stima e sulla fiducia che cane e umano possono/devono anche interscambiare.  vero che comando io, ma in certe occasioni mi fido di quello che decidi tu (vedi quanto detto per i cani da slitta nelle pagine precedenti).
Se ti d un ordine devi obbedire perch devi pensare che ho sicuramente un motivo valido, ma se non ti sto chiedendo niente puoi anche occuparti dei casi tuoi.
Dev'essere anche ben chiaro che non tutti i cani vogliono diventare capobranco. Anzi!
Purtroppo la nostra abitudine ad antropomorfizzare ci porta a pensare ma poverinoooo! del cane sottomesso, quando magari lui sta benissimo nel suo ruolo.
Il fatto  che noi abbiamo una visione negativa del termine: qualcosa che ci fa pensare a schiavi e padroni, a coercizioni e catene... quando sottomesso significa, in realt, soprattutto privo di responsabilit.
Se vogliamo antropomorfizzare un po' (non si dovrebbe, ma a volte serve per una migliore comprensione), il cane sottomesso non dobbiamo pensarlo come uno schiavo, ma per esempio come un impiegato che non ha compiti dirigenziali e che neppure vorrebbe averli, o perch non se ne sente all'altezza o solo perch non ama le responsabilit che vi sono inevitabilmente collegate.
Ecco, bisogna mettersi bene in testa che anche il cane, quando pu, le responsabilit tende a evitarle e non certo a cercarsele. Le assumer solo quando pensa di non poterne fare a meno, ovvero quando l'attuale leader risulta indisponibile o inaffidabile. Oppure quando/se saremo noi a rifilargliele a tradimento.
Detto questo: come si ristabilisce un corretto rapporto gerarchico, al fine di curare l'aggressivit da dominanza (che, come spero si sia capito, non  certo una malattia del cane, ma la sua naturale risposta ai nostri errori di gestione)?
Si ristabilisce, innanzitutto, tornando per l'ennesima volta al concetto di cooperazioneovvero facendo capire al cane che noi siamo, s, i suoi superiori gerarchici, ma non perch siamo pi forti o pi brutali e violenti, bens perch sappiamo che cosa  meglio per tutti.
Perch siamo pi saggi, pi esperti, pi fighi.
Facile a dirsi, un po' meno a farsi: lo so bene. E purtroppo so anche che a questo punto voi vi aspettereste la formuletta magica applicabile a tutti i cani e a tutti i casi, ma io non ce l'ho.
Posso darvi alcune formulette che potranno tornarvi utili, ma non  assolutamente detto che funzionino sempre e comunque: perch i cani, prima di ogni altra cosa, sono esseri pensanti.
Non sono robottini programmabili a nostro piacimento.
E purtroppo, in qualche caso, sono pi intelligenti e/o pi furbi di noi; quindi diventare i loro leader  davvero difficile, perch - molto semplicemente - non disponiamo delle doti necessarie.

Come stabilire/ristabilire un rapporto gerarchico che veda noi come leader.
Sicuramente avrete sentito parlare della RSG (ovvero regressione sociale guidata): se non con questo termine, sicuramente avrete sentito dire che il cane non deve passare per primo dalle porte, non deve mangiare prima di noi, non deve salire sul letto e cos via.
Se avete seguito qualche scuola moderna di cinofilia, probabilmente avrete anche sentito dire che queste sono tutte cavolate e che non servono a nulla.
La verit, come al solito, sta nel mezzo.
Sicuramente non recupererete il rapporto con un cane aggressivo seguendo solo queste piccole norme, per io le trovo molto utili per far capire (soprattutto agli umani!) che il cane deve avere delle regole. Esattamente come un bambino.
Purtroppo molti di noi bambinizzano il cane trattandolo non come se avesse tre-quattro anni (il che potrebbe anche funzionare, perch ricordiamo che il cervello del cane equivale pi o meno a quello di un bambino di questa et), ma come se fosse un neonato a cui si possono/devono dare solo tanto amore, tante coccole, cibo e acqua quando ne ha bisogno. E nient'altro. Questo  un grave errore, perch il cane  ben pi avanti di cos (gi da cucciolo): se lo considerassimo almeno un bambino dell'et giusta, capiremmo anche che bisogna insegnargli a vivere in modo civile all'interno della societ.
Al neonato  permesso tutto solo perch non  in grado di capire nulla: invece il cane, gi da cucciolo, capisce un sacco di cose.
Basterebbe che i proprietari bambinizzatori spostassero un pochino in avanti l'et presunta del figlioletto peloso e molti problemi caratteriali verrebbero evitati: perch nessun umano sano di mente permetterebbe a un bambino di 4 anni di fare pip in mezzo al salotto, di mandare a quel paese sua madre, di correre come un pazzo sul tavolo della cucina e cos via.
Perch lo permettiamo al cane? E perch, dopo averglielo permesso, poi ci stupiamo se lui ci manda davvero a quel paese (ovvero ci ringhia e/o morde), non ritenendoci guide affidabili?
Ha ragione lui: non lo siamo! Cos come non sarebbe affidabile una madre che continuasse a trattare come un neonato un figlio di quell'et.
Vi sentite mamme e pap dei vostri cani? Li ritenete i vostri angioletti, i vostri tesorini pelosi, i vostri bambini?
D'accordo, possiamo sopportarlo, purch li riteniate, per, bambini dell'et corretta, ovvero gi in grado di capire e di seguire le regole-base della societ in cui vivono.
Tornando alla RSG: abbiamo visto che il cane  un animale sociale ed  un animale gerarchico. Questi sono due pilastri inamovibili.
Le norme della RSG sono segnali di dominanza - chiamiamola cos - morale (e non violenta) da parte degli umani e fanno capire, sia a loro che al cane, che le regole esistono e vanno seguite.
Abbiamo gi ripetuto pi volte che il cane riconosce come leader colui che si dimostra pi esperto, intelligente, saggio; ma ovviamente non  che si dimostri di essere dei padreterni solo impedendo al cane di salire sul letto. Lo si dimostra con la coerenza, con la capacit di comunicare, con la disponibilit a creare un rapporto collaborativo e non coercitivo, e con la gestione delle risorse.
Ecco, la RSG  mirata esclusivamente a questo: far capire al cane che le risorse le gestiamo noi. Quindi non  tutto quello che c' da fare, ma  una parte importante di quello che c' da fare per impostare un rapporto gerarchico corretto.
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. Che succede, infatti, in un branco di canidi in natura? Succede che i soggetti alfa, ovvero i pi alti in grado, mangiano per primi (e mangiano solo le parti migliori della preda, come cuore, fegato e reni, che fra le altre cose sembrano essere responsabili sia dell'odore diverso dei soggetti alpha, pi intenso rispetto agli altri membri del branco, sia delle particolari striature che ne caratterizzano il mantello).
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. Decidono il menu, ovvero scelgono quale preda cacciare (questo  un compito della femmina alfa, per la precisione).
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. Dormono in una zona strategica, solitamente sopraelevata, dalla quale possono sorvegliare tutto il branco.
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. Esplorano per primi i nuovi territori.
Il che, riportato nella nostra societ e nelle nostre case, si traduce - guarda caso! - nel tenere il cane gi dal letto, nel mangiare prima di lui e nel passare per primi dalle porte (il tutto, possibilmente, inteso cum grano salis, come vedremo tra poco).
Se un umano mostra al proprio cane di avere gli stessi diritti di un soggetto alfa, il cane penser di avere a che fare con qualcuno che chiede rispetto.
Ovviamente non basta questo, perch poi il rispetto bisogna anche meritarselo, ma intanto chiederlo - e chiederlo in modo comprensibile -  un primo passo. Certo, se poi l'umano mangia per primo ma si dimostra incoerente, nevrotico o deficiente, il cane far prestissimo a stabilire che come alfa non vale una cicca. Se per queste situazioni sono semplicemente il corollario di una gestione corretta del rapporto, o se vengono utilizzate in momenti specifici della vita del cane (per esempio quello in cui il cane prova a sfidarci), allora possono aiutarci a convincerlo che noi siamo effettivamente suoi superiori gerarchici.

Le regole fondamentali: tra il dire e il fare...
Ma come si applicano queste regole?
Con un po' di buon senso, innanzitutto! E senza intenderle troppo alla lettera.
Per esempio, mangiare per primi potrebbe sembrare veramente ridicolo, se preso in senso letterale; perch non  che noi mangiamo nella stessa ciotola del cane e che dobbiamo ringhiargli per non farcelo avvicinare; n che il cane si possa sedere a tavola con noi, ma vada servito per ultimo!
Quello che dobbiamo fargli capire , semplicemente, che il nostro pasto va rispettato. Quindi, per esempio, non cominciamo, appena seduti a tavola, ad allungarli bocconcini (che oltretutto  una pessima abitudine anche dal punto di vista dietetico), ma se proprio vogliamo gratificarlo con una piccola prelibatezza, allora lo dovremo fare solo al termine del nostro pasto.
I suoi pasti potranno essere somministrati quando ci pare e piace, anche prima dei nostri. Non c'entrano niente col discorso di mangiare per primi. Quando si parla di mangiare per primi, ci si riferisce al pranzo nostro e non al suo.
Un discorso simile vale per il passare per primi dalle porte, che va inteso, ovviamente, come precedere il cane quando si entra in un posto nuovo e anche, volendo, come entrare per primi dalla porta di casa; ma non significa certo che dobbiamo star l a sorpassare il cane ogni volta che usciamo dalla cucina ed entriamo in salotto, o viceversa (anche se un cane molto rispettoso spesso ci ceder spontaneamente il passo).
L'unica regola che va presa alla lettera  quella del letto: non salirci significa non salirci, punto. Se decidiamo di applicarla, il cane potr benissimo dormire su un tappetino al fianco del letto, ma non gli sar concesso di metterci le zampe sopra.
Ma queste regole vanno applicate sempre e comunque?
Naturalmente no: si applicano quando e se ce n' bisogno, ovvero quando i rapporti gerarchici non sono abbastanza chiari, o stanno modificandosi.
Se il cane mostra gi di accettarci come suoi capi, se ci obbedisce, se non si ribella, se non mostra aggressivit, anzi  sempre allegro e collaborativo... allora che bisogno c' di ricordargli continuamente che lui  un inferiore? Un cane cos pu anche dormire sul letto, mangiare prima di noi eccetera eccetera: non cambier nulla.
Al contrario, il cane che del letto (o del divano, o della poltrona) prende possesso e diventa aggressivo (o anche solo disobbediente) nei confronti di chiunque gli chieda di scendere - o magari verso il marito che gradirebbe andare a dormire con sua moglie, ma non ci riesce perch il cane gli ringhia -  bene che si veda vietare l'accesso perch  evidente che
sta tentando di mettere le zampe in testa a qualcuno.
Personalmente ho sempre accettato i miei cani sul letto, escluso il mio dobermann in un periodo adolescenziale nel quale prov a fare il furbetto e a scavalcarmi gerarchicamente. In quel periodo io non avevo ancora grande esperienza cinofila e purtroppo avevo sbagliato parecchio: quindi siamo quasi venuti alle mani.
La situazione era abbastanza delicata, ma l'applicazione delle famose regolette mi fu decisamente di aiuto.
Allo stesso cane, una volta ristabilite (letteralmente) le gerarchie, venne nuovamente concesso di dormire con me, dopo qualche tempo, senza che ci fosse pi alcun conflitto: ormai avevamo chiarito i ruoli... e a me tenere il cane sul letto piace! In quel caso, per, venne meno la coerenza: quindi commisi un errore e mi and bene perch il cane non decise di approfittarne. Oggi credo che mi comporterei in modo diverso ma c' anche da dire che oggi, forse, non arriverei neanche pi a quel tipo di conflitto, perch vedrei molto prima i sintomi che a quel tempo non riuscii a identificare.
Concludendo: la RSG pu essere applicata in caso di necessit soprattutto perch cane e umani comincino a capire l'importanza delle regole. Ma non  che basti, da sola, a rivoluzionare il mondo.
Come abbiamo detto, l'umano deve anche dimostrare chiarezza e coerenza, capacit di comunicare e disponibilit a creare un rapporto collaborativo e non coercitivo. E sapete perch si sente parlare cos spesso di RSG, e molto meno di questa parte, decisamente molto pi importante?
Perch questa parte  molto pi difficile! Sia da capire che da mettere in pratica.

I dieci comandamenti per creare (o ricreare) un rapporto corretto con il cane.
Per aiutare gli umani a capire come si fa io ho redatto un piccolo decalogo, che presento sempre durante i miei seminari, e che vi presento qui di seguito.
1: Non avrai altro Dio all'infuori di me (o quasi...)
 vero, il cane deve considerarci come il suo Dio personale. Chiamatelo capobranco, leader, compagno a due zampe, partner non peloso... quello che volete. L'importante  che si stia parlando di una figura-guida a cui affidarsi con fiducia, amore e rispetto. Per  una grandissima cretinata - per quanto diffusissima - quella che vorrebbe vedere il cane legato a una e una sola figura umana.
Non ha senso neppure per i cani da guardia, visto che il cane teme ci che non conosce e che la reazione pi spontanea di qualsiasi essere vivente non  l'attacco, ma la fuga.
Quindi, il cane che conosce un solo padrone (termine che non uso volentieri, ma che qui mi sembra corretto, perch si intende proprio come padrone di uno schiavetto a quattro zampe) rischier di scappare a zampe levate di fronte a qualsiasi estraneo, compreso magari il ladro che vuole entrare in casa sua.
Pu darsi che la territorialit lo spinga ad aggredirlo, ma non  cos scontato tant' che spesso si sente parlare di quel deficiente di un cane, che ha lasciato entrare i ladri senza dirgli neanche BAU!.
I fautori del padrone unico si chiedano perch!
Al contrario, un cane ben socializzato, che quindi non teme gli umani, imparer facilmente a distinguere tra umani buoni e cattivi e, se ne incontra uno del secondo tipo, non avr alcun timore nell'affrontarlo.
Alcuni cani si legano gi spontaneamente a una sola persona (o almeno, ci si legano pi che agli altri membri della famiglia) e questo va bene, a meno che non diventi un'ossessione. Ma costringere il cane a conoscere un solo padrone  una cavolata immane, che purtroppo qualcuno spende ancora come se fosse la verit infusa.
Detto questo, bisogna anche dire che conoscere e amare non sono sinonimi: il cane deve conoscere pi persone possibile e pi tipologie di persone possibile (compresi bambini, anziani, persone sulla sedia a rotelle, in divisa, di colore diverso ecc.), ma non  che debba per forza amarli tutti.
Deve amare i suoi familiari, e stop. Per ci sono alcune altre categorie di persone che devono almeno riuscirgli molto simpatiche, e che il cane deve rispettare: parlo delle figure professionali che avranno spesso a che fare con il cane e che magari gli faranno anche cose che non lo entusiasmano. Veterinario e toelettatore sono i tipici personaggi che andrebbero sempre conosciuti fin da cuccioli, in condizioni di assoluto divertimento e relax: quindi, niente visite e niente bagni, ma solo andiamo a trovare un amico in ambulatorio o in negozio, ottenendone qualche coccola e magari un bocconcino, cosicch il cane abbini quei luoghi a sensazioni piacevoli prima di scoprire che c' anche il lato meno piacevole.
Se la prima impressione  stata positiva, questo lato oscuro verr accettato con maggiore serenit ed eviteremo di trasformare ogni visita medica e ogni toelettatura in una guerra.
2: Io ne so pi di te (e ti insegno, e ti guido)
Il segreto per riuscire a mettere in pratica questo comandamento  molto semplice: basta presentare al cane delle difficolt e mostrargli la via per risolvere il problema.
Questo si ottiene presentando al cucciolo normalissime situazioni che per lo mettano un po' a disagio (scale, tribune, impalcature cittadine sotto le quali passare eccetera), dimostrandogli che non c' nulla da temere. Basta che ci segua e noi affronteremo baldanzosamente tutte queste incredibili difficolt, mostrandogli la giusta via.
Il cucciolo, in questo modo, comincer a pensare che noi siamo Superman e che meritiamo il massimo rispetto.
Ovviamente lo stesso si pu fare con un cane adulto, ma non  altrettanto semplice perch ovviamente non baster pi una serie di scalini, che il cane adulto - a differenza del cucciolo - conosce gi perfettamente e sale con la massima disinvoltura. Bisogner trovare qualcosa di pi complicato.
Per esempio, io ho fatto un figurone con Bisturi (la mia staffy) passando sotto una terribile impalcatura con un terribile tubo di scarico nel quale gli operai buttavano gi detriti, facendo un rumore assordante. Dopo che le ho fatto vedere come si poteva passare indenni, la Bisturi mi ha proprio guardato con la faccia da WOW, sei un mito!.
Ovviamente tutto questo aiuta anche il cane ad accrescere la propria autostima, cosa importantissima perch (contrariamente a quanto molti credono) pi il cane  sicuro di s, meno sentir il bisogno di manifestare aggressivit (e se ci pensate un attimo, capirete che la stessa identica cosa vale per gli umani).
Per un cane non troppo sicuro di s possono bastare alcuni semplici ostacoli (per esempio i tunnel o il sisop dei campi da agility, o gli ostacoli della mobility), per ottenere il risultato voluto; per cani pi tosti occorreranno ostacoli pi impegnativi, come quelli che si possono trovare sui campi da protezione civile per quella che viene comunemente chiamata palestra (scale, copertoni, reti di materasso eccetera).
Il segreto sta nel tenersi allenati a fare i fighi, e quindi a trovare sempre nuove situazioni che possano imbarazzare un po' anche il cane adulto (e che noi gli faremo superare).
3: L'umano non  un dispenser di coccole
Spesso non ce ne rendiamo conto, ma siamo noi a obbedire agli ordini del cane quando ci dice: coccole, pleaseeee!. Oppure: Voglio uscire, portami subito fuori!.
Ovviamente lui non ce lo dice in tono autoritario: viene a posarci il musone sulle ginocchia e ci fa gli occhi da cane ENPA, dopodich noi ci precipitiamo a obbedire accarezzandolo (la mia personale cagna, se non bastano gli occhi da cane ENPA, mi salta direttamente in braccio) o prendendo di corsa il guinzaglio.
Sbagliatissimo.
Che il cane ci ispiri tenerezza o che ci strappi un sorriso, bisogna assolutamente resistere! Perch noi possiamo essere profondamente convinti della necessit di stabilire un rapporto equo, paritario, cooperativo, collaborativo e mai coercitivo... ma il cane non la pensa affatto cos! Essendo il cane un animale gerarchico, se noi ci mostriamo disposti a obbedire ai suoi ordini, ai suoi occhi appariremo come figure sottomesse. E un giorno saranno le coccole (che non ammazzano nessuno), il giorno dopo potrebbe essere dammi subito un pezzo di quel panino (e anche qui, spesso, obbediamo), ma il terzo giorno potrebbe essere scendi da quel divano che voglio salirci io. E se stavolta non obbediamo, potrebbe anche partire un bel ringhio, dopodich ce la faremo sotto: Oddio, il mio cane  impazzito,  diventato aggressivo!
Ma non  impazzito neanche un po'! Il tuo cane sta comportandosi semplicemente da normalissimo cane dominante. Se tu, sottoposto, non obbedisci quando te lo chiede con le buone, passa a maniere pi forti (ricordiamo che in natura infischiarsene di quello che dice il capo pu significare morire di fame, o essere attaccati da un predatore, o mettere comunque a rischio la vita del branco. Quindi  anche normale che l'obbedienza venga pretesa).
 molto meglio che ci mettiamo noi, fin dal primo giorno, in condizione di essere considerati quelli che danno le regole, e non quelli che obbediscono.
E ancora una volta tutto questo non ha nulla a che vedere con violenza e coercizione, ma solo con chiarezza, fermezza e coerenza.
Quindi, se il cane ci ordina qualcosa, sar sufficiente capovolgere la situazione, chiedendo a lui di obbedire anche a un semplicissimo comando.
Per esempio, se il cane arriva col guinzaglio in bocca,  chiaro che non potremo ignorare il suo bisogno di uscire (anche perch rischieremmo di trovarci il lago di Garda sul tappeto): ma baster dirgli, per esempio, seduto!, aspettare che abbia eseguito e poi portarlo fuori.
La differenza temporale  di pochi secondi, ma la differenza per la mente del cane  abissale.
Se ci precipitiamo fuori e basta, avremo obbedito a un suo ordine; se prima gli abbiamo chiesto di sedersi, l'uscita diventa il premio che noi gli concediamo per aver obbedito al nostro ordine.
Potrebbe sembrare solo una sottigliezza, e invece  la base di tutto il rapporto!
4: L'umano non  un'enorme ciotola animata
Il cibo  una risorsa primaria e come tale va gestita: con molto rispetto, considerandola (e facendola considerare dal cane) come qualcosa di prezioso che condividiamo con lui perch siamo amici, perch apparteniamo allo stesso gruppo sociale, perch vogliamo collaborare insieme e dobbiamo essere in forza e salute.
Non posso darvi regole precise da seguire, se non quella di creare una routine precisa in cui dovremo dare al cane l'impressione che ci procuriamo il cibo (per esempio prendendolo da un armadietto chiuso, e non da un sacco aperto e sempre in bella vista) e che lo analizziamo con cura (i lupi scelgono parti diverse delle prede da destinare ai diversi membri del branco, a seconda dei ruoli).
Dopo questa piccola pantomima iniziale (non  che si debba fare una sceneggiata,  solo questione di atteggiamenti) daremo la ciotola al cane, chiedendogli di aspettare il nostro ordine prima di mangiare. Tutto questo d importanza al rituale del cibo e fa pensare al cane che noi ci impegniamo nella gestione di una risorsa cos importante.
Se invece continuassimo a pasturare il cane dal mattino alla sera, distrattamente, come se il cibo fosse una cosa qualsiasi, il cane stesso perderebbe il rispetto per la risorsa e conseguentemente per noi.
Oltre a questo, ricordiamo le regole fondamentali:
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. Orari precisi e regole per i pasti.
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. Vietato mendicare.
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. In educazione/addestramento il cibo dovrebbe essere sempre un superpremio, mai una routine banale e scontata.
5: Si gioca a modo mio, quando lo decido io (e si smette quando lo dico io)
Il gioco non mai  solo un gioco:  la principale scuola di vita per il cane. Rispettiamola come tale e non rendiamola mai vuota, sterile, ripetitiva. Se vogliamo annoiarci, giochiamo a carte con gli amici.
Questo  il sottotitolo della slide con cui presento questo argomento agli stage: qualcosa che in teoria sappiamo tutti, ma... quante volte diamo un giocattolo al cane giusto per levarcelo di torno, perch abbiamo altro da fare?
Quante volte avete sentito umani lamentarsi del loro cane che non gioca, quando l'unico gioco che gli propongono  un distratto lancio della pallina (intanto che loro mandano magari SMS agli amici)? E soprattutto, quanti educatori consigliano, ahim, di utilizzare il gioco (e magari il gioco e il cibo contemporaneamente, come quando suggeriscono di utilizzare kong, pippolini e affini per tenere tranquillo il cane quando gli umani sono assenti) in modo totalmente slegato dal rapporto?
Mettiamoci bene in testa una cosa che sembra una contraddizione in termini, mentre  una realt fondamentale: il gioco  una cosa seria! Il cane, attraverso il gioco, impara tutto quello che gli serve nella vita: impara a cacciare, a lottare, a difendersi. Come si pu sottovalutare l'importanza di tutto questo e ridurlo a uno sterile lancio di palline che non porta da nessuna parte, non insegna nulla, non crea nessun legame?

Il gioco.
Regola 1. Il gioco va sempre calibrato a seconda dell'et del cane e di ci che vogliamo (o vorremo, se  un cucciolo) ottenere da lui in futuro.
Per esempio, se pensiamo di farne un cane da riporto, dovremo badare molto all'importanza della bocca morbida: quindi, con lui, niente gioco di tira-molla violento e competitivo, ma piuttosto un gioco di societ in cui si tiene uno straccetto o un salamotto, uno per parte, magari correndo insieme.
Durante questo gioco si insegner l'ordine lascia (che si ottiene in modo molto semplice: basta presentare al cane un altro giocattolo) che sar fondamentale per il futuro lavoro del cane.
Vogliamo invece un cane da difesa (o futuro tale)? Allora il tira-molla sar competitivo: stavolta vinci tu, ma la volta dopo vinco io e devi imparare che per vincere devi mordere pi forte che puoi, a bocca piena, senza dare strattoni (perch se tu strattoni perdi la presa, e nel momento in cui apri la bocca per riprenderla meglio io ti frego il giocattolo).
In questo caso il lascia non si insegner con il doppio giocattolo, ma attraverso l'immobilizzazione dell'umano, che non compete pi: fine della lotta = fine del gioco, devi mollare.
Vogliamo invece un cane da agility? Allora va bene la pallina, perch il cane dovr abituarsi a lavorare lontano da noi, per la pallina dev'essere un gioco interattivo: io te la tiro, ma ti insegno anche a riportarmela, perch altrimenti potresti diventare possessivo, mentre dev'essere sempre chiaro che la pallina  mia.
Non c' un gioco, ci sono mille giochi diversi e mille modi diversi di giocare anche con lo stesso oggetto, per una cosa deve essere costante, e cio il fatto che il gioco sia interattivo.
Non si lasciano mai giocattoli al cane: si gioca con noi, sempre e solo con noi. Al cane che resta solo si possono lasciare dei passatempi, ma non dei giochi veri e propri.
Regola 2. Il gioco va reso assolutamente entusiasmante. Il cane deve appassionarsi da morire al gioco. Ma questo come si ottiene? Come per qualsiasi oggetto dell'attenzione umana, canina o felina: facendolo desiderare.
Mai al mondo, per nessunissimo motivo, si deve arrivare al punto in cui sia il cane a stancarsi/stufarsi di giocare: il gioco deve sempre interrompersi nel momento in cui l'appetenza del cane  al massimo livello, quando  iper-eccitato e felice, quando non vuole altro al mondo che continuare a giocare.
 un po' una cattiveria quella di fermarsi l, ma convince il cane che noi siamo i Signori e Padroni del Gioco (il che aiuta a stringere il rapporto di stima e rispetto) e mantiene alto (anzi, innalza sempre pi) il desiderio di giocare; e siccome noi lavoriamo con lui giocando, e lo premiamo col gioco, ecco che questo suo desiderio lo spinger a lavorare sempre meglio e con maggior entusiasmo, perch sa che alla fine arriver la cosa che ama di pi al mondo.

6: Io ti filo poco (per quanto caro possa costarmi).
Il nostro rapporto deve avere un senso. Si chiama il cane quando serve davvero, non si ripete continuamente il suo nome; non gli si fanno fare numeri da circo inutili; non lo si cerca in continuazione per coccolarlo. Il cane  il nostro partner, non il nostro giocattolo da pet therapy (e noi non siamo il suo).
Credo che non ci sia comandamento pi importante di questo per ottenere fiducia, rispetto e quella vera e propria adorazione di cui parlavamo al comandamento numero uno: contemporaneamente, non c' comandamento pi difficile da seguire.
Quindi vi dico gi che qualche sforata qua e l  lecita, anche perch  quasi impossibile evitarla (e ve lo dice una che sfora spesso e volentieri, dicendosi ogni volta da sola: razzolare come predichi ti sembra proprio tanto brutto?).
Il fatto  che, se si vuole davvero diventare preziosi agli occhi del cane, vale lo stesso principio che abbiamo visto per il gioco:  pi prezioso ci che pi si desidera. Quindi, non regaliamoci al cane e cerchiamo, nei limiti del possibile, di non svenderci neanche nei saldi.
Non stiamogli costantemente addosso, non parliamogli in continuazione, non usiamo il cane ogni volta che ci girano le scatole per farci coccolare da lui, non  neanche giusto.
La pet therapy  una bellissima cosa purch non se ne abusi, perch i cani si stressano, e se il nostro viene continuamente usato come muro del pianto, si stressa pure lui.
D'altro canto, cerchiamo - sempre nei limiti del possibile - di non diventare noi i pet-terapeuti del cane, inteso in senso ossessivo: il cane non pu e non deve venire a piagnucolare e a rompere le scatole (perch anche noi ci stressiamo!) ogni volta che ha una punta di appetito, o che si annoia un po'. Cos come non dobbiamo star l a consolarlo 24 ore al giorno se gli fa male la zampina.
Sembrano sciocchezze, ma a volte i nostri atteggiamenti contribuiscono a creare problemi comportamentali serissimi; quindi, per favore, cerchiamo di darci una regolata e di dare/ricevere attenzioni, coccole, consolazione solo quando  veramente necessario.
Per il resto, il rapporto con un cane normale pu prevedere, come dicevo sopra, qualche eccezione alla regola del ti filo poco, regola che invece deve diventare rigidissima quando abbiamo a che fare con cani problematici da rieducare.
Un'ultima nota la dedico a chi pensa che il rapporto col cane significhi chiedergli continuamente di esibirsi a vuoto, ovvero di far vedere agli amici quello che sa fare: va benissimo essere orgogliosi di quello che gli abbiamo insegnato, va benissimo aver voglia di condividere la gioia di vedergli eseguire comandi o tricks in modo impeccabile, ma almeno sforziamoci di far pensare al cane che tutto questo ha un senso e un significato, e che non lo stiamo trattando da cane da circo, appunto.
Il cane sa aprire il frigorifero? Bene. Se gli chiediamo di farlo, allora prendiamo una bibita e beviamocela, anzich andarlo a richiudere e basta. In questo modo lui capir benissimo la differenza.
7: Facciamo insieme cose bellissime.
Questa  facile, almeno sulla carta, nel senso che tutti sappiamo benissimo (vabbe'...dovremmo sapere benissimo) che per creare un buon rapporto bisogna lavorare, fare sport, insomma fare attivit con il cane in modo gratificante per entrambi.
Per poi il lavoro, i figli, il tempo che non si trova mai... e va a finire che il cane viene addivanato (o relegato in giardino, se ne abbiamo uno).
Dopodich la Sciuramaria arriva e ti chiede sconsolata: Mah, non so... mi sembra che al mio cane non ne freghi molto di me.
Non  proprio cos:  che al cane non frega pi niente di niente! Non ha uno scopo nella vita, non si sente utile, si rompe le scatole; insomma,  annoiato a morte, in certi casi addirittura depresso. Poi c' quello che alla depressione reagisce inventandosi attivit in proprio (tipo distruggere i divani o rincorrere i ciclisti) e c' quello che semplicemente si spegne, si rassegna, si chiude in se stesso.
Anche in questo caso la razza conta molto: un cane da pastore o un terrier, se non riceve mai indicazioni e non gli si fa mai fare nulla, sar probabilmente molto creativo e comincer a studiarsi in proprio modi di divertirsi che quasi mai coincideranno con i desideri dei suoi umani. Per almeno lui si sfogher. Un molossoide o un terrier di tipo bull, al contrario, tender a chiudersi, a spegnersi letteralmente.
Sono tutti cani infelici, anche se il secondo tipo non d fastidio a nessuno e quindi raramente i proprietari se ne preoccupano... almeno fino al giorno in cui il cane sbrocca e gli rifila un morso.
Quando decidiamo di prendere un cane, dobbiamo mettere in conto che sar indispensabile fare cose con lui: se abbiamo poco tempo, scegliamo una razza che possa fare cose in poco spazio e che non abbia grandi esigenze di moto (ricordando che i cani piccoli hanno mediamente pi bisogno di moto, e non meno, dei cani giganti e che le taglie medie sono quelle che ne hanno pi bisogno in assoluto). Un alano, che nonostante la mole non deve muoversi pi di tanto e pu benissimo vivere in appartamento (anzi, dovrebbe viverci!), pu essere sommamente gratificato da qualche giochetto casalingo; un beagle (considerato tanto cariiiino e picciiiiino)  in realt un segugio la cui massima aspirazione  fare millemila chilometri al giorno col naso per terra, cercando tracce. Se gli fate fare due tricks in casa, vi manda a quel paese.
Le attivit dovranno poi essere scelte tra quelle che piacciono a entrambi (non solo all'umano, ma neanche solo al cane: evitiamo di sacrificarci per lui, perch non funziona. Se non ci divertiamo tutti e due il bel gioco durer poco, oppure l'umano sar poco partecipativo e il cane se ne accorger).
Le attivit possono essere socialmente utili, ma ricordiamoci che alcune sono veramente pesanti, e non parlo solo di quelle che stancano fisicamente (l basta scegliere la razza giusta, e ci si potr divertire moltissimo rendendosi contemporaneamente utilissimi, come nel caso delle unit cinofile da protezione civile o da soccorso), ma anche di quelle che stancano mentalmente, come la pet therapy che,  vero, consiste nel prender coccole, ma da persone sconosciute ed estranee. Quindi non  un bel giochetto, ma un vero e proprio lavoro.
Soprattutto, scegliamo sempre attivit adeguate alle doti naturali del cane: l'esempio pi classico  quello del border collie che si pu anche divertire moltissimo a fare agility, ma solo se lo portate in mezzo alle pecore leggerete sul suo muso la felicit vera.
8: Ogni tanto puoi anche restare solo
No al cane nano da giardino, no al cane che vive in kennel quando non si lavora, ma s a qualche momento di solitudine e di pace.
Il cane deve avere i suoi spazi, specialmente una tana (va benissimo il kennel) in cui non sar mai disturbato da nessuno (soprattutto dai bambini).
Il cane deve avere i suoi momenti di relax e, a volte, perfino di noia.
Anche questa (come lo stress) fa parte della vita, e ha anche una sua utilit, perch gli serve per ragionare su quello che abbiamo fatto insieme e rende pi piacevole fare, poi, nuove cose insieme.
Se invece gli chiediamo troppe cose, troppo spesso, il cane non avr pi entusiasmo per niente: bisogna saper calibrare, bilanciare... e soprattutto fermarsi (come abbiamo visto per il gioco) quando l'entusiasmo  al massimo.
Abituare progressivamente il cane a restare solo previene anche la patologia chiamata ansia da separazione (del tutto sconosciuta in passato, quando i cani facevano i cani, e diffusissima invece nel mondo moderno), che  di gran lunga la causa pi frequente di manifestazioni vocali (abbai, ululati) e distruttive, oltre che di urinazione e defecazione in casa da parte degli adulti.
9: Ti addestro alla libert
Non ha alcun senso parlare di cani liberi di scegliere, come fanno alcuni cinofilosofi e fautori della cinofilia disneyana. Ricordiamo per l'ennesima volta che il cane ha la mente di un bambino di tre-quattro anni, e un bambino di quell'et non si lascia libero di scegliere, a meno di non essere pazzi furiosi. Perch se lo lasciamo libero, quello si fa del male: o addirittura si ammazza.
Certo, il cane non deve essere uno schiavo n un robot, ma va guidato e seguito.
Va aiutato a pensare, a ragionare, anche a risolvere qualche piccolo problema in proprio; ma in linea di massima deve soprattutto fidarsi di noi e seguire le nostre direttive.
Non perch siamo i pi forti, ma perch conosciamo meglio di lui le regole di questa societ (che  la nostra, e non la sua) e quindi siamo i soli a poterlo indirizzare nel modo giusto.
Un cane educato/addestrato  un cane ben inserito nella societ umana e conseguentemente  un cane pi libero: lo si pu sguinzagliare (perch sappiamo che torner al richiamo), lo si pu portare con noi ovunque (perch sappiamo che si comporter in modo civile, che non disturber n far del male a nessuno) e cos via.
Rinnegare l'educazione e l'addestramento significa rinnegare proprio la cooperazione che da centomila anni caratterizza il legame tra cane e uomo.
10: Non umanizzare
Anche questa sembra facile. Sembra, appunto.
Se chiedete a qualsiasi proprietario di cane, dalla Sciuramaria neofita all'esperto cinofilo, se gli capita mai di antropomorfizzare il suo amico, risponder sempre e solo:Ma no! Non esiste proprio, per carit! Il cane  un cane!.
Al massimo la Sciuramaria potr rispondervi, un po' imbarazzata, che qualche volta dice al suo cane: Vieni dalla mamma (nel qual caso io antropomorfizzerei a raffica, visto che mi sono sempre definita cos con cani, gatti e qualsiasi altro animale abbia avuto in vita mia, cavalli compresi).
Ma non  certo questa l'umanizzazione pericolosa per il nostro rapporto: queste sono soltanto tenerezze, coccole verbali che rivolgiamo ai nostri animali per manifestare il nostro amore per loro e che loro, comunque, non capiscono. Quindi male non fanno di sicuro.
Quello che invece fa danni, ma danni seri,  convincersi che il cane ragioni come un essere umano. Che faccia i dispetti, per esempio. O magari che sia in grado di capire i sinonimi.
Ho avuto un'allieva alla quale non riuscivo a mettere in testa che fare al cane discorsi come: Seduto! Be'? Allora? Ti siedi o no? Insomma, ti ho detto di sederti! non significava ripetere l'ordine (che gi sarebbe una cosa da non fare), ma mandare il cane in totale confusione.
La signora, dopo mezz'ora che mi sgolavo cercando di farle capire che il cane ha la possibilit di capire molte parole, ma non cos tante come ne usava lei, mi faceva regolarmente un bel sorriso disarmante e obiettava: Ma non  vero! Lui capisce tutto! Anche in casa, sa? Capisce tutto quello che diciamo!.
Ahhhh! - esclamavo allora io - Ho capito perch il cane non si siede... immagino che sia distratto dalla preoccupazione per la scadenza del mutuo sulla casa di cui avete parlato ieri sera in famiglia!
Sarcasmo sprecato.
Lei guardava il cane come se si chiedesse: Oddio, sar mica proprio per quello?.
L'antropomorfizzazione  una delle maggiori cause di incomprensione tra uomini e cani (nel senso che sono gli uomini a non capire i cani, e non viceversa), anche perch spesso si finisce per provare un vero e proprio rancore per il cane che, appunto, fa i dispetti o che magari ci ha ringhiato (e magari aveva anche le sue sacrosante ragioni). Il nostro concetto : gli diamo da mangiare ogni giorno, lo puliamo, lo portiamo fuori anche sotto la pioggia o la neve... e lui ci ricambia cos!?!.
Ecco, questo tipo di atteggiamento va eliminato al pi presto, perch va a creare conflitti inutili per cause inesistenti: il cane non fa dispetti, il cane non  un ingrato, il cane non mente e non tradisce.
Ma se ci convinciamo che ragioni come un uomo, allora lo riterremo capace di tutte le efferatezze che, ahim, in realt appartengono solo alla nostra specie, e il nostro rapporto si incriner, a volte irrimediabilmente. Ma non certo per colpa sua.

La teoria  pratica.
Qualche lettore sta per caso pensando che io non abbia detto nulla su come si affronta l'aggressivit da dominanza? Be', in realt ho spiegato tutto ci che si poteva spiegare. L'aggressivit da dominanza, infatti, si previene costruendo un rapporto corretto con il cane e si risolve ricostruendo un rapporto corretto con il cane. Non ci sono altre possibilit. O meglio, ci sono, ma sono caldamente sconsigliabili.
Per esempio, c' quella di imporsi sul cane con la violenza (ammesso e non concesso che il cane stia l a prenderle) e di farsi temere da lui, ma in questo caso, solitamente, si ottiene solo un cane che rimugina rabbia repressa, che gonfia evitando di esprimere la propria aggressivit solo perch ha paura di essere punito. Ma nessun essere vivente pu gonfiare in eterno senza scoppiare, prima o poi. E i cani che scoppiano solo quelli che poi finiscono in prima pagina, con l'immancabile commento del proprietario-vittima: Dev'essere impazzito! Non aveva mai fatto cos prima di oggi!.
A volte questi cani finiscono al macello (leggi: eutanasia... ma che buona morte pu esserci per un cane sano e normale, semplicemente vittima di vessazioni che non meritava e che alla fine ha sacrosantamente sbroccato?) o, nella migliore delle ipotesi, riempiti di psicofarmaci. E questo, infatti,  il metodo di gran moda per risolvere le aggressivit da dominanza. Metodo, purtroppo, che viene proprio insegnato ai veterinari comportamentalisti e che quindi loro considerano sacrosanto, tanto da rifiutarsi proprio di vederne, a volte, l'assurdit.
Parleremo di psicofarmaci in un capitolo dedicato, ma per adesso accontentatevi di sapere che la stragrande maggioranza dei casi di cani aggressivi gi sotto psicofarmaci che sono arrivati in mano a un buon rieducatore sono stati risolti levando di torno il farmaco e cominciando a lavorare sul rapporto.
L'aggressivit, infatti, nella stragrande maggioranza dei casi  solo un sintomo: la vera malattia  il rapporto sbagliato con gli umani... che non  quasi mai sbagliato per colpa del cane. E nel caso dell'aggressivit da dominanza, non lo  praticamente mai.


Capitolo 4.
Altre forme di aggressivit.

Per quando sia in assoluto la pi diffusa, l'aggressivit da dominanza (o sociale) non  certamente l'unica. Ne esistono molte altre, che adesso esamineremo una per una, vedendo che l'aggressivit pu anche essere:
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. Da difesa/autodifesa.
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. Territoriale.
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. Da irritazione.
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. Da iper-possessivit.
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. Predatoria.
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. Rediretta.
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. Idiopatica.

Aggressivit da difesa/autodifesa.
Come si manifesta.
Con risposte aggressive (ringhio, abbaio, morso) a:
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. Rimproveri, minacce, punizioni non comprensibili (es. naso nella pip), o alla paura di tutto ci.
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. Dolore.
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. Manipolazioni da parte del veterinario o del toelettatore.
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. Avvicinamento di estranei (umani o animali), soprattutto quando il cane  legato.
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. Minacce (vere o presunte) ai suoi umani o ad animali amici.
L' incidenza  molto alta, quasi identica per tutte le razze (e non-razze), ugualmente presente in entrambi i sessi. Pu essere legata a esperienze negative pregresse (ma non  cos scontato) e pu avere anche cause genetiche e/o legate all'imprinting materno: ricordiamo, infatti, che i primissimi insegnamenti che il cucciolo riceve nella sua vita arrivano proprio dalla madre. E che da cagne aggressive o paurose nasceranno molto spesso cuccioli aggressivi o paurosi non solo perch verranno loro trasmessi geni correlati a questi problemi, ma anche perch la cagna, con il proprio atteggiamento e con i propri segnali, insegner letteralmente ai figli ad aggredire o a fuggire anche di fronte a stimoli che il cane dovrebbe ritenere positivi (per esempio la presenza dell'uomo).
Genetica e ambiente vanno sempre a braccetto, ma le esperienze ambientali a volte sono anche pi forti della genetica stessa. Se a una cagna che ha paura dell'uomo si fa allattare/allevare un cucciolo non figlio suo, e geneticamente equilibratissimo, quel cucciolo manifester paura dell'uomo. Purtroppo l'ho potuto sperimentare personalmente quando una mia cagna si ammal gravemente a pochi giorni dal parto: allattai e svezzai io stessa tutti i cuccioli tranne uno, che era stato prenotato da una coppia che aveva gi un'altra cagna che a sua volta aveva appena partorito e che per fortuna era in ottima salute. Quando i clienti mi chiesero se potevano prendere il cucciolo (a dieci giorni di vita) e portarselo a casa, mettendolo a balia dalla loro cagna, accettai entusiasticamente, convinta che sarebbe cresciuto molto meglio di quelli che dovevo allattare artificialmente, non solo perch il latte di cagna  sempre meglio di qualsiasi surrogato artificiale, ma anche perch il cucciolo avrebbe ricevuto tutti gli insegnamenti del caso da una mamma a quattro zampe e non da un (ulteriore) surrogato a due, che per quanto parlasse un discreto canese non sarebbe mai stato all'altezza di un cane vero.
Purtroppo i ragazzi non mi avevano detto (e io, cretina, non mi ero informata; ma quando si deve allattare una cucciolata ogni due ore, vi assicuro che i processi mentali ne risentono un bel po') che la loro era una cagna presa in canile, diffidentissima e piuttosto aggressiva verso l'uomo (era incinta non perch i nuovi proprietari non l'avessero tenuta d'occhio, ma perch era arrivata in canile gi col pancione: loro l'avevano adottata pi o meno a met gravidanza).
Bene (anzi, male), non solo i suoi cuccioli risultarono subito diffidenti e ringhiosetti verso gli umani, ma lo stesso problema si manifest nel mio piccolo husky, mentre i suoi fratellini allevati da me avevano, semmai, il problema opposto (erano troppo uomo-dipendenti e appiccicaticci, e faticavano un po' a rapportarsi con gli altri cani). A parit di genetica, dunque, la differenza l'aveva fatta l'ambiente, in questo caso ci che la madre (adottiva, nel caso del mio cucciolo) aveva insegnato ai figli.
Con un po' di lavoro e di impegno il problema venne risolto (gli influssi ambientali, a differenza dei problemi genetici, si possono rivoltare abbastanza agevolmente); e venne risolto per tutta la cucciolata, dimostrando cos che la cagna probabilmente era diffidente e aggressiva a causa di esperienze negative pregresse, ma non perch fosse scritto nel suo DNA.
Importante: l'aggressivit autodifensiva  molto pi diffusa di quella difensiva, ovvero volta a proteggere i propri umani, ma anche altri cani (la mia meticcia Snowwhite, che amava svisceratamente tutti gli esseri umani, una volta arriv vicinissima a mordere un giardiniere dopo che gli vide dare un calcio al suo amico del cuore, uno zwergschnauzer).
Tutti i cani del mondo possono andare in autodifesa, l'impulso di difesa invece non  sempre presente (alcune razze e anche alcuni individui ne sono totalmente sprovvisti) ed  pi spesso legato a fattori ambientali che genetici.
Anche nei cani selezionati proprio per la difesa del padrone occorre solitamente un insegnamento mirato affinch questa scatti:  invece pi probabile che si verifichi spontaneamente nelle razze selezionate per la guardiania, ovvero per la difesa del gregge o del bestiame. Se provaste a prendere in braccio un bambino che abbia come compagno un pastore del Caucaso o un maremmano-abruzzese, capireste cosa intendo (ma vi sconsiglio vivamente di farlo).
L'unico impulso di difesa presente in tutti i cani del mondo (anche se in misura diversa tra una razza e l'altra e tra un individuo e l'altro)  quello della cagna che protegge i propri cuccioli. Questo  immancabile e va sempre rispettato per evitare stupidi incidenti (nei quali la cagna avrebbe comunque ragione da vendere).

Come prevenire e risolvere i casi di aggressivit da difesa/autodifesa.
La risposta sembrerebbe lapalissiana: per non far reagire aggressivamente il cane di fronte a stimoli negativi... basta non sottoporlo a stimoli negativi! Non spaventiamolo, non causiamogli dolore e lui non ci aggredir. Ovviamente questo  vero: ci sono pratiche molto diffuse (ahim), come quella di sbattere improvvisamente le mani o di pestare forte i piedi davanti a un cucciolo per testarne il carattere, che creano letteralmente (e stupidamente, nonch inutilmente) cani propensi all'aggressivit da autodifesa.
Attenzione, per, a non esasperare il concetto tenendo il cane (specie se cucciolo) sotto la famosa campana di vetro. La vita non  una campana di vetro, n per gli umani n per i cani: qualche piccolo inconveniente bisogna saperlo affrontare e superare, perch altrimenti si verificher quella sorta di paradosso per cui il cane impazzisce (secondo i giornali) e magari morde a sangue qualcuno solo perch gli  stata pestata inavvertitamente la coda.
Per questo, arrivati a questo punto, bisogna fare una piccola disquisizione sullo stress.

Che stress lo stress!
Oddio, il mio cane manda segnali calmanti! Ma allora  stressato, poverino!
Questa frase me la sento ripetere almeno una decina di volte alla settimana: tanto che ormai, quando la sento, mi stresso io.
E ogni volta rispondo: S, pu essere. E allora?
Perch una cosa bisogna mettersi bene in testa: che l'unica alternativa allo stress  la morte. Gli animali e l'uomo devono adattarsi continuamente ai fattori stressanti (tecnicamente chiamati stressor), perch la vita  fatta anche di stress. E gli organismi viventi sono programmati per saper dare allo stress le corrette risposte endocrine, comportamentali e metaboliche capaci di ristabilire l'omeostasi, ovvero l'armonia e l'equilibrio psicofisico.  un vero e proprio esercizio che il nostro corpo - cos come quello dei nostri cani - deve iniziare a fare fin dalla pi tenera et per arrivare a superare le situazioni difficili e a ritrovare il proprio appagamento: se non si fa esercizio, non si sapr reagire opportunamente agli stimoli e la prima cavolata negativa che ci si presenter di fronte sembrer una tragedia.
Quindi, un po' di stress  assolutamente indispensabile per saper stare al mondo senza dare i numeri. E questo vale per bambini, cuccioli, umani e cani adulti.
Senza star qui ad approfondire troppo la parte scientifica del discorso, ricordiamo che ci sono due tipi di stress: il cosiddetto eustress, ovvero stress buono, stress positivo, e il distress che  invece lo stress cattivo, quello che fa male alla salute psichica e anche fisica (si pu addirittura morire di questo tipo di stress).
Che cosa li differenzia? In pratica solo la capacit di risposta dell'organismo. Quando infatti il cane (nel nostro caso) riesce ad affrontare lo stressor, a trovare la soluzione al problema che esso rappresenta per lui e a superarlo, non solo ritrova l'omeostasi, ma aumenta anche la sua capacit di resistenza allo stesso stressor e anche a stressor simili. Ma anche aumenta la propria autostima, perch si rende conto di potercela fare.
Per questo si parla di eu stress: perch  davvero buono, perch aiuta il cane a migliorare i suoi rapporti col mondo e anche con se stesso (succede la stessa cosa anche nell'uomo).
Se invece alla fase di allarme causata dallo stressor (stimolo negativo), pur avendo messo in atto tutte le possibili reazioni chimiche e comportamentali che ha a disposizione, il cane non riesce a superare il problema, allora si scompensa: non ritrova la propria omeostasi. Arriva a quella che viene definita fase di esaurimento, nella quale in pratica il cane si arrende. In casi estremi si pu arrivare addirittura a quella che viene definita learned helplessness: disperazione (incapacit di reagire) appresa. In questi casi l'animale (uomo compreso), anche se gli viene presentata una possibile via di fuga dalla situazione stressante, rinuncia a utilizzarla e rimane passivo a subire lo stimolo negativo. Ci sono stati (purtroppo) esperimenti in merito che prevedevano l'uso della corrente elettrica: l'animale riceveva scosse finch non faceva la cosa giusta (per esempio abbassare una leva) per fermarle.
Nel caso in cui le scosse fossero continuate anche quando l'animale eseguiva la mossa corretta, si verificavano casi in cui la cavia si rassegnava a non avere alcuna possibilit di sfuggire a quella tortura, e non si muoveva pi neppure se lo sperimentatore apriva la gabbia, fornendogli una via di fuga. Questa  ovviamente una grave manifestazione depressiva che rappresenta l'estremo limite di ci che pu fare il distress. Al contrario, l'eustress fornisce all'organismo armi sempre pi potenti per affrontare le difficolt della vita.
Concludendo: se il distress va evitato, l'eustress va addirittura ricercato, perch tenere un cane (o un bambino) sotto la campana di vetro, evitandogli ogni stimolo negativo, significa fare di lui un individuo che si trover disarmato di fronte a qualsiasi difficolt e che non sar in grado di affrontarla, o che reagir in modo del tutto spropositato.
Il cane che morde a fronte di un leggero dolore (e a volte anche di una semplice carezza) , molto spesso, un cane che ha vissuto troppo nella bambagia, a cui non  mai stato proposto alcuno stimolo:  il caso di molti cani da borsetta, o di cani che vivono costantemente in braccio alla proprietaria (quasi sempre donna) e che reagiscono andando nel panico - oppure aggredendo - di fronte a qualsiasi nuovo stimolo, percependo pericoli anche dove non ci sono e andando quindi in autodifesa anche quando non sarebbe assolutamente il caso.
Insomma: non basta non causare dolore al cane per renderlo sereno e sicuro di s. La totale (e quindi innaturale) assenza di dolore, di paura e di qualsiasi altro stimolo stressante pu causare aggressivit autodifensiva perfino pi dei maltrattamenti.
Per prevenire l'aggressivit autodifensiva, dunque, la cosa migliore da fare  sottoporre il cucciolo a leggeri stress (da frustrazione, da allarme e cos via) dandogli sempre modo di trovare la soluzione, evitando invece che si trovi di fronte a stressor insostenibili e non risolvibili.
Un esempio pratico facile da comprendere: lo stress da frustrazione pu essere indotto, per esempio, tenendo la ciotola del cane alta sopra la sua testa e non mettendola gi finch il cane non fa una certa cosa (abbaiare, sedersi, mettersi a terra...). Quando il cane fa la cosa giusta, la ciotola arriva. Il cane ha subito un eustress, perch ha messo in moto tutte le sue reazioni e ha trovato, alla fine, quella capace di superare il problema. Ora sa quello che deve fare, quindi ha imparato qualcosa; ha acquisito sicurezza e fiducia in se stesso (se mi impegno, riesco a fare la cosa giusta); ha ampliato la sua capacit di sopportare lo stress.
Se la ciotola, anzich essere messa a terra, venisse riportata via nonostante tutti i tentativi che il cane ha fatto per ottenerla, la frustrazione arriverebbe al punto di esaurimento: distress, negativo. Il cane non ha imparato nulla; perderebbe fiducia nelle proprie capacit; abbasserebbe la sua capacit di sopportazione, tant' che se si continuasse a sottoporlo a un simile tormento andrebbe rapidamente in depressione (buttandosi a terra e rinunciando a qualsiasi tentativo), oppure reagirebbe in modo aggressivo.

Aggressivit verso chi?
In ordine di frequenza:
Verso i familiari
Dominanza - Autodifesa - Possessivit - Irritazione
Verso gli estranei
Territoriale - Autodifesa - Irritazione - Predazione - Dominanza
Verso gli altri animali (conspecifici)
Territoriale - Autodifesa - Possessivit - Dominanza
Verso gli altri animali (non conspecifici)
Territoriale - Predatoria

Aggressivit territoriale.
Come si manifesta.
Con risposte aggressive all'invasione del proprio territorio da parte di persone o animali estranei. L'incidenza  alta. L'aggressivit territoriale si manifesta in et adulta, maggiormente nei maschi (ma  presente anche nelle femmine sotto forma di aggressivit materna, anche quando i cuccioli non ci sono).  pi spiccata, ovviamente, nei cani selezionati per la guardia, nei quali per non dovrebbe rappresentare un problema, ma una dote ricercata e voluta. Prendere un cane con forte attitudine alla guardia e poi lamentarsi perch aggredisce gli intrusi  una contraddizione cinofila purtroppo fin troppo diffusa.
Come prevenire e risolvere i casi di aggressivit territoriale
Tanto per cominciare, la si previene evitando di scegliere razze selezionate proprio per averla.
Ergo: prima di acquistare un cane perch ci  piaciuta la foto, vediamo sempre di capire quali sono le sue attitudini.
Poi si previene con una intensa socializzazione del cucciolo, che pu prevedere anche il continuo avvento di estranei nel suo territorio. Se questi verranno accolti sempre con manifestazioni amichevoli dalle figure-guida del cane, il cane riterr che non sia il caso di fare la guardia ad alcunch e quindi la sua aggressivit territoriale verr inibita (poi per non lamentatevi se lascia entrare anche i ladri).
Per risolverla quando  gi presente, se arriva al limite del patologico, la cosa migliore da fare - nel caso dei maschi -  impedire loro di marcare ossessivamente con l'urina il contorni del proprio territorio.

Aggressivit da irritazione.
Come si manifesta.
Con risposte aggressive ad abbracci, carezze, manipolazioni (comprese quelle di veterinari/toelettatori), disturbo mentre il cane mangia o dorme, rumori fastidiosi (pi rara).
L'incidenza  medio-alta ed  presente in tutte le razze, i sessi e le et (anche nel cucciolo).
Come prevenire e risolvere i casi di aggressivit da irritazione
Tanto per cominciare, bisogna tener presente che  assolutamente normale che un cane, se viene irritato... si irriti! Quindi questo tipo di aggressivit si previene innanzitutto evitando di rompere le scatole al cane quando non  il caso: i vecchi consigli del nonno (non toccare il cane che mangia, non svegliare il cane che dorme) erano decisamente molto saggi e andrebbero sempre seguiti, e soprattutto impartiti ai bambini.
Di solito l'aggressivit da irritazione  indotta proprio da comportamenti umani sbagliati che hanno portato il cane all'esasperazione e quindi (di fondo) all'autodifesa: per esempio l'uso sbagliato (e doloroso) della spazzola o del pettine, o la pessima abitudine di andare a ravanare nella ciotola del cane quando sta mangiando, con l'illusione di abituarlo. S, lo abituiamo a mordere!
In alcuni casi l'apparente aggressivit da irritazione  semplicemente legata a reazioni del cane a un dolore indotto inconsapevolmente:  recente, purtroppo, il caso di un labrador che ha morso gravemente una bambina che era andata ad accarezzarlo... peccato che il cane avesse un'otite molto grave e che la bambina gli avesse toccato proprio l'orecchio dolorante. Il cane  stato soppresso, poveraccio, senza alcuna colpa: chi resterebbe tranquillo e immobile se qualcuno gli toccasse un punto che gli fa un male dannato? Certo, forse la reazione di un umano sarebbe quella di spingere via l'intruso con le mani, ma il cane le mani non le ha. L'unica sua arma di difesa sono i denti, quindi utilizza quelli.
Quando il problema  ormai consolidato il rischio  che il cane aggredisca anche se viene solo sfiorato, il che, ovviamente, comporta l'impossibilit di portarlo in qualsiasi posto, oltre a rappresentare un rischio per la stessa famiglia. Quindi bisogna procedere a una graduale desensibilizzazione, non semplice perch c' sempre il rischio di venire aggrediti. Sono casi che dovrebbero essere sempre seguiti da un professionista, anche perch  abbastanza frequente che all'aggressivit da irritazione finisca per sommarsi un'aggressivit da dominanza.
Se infatti il cane capisce che ringhiando/mordendo ottiene di essere lasciato in pace, non  escluso (anzi!) che cominci a utilizzare questo metodo per ottenere tutto ci che gli aggrada, anche indipendentemente dal fatto che qualcuno lo tocchi o gli provochi fastidio.
In questi casi tutte le mie esperienze passate dicono che  molto difficile riuscire a superare il problema mantenendo il cane nel suo ambiente abituale, e che il primo - e fondamentale - passo  quello di tagliare il cordone ombelicale che lo lega alla sua famiglia (famiglia ormai esasperata e a volte addirittura terrorizzata da lui).
Cambiando completamente casa e figure di riferimento (ovvero affidando il cane a una struttura professionale specializzata nei recuperi comportamentali) quasi sempre  abbastanza agevole azzerare il problema e cominciare a lavorare sulla desensibilizzazione. Solo quando il cane avr imparato a tollerare i contatti che prima lo facevano scattare si potr ricominciare a farlo interagire con i proprietari, che nel frattempo dovranno anche essere stati istruiti su come comportarsi.
Tengo a sottolineare che l'aggressivit da irritazione di solito non scaturisce da comportamenti crudeli o violenti, anzi! In moltissimi casi, i cani che la manifestano sono cani ipercoccolati, sbaciucchiati, abbracciati.
I proprietari (spesso donne, ma non solo donne) pensano in questo modo di manifestare affetto al loro amico, che invece si sente costantemente aggredito da quelli che per lui sono gesti di dominanza, anche piuttosto invasivi.
Per capirci:  un po' come se un operaio, che ha accettato serenamente il suo ruolo e che lavora tranquillo al suo posto, venisse approcciato dieci o venti volte al giorno dal suo caporeparto che gli dice cose come: Guarda che qui comando io, eh!, Tu sei un semplice operaio e io sono il capo!, Ehi, lo sai che tu non conti un accidenti e io s?.
Dopo un po' di tempo, nessuno si stupirebbe se il povero operaio si sentisse irritato e magari, un giorno o l'altro, mandasse il suo capo a quel paese o gli mollasse uno sganassone nei denti.
Invece gli umani si stupiscono moltissimo quando il cane fa la stessa cosa, perch loro non si sono resi conto di aver interpretato la parte del caporeparto: pensano di aver dato soltanto amore al loro cane. Peccato che il cane non sia un primate come noi e che il suo linguaggio corporeo sia molto diverso dal nostro.
Per una scimmia un abbraccio  un abbraccio, come per l'uomo. Per un cane  una sopraffazione.
Ecco perch diventa difficile lavorare fin dall'inizio con le stesse persone che hanno (inconsapevolmente) vessato il cane per tanto tempo: meglio staccare, fargli recuperare la serenit e solo dopo reinserirlo in famiglia (dove ovviamente non dovr pi essere tormentato nello stesso modo, altrimenti si torner al punto di partenza).
L'unica eccezione riguarda l'aggressivit da irritazione legata ai rumori molesti per il cane, che in realt  pi che altro un'aggressivit rediretta (vedi pi avanti). In questo caso i proprietari non sono la causa del problema e quindi si potr lavorare alla desensibilizzazione anche in famiglia.

Aggressivit da iper-possessivit.
Come si manifesta.
Con risposte aggressive (ringhio, morso) a persone o animali che tentano di impossessarsi di qualcosa che il cane ritiene suo (in particolare il cibo, ma anche giochi o altri oggetti).
L'incidenza  medio-alta ed  presente in tutte le razze, i sessi e le et (anche nel cucciolo).

Come prevenire e risolvere i casi di iper-possessivit.
Il discorso  abbastanza complesso perch, in moltissimi casi, l'unico motivo per cui il cane si comporta in questo modo  l'et di adozione troppo precoce, oppure il fatto che il cucciolo sia stato isolato troppo presto dalla sua famiglia - canina - di origine, anche se poi magari  stato venduto a due-tre mesi.
Che il cane dimostri possessivit nei confronti del cibo, l'abbiamo gi detto,  assolutamente normale e va anche rispettato.
Che si dimostri altrettanto aggressivo nel proteggere una pallina o uno spazio che ritiene suo (per esempio il letto o il divano)  meno normale e si verifica, appunto, quasi esclusivamente quando il cucciolo non ha avuto modo di imparare le dinamiche di branco.
Un cucciolo allevato correttamente impara dal padre a rispettare le propriet altrui, ma impara anche dai fratelli a condividere alcune risorse: sicuramente avrete visto tutti due cani che giocano con lo stesso bastone, reggendone un'estremit per uno, o un'intera cucciolata attaccarsi allo stesso straccio e fare un pacifico tira-molla di gruppo, giocoso e senza tracce di aggressivit.
Se il cane non attraversa questi momenti di educazione familiare (problema tipico dei cuccioli dell'Est, smerciati da negozi e da sedicenti allevamenti multirazza, che in realt sono semplici importatori)  altamente probabile che sviluppi un attaccamento eccessivo alle sue (o presunte tali) cose.
Se poi seguono errori umani classici, come quello di picchiare il cane perch ha rifiutato di mollare un oggetto, ecco che alla possessivit si somma l'autodifesa e il cane, una volta messi i denti (o tutto il corpo) su qualcosa che gli interessa, pu diventare una vera belva.
La miglior prevenzione, dunque, consiste intanto nell'evitare di prendersi in casa un cane che non ha vissuto un'infanzia normale: purtroppo non  sempre facile saperlo, specie quando si adotta in canile, ma qualche piccolo test ci far capire facilmente se e quanto  disponibile a condividere le risorse.
Poi bisogna, ovviamente, evitare errori come quello citato: non ha senso entrare in conflitto con il cane, quando ha ragione lui!
Mettiamoci nei suoi panni: dal punto di vista del cane, difendere la scarpa firmata che ha conquistato e che si sta rosicchiando in piena beatitudine  assolutamente lecito. Non  che lui possa sapere che quelle scarpe le abbiamo pagate trecento euro e che ritrovarcene una masticata o sbavata non ci rende esattamente felici!
Piuttosto che metterci a litigare,  sempre meglio proporgli uno scambio equo: tu molli la scarpa e io ti do in cambio un bocconcino prelibato. Niente risse, nessun motivo di mettersi sulla difensiva, risultato raggiunto.
Questo non significa che abbia vinto il cane, che il capo abbia ceduto: il capo si  semplicemente comportato con intelligenza e buon senso.
Ci dobbiamo levare dalla testa l'idea del capobranco che mette sempre tutto sul piano del vediamo chi ha pi attributi: un vero capobranco (quante volte l'ho gi detto? Be', aggiungiamone un'altra!)  quello che dimostra di avere pi cervello.
Anche con il cane adulto che gi mostri una forte aggressivit possessiva  opportuno, quindi, evitare le maniere forti e preferire l'insegnamento del lascia, che si ottiene sempre attraverso lo scambio, in modo che il cane capisca che nessuno intende rubargli ci che  suo, ma che cedere qualcosa significa ottenere qualcosa di meglio. Inoltre bisogner lavorare sulla RSG e su una corretta gestione delle risorse.
Se il caso  molto serio e il cane minaccia seriamente di mordere quando ha qualcosa di suo  meglio affidarsi a un professionista per la soluzione del caso.

Aggressivit predatoria.
Come si manifesta.
Con l'inseguimento, talora seguito dall'attacco, di:
.
. Bambini e ragazzini, gatti e altri piccoli animali.
.
. Persone, anche adulte, che corrono, ciclisti ecc.
.
. Neonati, cuccioli e qualsiasi essere di piccola taglia
. che appaia indifeso e inerme.
L'incidenza  piuttosto bassa, perch si manifesta quasi esclusivamente in cani che non sono stati correttamente socializzati. Diventa pi elevata quando i cani sono in coppia o in gruppo (effetto branco: la pulsione alla caccia prende il sopravvento sull'educazione).
 presente in tutte le razze e non-razze, i sessi e le et. Spesso l'aggressivit predatoria inizia come gioco, ma poi degenera a causa del comportamento della vittima.

Come prevenire e risolvere i casi di aggressivit predatoria.
Al fine di scoraggiare l'attivit predatoria  importantissimo, innanzitutto, socializzare il cucciolo con bambini, piccoli animali, ciclisti, postini e cos via.
Il cane non ha pi bisogno di cacciare per vivere, ma l'impulso predatorio fa parte della sua memoria di specie; per questo impulso ha anche bisogno di essere attivato dal comportamento della vittima.
 noto a tutti che i gatti capaci di rimanere immobili di fronte a un cane sono quelli che hanno maggiori probabilit di cavarsela, mentre quelli che scappano sono quelli che rischiano maggiormente la pelle: questo perch il cane prova l'impulso di inseguire, afferrare, mordere solo le prede in movimento.
Per questo motivo, oltre ad abituare il cane a non scattare all'inseguimento di chiunque si muova rapidamente, bisogna anche educare i bambini a non scappare mai davanti a un cane. Per risolvere un'aggressivit predatoria gi altamente fissata bisogna ricorrere alla desensibilizzazione e al controcondizionamento.

 possibile prevedere la pericolosit dei cani?
Gli studi effettuati sull'aggressivit canina (quasi tutti piuttosto datati) hanno condotto a deduzioni interessanti che per possono dare adito a equivoci. Ci rifacciamo qui a uno specchietto (tratto da www.etodog.com, sito al quale si rimanda anche per l'approfondimento e le fonti) cui aggiungiamo alcune considerazioni personali.
1. I maschi non sterilizzati sono responsabili per il 70-90 per cento delle aggressioni.
Considerazioni: questo  il classico caso in cui la statistica pu portare a conclusioni affrettate o superficiali.  sicuramente vero che i maschi interi sono responsabili della maggior parte delle aggressioni, ma  anche vero che il 70-90 per cento dei cani maschi (dipende dalla nazionalit: in Italia la castrazione dei maschi  ben poco praticata, mentre  diffusissima in America) sono interi. Quindi il dato statistico va letto tenendo presente questo fattore. Molti veterinari comportamentalisti, leggendo questa casistica, deducono che la causa dell'aggressivit non stia nella parola maschio, ma nelle parole non sterilizzato: quindi consigliano la castrazione come rimedio sovrano contro l'aggressivit. La realt dei fatti dice che questo rimedio  efficace in un numero veramente molto basso di casi: la castrazione precoce pu prevenire alcune forme di aggressivit (come quella sociale, soprattutto nei confronti degli altri cani), mentre non ha assolutamente alcun effetto su altre (neppure sull'aggressivit sociale nei confronti dei proprietari). La castrazione tardiva, a comportamento ormai fissato da tempo,  quasi sempre ininfluente su qualsiasi tipo di aggressivit.
2. Dai negozi per animali e dai cosiddetti canifici (allevamenti in serie, esclusivamente commerciali) escono cani con un'altissima incidenza di aggressivit da dominanza e fobie di vario tipo.
Considerazioni: una corretta impregnazione e socializzazione (vedi nel capitolo 2) sono fondamentali strumenti di prevenzione dell'aggressivit. I cani sfruttati a scopo commerciali e, prodotti nei canifici (soprattutto quelli dei Paesi dell'Est, per quanto riguarda l'Europa) vengono strappati precocemente alla famiglia di origine per essere esportati e venduti in et ancora appetibile per il cliente: questo comporta una deprivazione, ovvero la mancanza di tutti gli insegnamenti che madre, padre e fratelli avrebbero impartito al cucciolo insegnandogli, tra le altre cose, a regolare la forza del morso, a rispettare le propriet altrui e cos via. Acquistare cuccioli troppo piccoli non serve affatto a farli affezionare di pi, come spesso si crede, ma a creare futuri adulti aggressivi e incapaci di accettare le regole.
3. La mancanza di una adeguata socializzazione antecedente all'et di 14 settimane  la causa di patologie comportamentali associate a comportamenti di paura e/o aggressivit.
4. I proprietari troppo permissivi con i propri cani sono causa di problemi di aggressivit da dominanza.
5. Non esiste alcuno studio quantitativo sull'ereditabilit dell'aggressivit da dominanza, tuttavia ci sono delle evidenze a supporto di questa ipotesi. L'aggressivit tra cani sembra essere anch'essa ereditaria.
6. I motivi non sono ancora stati scoperti, ma esiste una correlazione tra l'et della prima vaccinazione e i successivi problemi di aggressivit: tra i cuccioli vaccinati prima dell'ottava settimana si rileva una incidenza pi bassa di determinati tipi di aggressivit rispetto a quelli vaccinati dopo la nona settimana.
7. La molteplicit di questi e altri fattori rende difficile e spesso senza senso cercare di predire i comportamenti aggressivi basandosi su una sola caratteristica, quale la razza.

Aggressivit rediretta.
Come si manifesta.
Si parla di aggressivit rediretta quando il vero bersaglio del cane non  quello che viene effettivamente colpito. Infatti essa si verifica quando un cane vorrebbe mordere un altro soggetto, ma non potendo raggiungerlo raggiunge un tale grado di frustrazione per cui finisce per mordere (a mo' di valvola di sfogo) l'individuo a lui pi vicino.
Talvolta si verifica non per una vera e propria pulsione aggressiva, ma per pura e semplice sovraeccitazione, anche gioiosa: la si pu osservare, per esempio, nei cani da agility quando attendono il loro turno e vedono gli altri effettuare il percorso. L'incidenza  piuttosto alta e riguarda cani di qualsiasi razza/non razza, senza limiti di et o di sesso.

Come prevenire e risolvere i casi di aggressivit rediretta.
In realt non c' alcun modo di risolvere l'aggressivit rediretta, perch  inconsapevole: il cane arriva a un punto tale di eccitazione da esplodere addentando la prima cosa che gli capita a tiro.
Lo si vede chiaramente nei cani con alta aggressivit territoriale, che impazziscono quando qualcuno passa lungo i confini della loro propriet ma non possono raggiungerlo perch glielo impediscono reti, recinzioni ecc. Quando i cani da guardia sono due,  frequentissimo che a un certo punto si mordano tra loro.
Purtroppo capita anche che il bersaglio della rediretta sia un umano che si trovava nelle vicinanze: quindi  molto importante non lasciare mai i bambini da soli in giardino con uno o pi cani da guardia.
Altri bersagli frequenti di aggressivit rediretta sono i conduttori di cani sportivi, per esempio quando trattengono il cane prima di permettergli di attaccare il figurante.
L'unica vera prevenzione dell'aggressivit rediretta sta nell'insegnare al cane l'autocontrollo, cosicch la sua eccitazione sia mantenuta a livelli accettabili e non arrivi mai al punto di dover trovare per forza una valvola di sfogo.
L'autocontrollo  un'altra delle cose che un cane allevato correttamente impara dalla mamma: se questo non  avvenuto, o  avvenuto in modo insufficiente, si possono utilizzare semplici esercizi come quello di attendere davanti alla ciotola, di non scaraventarsi su/gi dalla macchina, di restare seduto in attesa prima di rincorrere una pallina e cos via.
Chi non  in grado di insegnare al cane questi esercizi pu rivolgersi a un bravo educatore/addestratore.

Aggressivit idiopatica.
Con questo termine si definisce ogni forma di aggressivit della quale non si capiscono le cause.
Come si manifesta.
In realt l'aggressivit idiopatica propriamente detta  legata a un comportamento ben preciso: il cane attacca senza alcun preavviso e senza la minima motivazione apparente (a volte anche durante il gioco), irrigidendosi di colpo e manifestando fissit dello sguardo (spesso con pupille dilatate).
L'attacco, violento e incontrollabile, finisce improvvisamente cos come  cominciato e il cane sembra non rendersi assolutamente conto di ci che ha fatto.
Si pu prevenire e risolvere i casi di aggressivit idiopatica?
Fino a oggi non sono note le cause di questo tipo di aggressivit che si presume possa essere legata a una disfunzione dei neurotrasmettitori. La prognosi, purtroppo,  infausta.
Attenzione, per, perch mi sono capitati diversi casi in cui i veterinari avevano diagnosticato aggressivit idiopatica, quando in realt si trattava di aggressivit sociale o da irritazione: in questi casi idiopatica stava a significare non ci ho capito niente, il che non  un buon motivo per suggerire l'eutanasia di un cane. Per questo consiglio sempre di sentire pi pareri quando si riceve una diagnosi di questo tipo.


Capitolo 5.
L'aggressivit intraspecifica.

Uno dei pi diffusi problemi caratteriali dei cani  quello dell'aggressivit verso i loro simili. E questo, in realt, nove volte su dieci fa parte dei problemi visti come tali dai proprietari, quindi in teoria non ne dovrei neppure parlare in questo libro, per  appunto cos diffuso, ed  vissuto cos male dai proprietari che almeno qualcosa in merito devo dire per forza. Sintetizzo nei punti seguenti.

Che cani adulti dello stesso sesso si azzuffino  assolutamente normale.
Ed  ancora pi normale se sono maschi (ci si dovrebbe pensare, quando si sceglie il sesso del cucciolo. Le femmine andranno pure in calore, ma i maschi litigano il triplo di loro).
Esistono razze (poche, tutto sommato) selezionate per lavorare in gruppo o in muta e quindi avere bassa (ma non inesistente!) aggressivit intraspecifica; ne esistono altre, come quelle da compagnia, selezionate per essere amichevoli in generale (ma non amorfe). Ma sono, appunto, casi piuttosto rari.
La stragrande maggioranza dei maschi adulti, di fronte a un altro maschio adulto, entra in competizione. E purtroppo non sempre ritualizza, come farebbero due lupi: perch i cani non sono pi lupi, cos come noi non siamo pi scimmie.
Neppure noi facciamo l'amore dal mattino alla sera come i bonobo: noi litighiamo, ci azzuffiamo, ci ammazziamo. E l'evoluzione del cane dal lupo ha seguito lo stesso iter, grazie anche (o soprattutto) alla convivenza con bestiacce immonde come gli umani: cos anche loro, proprio come noi, litigano e si azzuffano talora in modo pi serio dei loro progenitori, e spesso con conseguenze pi drammatiche perch i lupi, bene o male, son tutti della stessa dimensione, o quasi. I cani no.
Ma perch i cani litigano?
Per molti motivi diversi.
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. Lo fanno perch a volte non hanno (o credono di non avere) altra scelta (vedi pi avanti Il guinzaglio  spesso uno scatenatore di risse).
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. Lo fanno perch nella nostra societ il cane, animale da branco, si trova perennemente di fronte a estranei che non fanno affatto parte del loro branco e che quindi loro tendono a scacciare (proprio come i lupi) da quello che, a torto o a ragione, considerano il loro territorio.
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. Lo fanno perch sono animali gerarchici (con buona pace di chi lo vorrebbe negare), ma in certe famiglie umane si convincono tutti di essere strafighi e di poter comandare a bacchetta chicchessia: cos, quando incontrano un loro simile che magari  grosso il triplo di loro, assumono atteggiamenti dominanti che l'altro non prende proprio benissimo.
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. Lo fanno perch gli umani li premiano e li gratificano quando si mostrano aggressivi (tipico caso del proprietario che accarezza il cane dicendogli stai buono, stai buono mentre lui sta ringhiando e abbaiando, rinforzando cos il suo comportamento anzich calmarlo come si illude di fare).
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. Lo fanno per mille altri possibili motivi (parecchi dei quali vedono responsabilit a due zampe: ma non tutti); sta di fatto che lo fanno, punto.
Se volete il classico cane da parchetto che resti tale anche dopo i nove-dieci mesi (ovvero dopo la maturit sessuale), scegliete una razza selezionata per essere amichevole o scegliete una femmina (e sperate in Dio, perch ci sono anche femmine che non disdegnano le risse), o fate entrambe le cose (e gi avete qualche probabilit in pi, ma non la certezza).
In caso contrario dovrete mettere in conto che prima o poi il vostro cane possa litigare, magari solo perch  stato l'altro a provocarlo. Ma succede, pu succedere, proprio perch  normale che succeda.

Il guinzaglio  spesso uno scatenatore di risse.
Di fronte a un possibile conflitto con un suo simile, il cane ha tre scelte rappresentate dalle famose tre effe: fly, freeze or fight. Ovvero: scappare, immobilizzarsi o combattere.
Il cane non  una specie che freeza volentieri, perch questa  una scelta che solitamente compete alle prede e non ai predatori (e il motivo mi sembra ovvio: immobilizzarsi significa cercare di non farsi vedere dal nemico, il che ha senso per la preda - vedi conigli e capre, che infatti lo fanno - ma non ne ha per il predatore, che se si fermasse non acchiapperebbe pi nessuno e morirebbe di fame).
Il cane, in quanto predatore (non pi al 100 per cento come il lupo, perch  diventato pi opportunista, ma abbastanza da ricordarsi come si fa)  una specie che sceglie prevalentemente il movimento: o di fuga, o di attacco.
Il guinzaglio, tagliando di fatto fuori l'opzione fuga, quasi obbliga il cane a scegliere di combattere, e pi il guinzaglio  corto e teso, pi si alza l'aggressivit.
Ergo, se il nostro cane tende a rissare bisognerebbe evitare il pi possibile gli incontri al guinzaglio. Siccome questo non  possibile per chi vive in citt, bisogna imparare a controllare il proprio amico insegnandogli i comandi di base (seduto, terra, resta) e ottenendo che li metta in pratica anche in presenza di qualsiasi distrazione.
S, c' da lavorarci sopra, la cosa non cade dal cielo. Ma educare il proprio cane  una responsabilit precisa: se non vogliamo lavorare per lui e con lui, ci sono sempre i peluche.

Socializzare i cuccioli e i cuccioloni non basta.
La visione buonista-disneyana del cane che, una volta socializzato per benino, rimane a vita un amichevole giocherellone (e ancor peggio la teoria che vorrebbe tutti i cani perenni giocherelloni)  assolutamente folle.
Un cane cos non  neanche pi un vero cane, anzi, personalmente sono dell'idea che le razze in cui  stata selezionata un'esasperata neotenia (e cio il mantenimento per tutta la vita delle caratteristiche psicofisiche tipiche del cucciolo) siano state un pochino maltrattate geneticamente, n pi e n meno di quelle in cui si  cercato l'esatto opposto (come i cani da combattimento).
Sta di fatto che un cane normale, nella societ umana moderna, avr tali e tante occasioni di litigare che non si pu davvero pretendere che le ignori tutte, a meno che non vogliamo ridurlo a un pacioso tontolone che per perderebbe qualsiasi utilit pratica e quindi risulterebbe, di fatto, de-caninizzato.
Comunque: a meno che i cani non vengano appunto de-caninizzati - per selezione o per influsso ambientale - la socializzazione serve solo a far s che essi imparino a comunicare correttamente con i loro simili.
Dopodich sta a noi capire quando questa comunicazione smette di essere a base di Giochiamo a rincorrerci?, No, di, giochiamo alla lotta! e comincia a virare verso cose come: D un po', coso... lo sai che stai nel mio territorio?, Ti leveresti di torno in fretta, please?, Ma non ci penso nemmeno, questo  il mio territorio! Cosa ti fa pensare che sia il tuo?
Dialogo purtroppo frequente - e anche giustificato, a pensarci bene - in parchetti e aree cani nei quali nessuno ha mai potuto spiegare ai cani che si tratta di luoghi a libero accesso: perch nella mente del cane il libero accesso non esiste proprio.
Lui, il territorio in cui vive - ma anche quello in cui passa molto del suo tempo libero - lo difende a spada tratta, perch lo ritiene suo.
Quando la conversazione tra cani comincia a prendere questa piega (e la prende spesso, tra soggetti adulti e sessualmente maturi, ancor pi se ci sono in giro delle femmine che magari entrambi conoscono e sulle quali - antropomorfizzando un po' - hanno fatto entrambi un pensierino) non  che i due non sappiano pi comunicare.
In realt comunicano benissimo e si spiegano perfettamente.
Forse noi non parliamo pi in italiano comprensibile, quando mandiamo qualcuno a quel paese?
Certo che no! Lo parliamo in maniera pi che chiara: e qualora scoppi una rissa non  perch non ci siamo spiegati/capiti bene, ma perch quella rissa l'abbiamo cercata e voluta.
Ora, domanda: voi vorreste davvero un marito, una moglie, un figlio incapace di mandare qualcuno a quel paese anche quando  stato provocato, irritato, schernito, minacciato?
Vi piacerebbe avere un'ameba umana che di fronte a un insulto risponde sempre e solo: Di, andiamo a giocare insieme!? Io credo che non lo vorrebbe neppure il pi pacifista del mondo: perch uno cos non  buono, ... altro.
E allora: volete davvero un cane cos?
No, perch... guardate che l'aggressivit non parte mica sempre da lui!
Molto spesso i cani reagiscono aggressivamente perch sono stati provocati, e non necessariamente da un avversario che urla e strepita: a volte bastano i segnali odorosi (che noi non percepiamo e quindi non possiamo capire) per lanciare una sfida.
E se il vostro cane la accetta e non si tira indietro non potete definirlo cattivo o aggressivo: non  stato lui a cominciare. Semplicemente, non sta l a farsi prendere per i fondelli, come probabilmente non ci stareste voi.

I proprietari di cani piccoli non possono pretendere che tutti gli altri si rimpiccioliscano
Vi piacciono chihuahua, cavalier, papillon, yorkshire? Ottimo. Per dovrete essere voi - ben consapevoli di avere un microcane - a evitargli le situazioni a rischio: non potete pretendere che tutti gli altri cani si comprimano, n che tutti i loro umani li tengano a doppio guinzaglio, con museruola stile Hannibal Lecter e magari anche con le zampe legate.
Tutti dobbiamo assolutamente pretendere il rispetto delle regole (e magari anche un po' di sana educazione, che non ha mai ammazzato nessuno), ma in un parco, o in un'area cani, o in qualsiasi altro posto in cui i cani possano stare sciolti,  sacrosanto che stiano sciolti tutti, di qualsiasi dimensione essi siano.
Quindi, magari,  meglio darsi proprio appuntamento con altri umani microcane-muniti, in modo da poterli liberare assieme senza rischi, e avvisare i proprietari di cagnoni che dall'ora X all'ora Y in quel posto l ci siete voi, pregandoli di portare i loro amici una mezz'oretta dopo. Ci si pu benissimo organizzare senza diventare arroganti: basta un po' di buon senso.

I proprietari di cani grossi non possono considerare
i cani piccoli come se fossero di serie B.
A voi farebbe piacere che, mentre il vostro mastino napoletano si fa la sua pisciatina ai giardinetti, qualcuno liberasse un Tirannosaurus rex nella stessa area? Le dimensioni sono sempre una cosa relativa e chi di cane grosso colpisce, di cane-pi-grosso-ancora rischia di perire.
Senza il rispetto reciproco non si va da nessuna parte e se siete cinofili, non potete letteralmente ignorare che una rissetta da due centesimi tra un megacane e un minicane pu avere conseguenze drammatiche, a volte addirittura letali per il pi piccolo.
Quindi: guinzaglio sempre nei luoghi che lo richiedono; museruola se gi sapete che il vostro cane  un attaccabrighe coatto; controllo sempre (richiamo impeccabile, certezza assoluta di ottenere risposta immediata a comandi come fermo, seduto, lascia - se non siete capaci, esistono educatori e addestratori); massima attenzione agli altri cani presenti nei luoghi in cui pensate di sguinzagliare il vostro.

Prevenire  sempre meglio che curare.
Lapalissiano, vero? Eppure sembra che molta gente non l'abbia ancora capito. C' chi ha il cane rissoso e se ne infischia (a volte andandone pure fiero), c' chi fa esperimenti e tenta soluzioni per vedere l'effetto che fa, mettendo costantemente il suo cane (e quelli altrui) in situazioni a rischio.
Eppure, a volte, basterebbe semplicemente cambiare strada. O fermarsi un attimo prima. O evitare di andare all'area cani proprio all'ora precisa in cui si sa gi che arriver il nemico giurato del nostro cane.
Il cane rissoso pu (anzi, deve) essere controllato; si pu ottenere che accetti di incrociare altri cani a distanze inferiori al chilometro prima di cominciare a tirare, impennarsi, strozzarsi, ringhiare, sbatterci per terra (i cani tutor, per esempio, servono esattamente a questo)... ma non potremo mai obbligare un cane a trovare simpatici i suoi simili!
E siccome  normale che alcuni cani non si stiano reciprocamente simpatici (vedi prima il paragrafo Che cani adulti dello stesso sesso si azzuffino  assolutamente normale), allora non c' motivo per forzare inutilmente la mano verso un risultato che non potremo ottenere. Dunque, evitare le occasioni di rissa  sempre e comunque cosa saggia, il che non significa, ovviamente, che il vostro cane non dovr mai pi incontrarne un altro.
Di solito i maschi (anche quelli rissosi) accettano la compagnia delle femmine (e viceversa), quindi fate interagire soggetti di sesso diverso, e con ogni probabilit tutto filer liscio.
Se il vostro maschio odia anche le femmine (o viceversa), allora c' stato probabilmente qualche serio problema all'origine (cane preso troppo piccolo, non socializzato e cos via).
Purtroppo il caso  abbastanza frequente in questi tempi di smania di spender poco, che porta dritti nella trappola dei cuccioli dell'Est, super-deprivati e quindi, da adulti, super-rissosi.
Succede, per, anche con i cani provenienti da storie di abbandono: in questo caso chi li adotta non ha alcuna colpa, ovvio. Per ha un problema da risolvere.
Se avete un cane cos, allora conviene ricorrere all'aiuto di un professionista per cercare di metterci una pezza almeno per quanto riguarda i sessi opposti.
In questi casi c' un programma che fa veramente miracoli (o quasi): quello dei cani tutor, studiato e codificato da Claudio Mangini. Questo protocollo vede l'impiego di uno o pi cani addestrati proprio per insegnare ai propri simili le buone maniere e ottiene risultati davvero inarrivabili con altri metodi, per di pi in tempi rapidissimi: per questo, da quando l'ho scoperto, io lo propongo come il miglior metodo esistente per risolvere i casi di aggressivit intraspecifica.

Moltissime risse potrebbero essere evitate impedendo semplicemente al cane maschio di marcare in continuazione.
Sembra una sciocchezza e invece  fondamentale: i cuccioloni maschi che alzano perennemente la zampa per lasciare inizialmente un laghetto di pip, e poi una sparuta gocciolina (che comunque contiene tutte le informazioni del caso per chi la annuser) ogni tre metri circa, sono o saranno adulti rissosi perch troppo territoriali.
La territorialit - come l'aggressivit, peraltro! -  una dote caratteriale che certamente non va inibita (specie se il cane dovr avere funzioni di guardiano), ma che va assolutamente regolata e, se  eccessiva, limitata.
Marcare tutto il proprio giardino va bene: marcare ossessivamente il mondo intero, no. Impediamoglielo, tirandolo semplicemente via con un invito del guinzaglio.

Attenzione.
Spesso si pensa che i cani pi pericolosi verso i loro simili siano quelli che in passato sono stati selezionati per i combattimenti. Ma non  cos. Un vero cane da combattimento non  mai un cane da rissa. Questo tipo di cane combatte se dall'altra parte trova un avversario altrettanto deciso a combattere, altrimenti lo ignora, si fa gli affari suoi, lascia perdere.
Se per qualcuno va a sfidarlo... be', allora lo trova. E siccome i parchetti sono pieni di cani che la fanno fuori dal vaso,  sicuramente meglio evitare di metterlo alla prova. Per tacciare a priori di pericolosit pit bull, amstaff, akita e altre razze con un passato da combattenti  profondamente ingiusto.

E se la zuffa  gi scoppiata?
La formula magica per dividere due cani che si stanno azzuffando non esiste. O perlomeno, io non ce l'ho. Forse Panoramix o Mago Merlino potrebbero far meglio, ma per me restano validi i soliti consigli, ovvero:
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. Non mettersi in mezzo alle teste azzannanti, ma sollevare i cani per la coda (se ce l'hanno) o per i posteriori (in assenza di code), cosa che devono fare in contemporanea i due proprietari, se sono entrambi presenti. Non funziona nel 100 per cento dei casi (altrimenti sarebbe davvero la formula magica!), ma in moltissimi casi s.
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. Mollare il guinzaglio e lasciar fare al cane, qualora si tratti di un cane sciolto e senza umani di riferimento: ovviamente la cosa  ad alto rischio, ma mettendosi in mezzo si rischia solo di peggiorare le cose (e di prendersi un morso).
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. Non sbraitare, strattonare, colpire i contendenti (penserebbero che  l'altro cane a far loro del male, e picchierebbero ancora pi forte).
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. Ricorrere alla buona vecchia secchiata d'acqua (anche questa non funziona sempre, ma spesso s) qualora sia disponibile.
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. Non provare assolutamente mai a tirar via un cane piccolo dalle fauci di un cane grosso, perch ci sono stati casi in cui  stato letteralmente l'umano ad ammazzare il proprio cagnolino strappandolo via mentre l'altro si limitava a tenerlo fermo, e se gli fosse stato permesso di finire la ritualizzazione senza interventi umani forse gli avrebbe causato solo un buchetto o qualche ematoma. Ai proprietari di cani grandi, e in particolare di cani da presa, consiglio sempre di girare con un cuneo in tasca, perch l'unico modo per far aprire la bocca al cagnone senza far male al cagnino  quello di far leva sui molari. Ripeto: cuneo, di legno o di plastica (li vendono belli e fatti), non mani umane, con quelle si rischia di lasciarci qualche dito e non si riesce ad aprire le fauci di un cane in presa, neanche se si  parenti stretti di Hulk.
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. Ricordarsi che l'unico momento in cui c' ancora speranza di ottenere una risposta dal cane (a un nostro comando)  quello che precede la rissa; quando  gi iniziata, neppure il cane-robot pi precisino del mondo accetter mai di abbandonare il combattimento per rispondere a un richiamo o a un qualsiasi altro ordine.
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. Infine, ricordate che intervenire in una rissa, magari tirando via il nostro cane col guinzaglio, potrebbe rovinare per sempre - o almeno molto a lungo - il nostro rapporto con lui. Cosa pensereste, voi, se mentre fate a pugni un vostro amico vi bloccasse le braccia, lasciando il vostro avversario libero di menar le mani? Restereste amici ancora per molto? Per il cane  la stessa cosa: il fatto che il suo Dio, in cui credeva e di cui si fidava ciecamente, gli abbia impedito di difendersi e magari, strattonandolo via, abbia permesso a un cane estraneo di morderlo, viene preso come un'offesa mortale che gli far perdere ogni fiducia in voi. Se proprio non si tratta di un'emergenza assoluta (tipo, appunto, cane immane contro cane microscopico, con alte probabilit di risultato drammatico), dispiace dirlo ma la cosa migliore  starne fuori. Meglio un buchetto in un orecchio che un cane che non vuole pi saperne di noi; e attenzione, quando dico buchetto lo dico a ragion veduta, perch spesso siamo proprio noi a trasformare in dramma quella che poteva essere solo una scaramuccia. Anzi, il pi delle volte lo , una scaramuccia: perch all'inizio ho detto che i cani non sempre ritualizzano, ma questo non vuol dire che non lo facciano mai.
Ci sono,  vero, casi, in cui si menano seriamente e si possono ferire anche gravemente: ma diciamo che almeno in otto casi su dieci, la rissa  fatta di tanto fumo e poco arrosto.  proprio ritualizzata, per quanto scenografica sia, e i cani ne escono con al massimo qualche ciuffo di pelo in meno. Proprio come accade di solito tra i lupi.
Come si fa a capire la differenza? Eh... fosse facile!
A volte, lo confesso, ci casco anch'io, nonostante di risse ne abbia viste decisamente in quantit industriale (comprese quelle interne al mio branco: perch pure l capita di menarsi per una pallina, per una femmina, per un malinteso qualsiasi. Fa parte della vita). Per, nel dubbio,  sempre meglio sperare che sia tutta scena piuttosto che infilarsi nel mezzo nel modo pi inopportuno e peggiorare le cose... come quasi sempre avviene quando un umano si butta allo sbaraglio senza sapere quello che fa.
I casi ad altissimo rischio, come quello macrocane contro microcane,  proprio molto opportuno cercare di prevenirli. Per tutti gli altri casi, se non hanno funzionato i tentativi canonici di cui sopra, la cosa migliore  lasciare che i cani se la vedano da soli.
Anche perch spesso il risultato finale ci sorprender, ovvero ci accorgeremo che i cani non si sono fatti praticamente nulla e che gli unici ad aver rischiato (l'infarto) siamo stati noi.


Capitolo 6.
Paure e fobie.

Se la paura  un comportamento normale, motivato da un effettivo pericolo o minaccia, la fobia  una paura estrema, irrazionale e sproporzionata per qualcosa che non rappresenta una minaccia reale.
Una forma pi blanda  rappresentata da forme ansiose in cui il cane non manifesta comportamenti di fuga o di panico, ma si limita a mettersi in allarme e a manifestare stress di fronte a qualcosa che non rappresenta un pericolo, ma che lui vede come potenzialmente tale.
La sua reazione comportamentale  solitamente quella di evitamento, ma se non pu fuggire pu arrivare anche a mordere.
Tra le possibili fobie del cane quella che causa maggiori disagi ai proprietari  la cosiddetta sociopatia interspecifica, ovvero la paura dell'uomo.

Paura dell'uomo.
Le cause.
Ci possono essere cause genetiche, oppure legate all'imprinting materno, o tutte e due le cose insieme: cuccioli timidi possono infatti nascere da madri a loro volta fornite di insufficienti doti caratteriali, ma possono anche essere resi timidi dal comportamento materno nelle primissime settimane di vita.
Tra i primi insegnamenti che la mamma d alla cucciolata, infatti, c' il riconoscimento dei pericoli, e anche una mamma geneticamente equilibrata, ma non socializzata, potrebbe insegnare ai propri figli a temere ed evitare l'uomo.
Per questo motivo non andrebbero mai messe in riproduzione femmine timide, paurose o addirittura fobiche, mentre spesso si sente suggerire ai proprietari di cagne con questo tipo di problemi di far fare loro una cucciolata, che sicuramente migliorer il loro carattere.
 un suggerimento assurdo e pericolosissimo, perch non solo il parto non aiuta affatto la cagna a superare i propri problemi, ma si rischia di avere un'intera cucciolata che li manifesta per imitazione.
La causa in assoluto pi frequente di fobie, per,  la deprivazione sensoriale: con questo termine si intendono tutte le carenze (umane, quando si tratta di cani allevati dall'uomo; ambientali, se si tratta di cuccioli nati in condizioni di randagismo o peggio ancora di cani ferali, figli di randagi che nascono in condizioni semi-selvatiche e che non hanno mai avuto alcun contatto con l'uomo) in fase di stimolazione ambientale, impregnazione e/o socializzazione.
I cuccioli che non hanno ricevuto alcuno stimolo ambientale (esattamente come i bambini umani nelle stesse condizioni) saranno quelli pi difficili (e talora impossibili, purtroppo) da trattare; ma questi sono casi strettamente riservati ai professionisti (molto bravi, altrimenti falliscono pure loro; e a volte falliscono anche se sono bravi).
Per chi intende adottare un cane, i cuccioli totalmente deprivati (per quanta tenerezza possano fare) sono semplicemente da evitare.
Spesso hanno addirittura carenze neurologiche e non sono comunque alla portata n di una normale famiglia, n di un normale educatore cinofilo.
Possiamo per considerare deprivati anche i cuccioli che hanno avuto normali stimolazioni ambientali, ma che non hanno ricevuto una corretta impregnazione sull'uomo e/o una corretta socializzazione nei primi mesi di vita.
Qui bisogna distinguere: se un cane  stato impregnato sull'uomo, ma gli  mancata una corretta socializzazione - che
andrebbe effettuata dai due ai quattro mesi di
vita - rimane ancora un margine di recupero discretamente ampio.
Invece la mancata impregnazione  irreversibile: il cane non riconosce l'uomo come conspecifico (o come membro del suo gruppo sociale, se preferite) e quindi ne ha paura.
Questo non significa che sia irrecuperabile: per significa che andr approcciato e trattato pi come un lupacchiotto selvatico che come un vero e proprio Canis familiaris.
La storia e l'etologia ci insegnano che anche gli animali totalmente selvatici, anche non imprintati/impregnati, possono imparare ad amare l'uomo e a fidarsi di lui, ma bisogna letteralmente addomesticarli, perch un cucciolo non impregnato equivale in tutto e per tutto a un animale selvatico.
La cosa richiede solitamente tempi lunghi, ma  fattibile: ricordando per che il cane, salvo veri e propri miracoli, diventer (apparentemente) normale solo all'interno della sua famiglia e del suo habitat quotidiano. Con gli estranei rimarr quasi sempre molto timido (oppure aggressivo per autodifesa) per tutta la vita o comunque per tempi molto, molto lunghi.

Importante.
Ci sono allevatori (alcuni alle prime armi, altri anche esperti e famosi), che senza neppure rendersene conto creano cuccioli parzialmente deprivati solo perch pensano che bastino la loro famiglia e i loro cani per una corretta impregnazione e socializzazione.
Purtroppo non  cos. I cuccioli vanno sottoposti a stimoli pi vari possibile, ma soprattutto devono ricevere questi stimoli in ambienti diversi. Vanno, insomma, portati al di fuori del loro habitat (l'allevamento, appunto), per vasto e vario che esso sia perch i cani si costruiscono sempre due forme mentali separate tra ci che  il luogo natio (indoor) e ci che rappresenta l'ambiente esterno, il mondo fuori dalla tana (outdoor).
Per questo devono venire a contatto con odori nuovi, oggetti diversi, persone di ogni genere (uomini, donne, bambini, persone di colore, persone in divisa...), animali di vario tipo, il tutto in luoghi diversi. Specie quando la genetica non  proprio il massimo, impregnare/socializzare i cuccioli solo in allevamento pu lasciare lacune pi o meno serie, ma sempre difficilmente colmabili, e il problema sar tanto pi grave quanto pi l'indoor sar limitato. Un cucciolo vissuto sempre in un box sar terrorizzato da tutto; quello che invece ha avuto a disposizione ampi recinti, sguinzagliatoi, spazi e superfici diverse sar pi facilmente adattabile al mondo esterno, ma dovr comunque subire un processo di adattamento che invece non comporta alcuna fatica per i cuccioli che, al momento giusto (e cio a partire dalle sette/otto settimane), hanno avuto modo di sperimentare il mondo di fuori.

Un'altra causa abbastanza diffusa di sociopatia interspecifica  l'adozione di cuccioli troppo piccoli.
Di solito i cuccioli presi a meno di 60 giorni manifestano soprattutto sociopatie intraspecifiche, ovvero problemi con gli altri cani, ma questo intacca anche i rapporti con l'uomo, per esempio, la mancata presa di coscienza del concetto di distanza di sicurezza che i cuccioli scoprono pi o meno dalla quinta alla settima settimana di vita, solitamente a opera del padre.
Oltre a imparare a non superare questa distanza quando un altro cane  in possesso di una risorsa, infatti, i cuccioli imparano anche a non allarmarsi quando altri individui si mantengono entro certi limiti spaziali.
Se manca loro questa cognizione, i cuccioli si sentiranno costantemente in pericolo quando un estraneo (cane o persona che sia) entrer nel loro campo visivo; quindi cominceranno a manifestare segnali di paura (guaiti, tremori o addirittura urla strazianti!) che normalmente vengono intesi al volo dagli altri cani (che quindi si allontanano), mentre inducono immancabilmente gli umani a volare verso il cucciolo per soccorrerlo o consolarlo.
Cos il piccolo verr preso in braccio, toccato, coccolato... e lui, che essendo in preda al panico non  assolutamente in grado di distinguere una coccola da un'aggressione, penser di aver avuto tutte le ragioni del mondo nel sentirsi terrorizzato.
Questi cuccioli, da adulti, potranno facilmente diventare sia fobici che aggressivi.
Se il cucciolo viene preso prima dei 45 giorni non  completa neppure la sua impregnazione sull'uomo e questo potr causare problemi gravissimi qualora entri in una famiglia che tiene il cane isolato dal branco umano; se invece vivr a stretto contatto con gli umani, la sua impregnazione verr correttamente completata nella nuova famiglia e almeno questo problema non si presenter.
La causa in assoluto meno comune di fobie, contrariamente a quanto si pensi, sono le esperienze traumatiche pregresse.
La stragrande maggioranza delle persone, di fronte a un cane impaurito o fobico, deduce automaticamente che sia stato maltrattato. Ma questo  vero solo in alcuni casi, anche se sembra strano e se  sicuramente difficile da capire.
Il fatto  che il cane  quasi incapace di generalizzare: se lo fa, lo fa solo parzialmente (per esempio, un cane maltrattato da un padrone con la barba potrebbe aver paura, in futuro, di tutti gli uomini con la barba, ma dimostrarsi tranquillo e amichevole con le donne e con i maschi
glabri) e comunque le esperienze negative devono essere state diverse, continuative e particolarmente traumatiche.
Un solo calcione preso da un uomo con la barba di solito non comporta alcun trauma permanente, cinque-sei incontri con uomini con la barba violenti potrebbero invece segnare il cane, ma l'evenienza non  poi cos probabile, e comunque  molto raro che il trauma risulti davvero indelebile.
La prova di quanto sto affermando la si trova nelle migliaia di cani ex maltrattati e/o abbandonati che si possono trovare in canile e si rivelano amichevoli, collaborativi e privi di qualsiasi timore nei confronti degli umani: alcuni di essi possono risultare diffidenti, ma quasi sempre si aprono in tempi brevi e senza particolari difficolt (purch non si sbagli l'approccio).
Attenzione: diffidenza e paura sono due cose molto diverse, che non vanno confuse. Un cane che ha avuto esperienze traumatiche - non essendo uno stupido - mostrer quasi sempre una diffidenza pi o meno vistosa verso gli sconosciuti, ma la parola chiave  proprio questa: sconosciuti. Non appena avr avuto modo di valutare le nuove persone che lo circondano e di capire che sono innocue, il cane comincer a fidarsi di alcune di esse e in un lasso di tempo pi o meno breve conceder questa fiducia all'umanit in senso lato. In questo caso il cane effettivamente sembrerebbe capace di generalizzare: ma non  proprio cos. Il fatto  che la sua natura di animale sociale gli impone - letteralmente - di cercare contatto e rapporti con figure diverse da lui, nel tentativo di creare un branco. Come vedremo, questo fattore potr essere sfruttato a nostro vantaggio per superare la diffidenza e anche le forme meno gravi di sociopatia.

Come affrontare diffidenza, timidezza, fobie di vario grado.
Il primo step consisterebbe, ovviamente, nel riuscire a inquadrare esattamente il tipo di problema, ma purtroppo questo non  sempre possibile.
Quando la storia del cane ci  nota, ovviamente,  tutto pi facile: l'errore da non commettere  solo quello di pensare sempre al maltrattamento (qualora ci sia stato) come causa prima, quando in realt esso potrebbe essere del tutto ininfluente.
A questo devono stare attenti soprattutto i volontari di canile, o coloro che adottano un cane abbandonato: se si  a conoscenza di un maltrattamento precedente, infatti, viene naturalissimo pensare che il problema stia tutto l e la successiva convinzione sar quella che basti dargli il famoso tanto ammmmore per risolvere tutto.
In realt pu succedere che il cane non sia affatto pauroso perch ha subito maltrattamenti, ma perch non  stato correttamente impregnato, e siccome l'impregnazione ha un tempo limitatissimo (dalla quarta alla settima-ottava settimana di vita), dopodich non ha pi nessunissimo effetto, ecco che potremo passare la vita intera a coccolare questo cane senza ottenere il minimo miglioramento.
Certamente lui arriver, prima o poi, a fidarsi di noi ma solo per abituazione. Perch, dagli e ridagli, si sar convinto che i membri della sua famiglia non rappresentano un pericolo.
In compenso, ogni volta che vedr una persona estranea, questo cane filer a nascondersi sotto il divano (o in equivalenti tane) e rifiuter di uscire finch l'intruso non se ne sar andato.
Qual , invece, l'alternativa corretta per un cane non impregnato, o scarsamente impregnato?
 quella di non coccolarlo, non parlare con lui, non filarselo proprio finch non sar lui a cercare il contatto. E lo far, prima o poi, proprio perch  obbligato a farlo dalla sua natura di animale sociale.
Solo a questo punto la sua ricerca di attenzioni dovr essere gratificata con qualche carezza, con del cibo, insomma con una dose di quell'amore che dobbiamo dargli, s, ma non imporgli, perch lui ne sarebbe spaventato anzich gratificato.
Deve essere sempre lui a venirlo a cercare. E una volta che l'avr trovato da noi, opl! Si dovr cambiare persona. Pi e pi volte.
Una volta esauriti i membri della famiglia si dovr passare ad amici, parenti, conoscenti: tutti perfettamente addestrati a ignorare il cane fino a che non sar lui ad avvicinarsi.
Attenzione anche a non rifilargli quelle che io chiamo terrificoccole: ovvero urletti di gioia, pacche sulla testa, manifestazioni esagerate di affetto, che lui vivrebbe come eventi spaventosi e che lo farebbero regredire brutalmente.
Il cane va sempre approcciato con calma serafica, sfiorato appena sotto la gola o sulle guance (mai in testa e nemmeno sul dorso, almeno per le prime volte); quando lo si premia col cibo, per le prime volte non dovremo aspettarci che lo prenda dalla nostra mano, ma dovremo lanciarlo a una certa distanza (quella che riteniamo sia per lui una buona distanza di sicurezza - per individuarla basta vedere a che distanza si pone lui da noi quando ci sta ancora studiando - e che diminuiremo progressivamente nel corso delle successive lezioni).
Il lavoro di recupero di un cane non impregnato pu durare anche diversi mesi e richiede pazienza infinita, perch i regressi saranno numerosi e frustranti. Ma non si deve demordere.
Ricordiamolo sempre:  come avere a che fare con un lupo, ovvero con un animale selvatico e non con un cane normale.

Come affrontare la diffidenza o una leggera timidezza verso l'uomo.
Se riteniamo che il cane sia fondamentalmente sano ed equilibrato, ma che la sua diffidenza sia dovuta esclusivamente a esperienze sgradevoli (non troppo traumatiche: per quelle davvero traumatiche conviene affidarsi alla desensibilizzazione progressiva), ci sono due strade: una pi lenta e sicuramente pi consigliabile, a meno che non ci si trovi in assoluta emergenza e una pi veloce, ma che comporta alcuni rischi.
La strada lenta consiste nell'abituazione/desensibilizzazione guidata: una volta ottenuto che il cane si leghi a una figura guida (e ci si riesce sempre piuttosto in fretta), questa dovr rappresentare il suo tramite verso tutte le altre.
Ovviamente l'umano dovrebbe essere abbastanza esperto da sapere come, quando, quanto far approcciare al cane persone nuove, ma anche un neofita, se dotato di sufficiente pazienza, pu farcela.
La strada pi rapida, ma molto pi rischiosa,  quella del cosiddetto flooding, letteralmente inondazione (di stimoli): operazione indubbiamente traumatica per il cane, ma capace, in alcuni casi, di risolvere drasticamente e molto rapidamente il problema della diffidenza e/o dell'eccessiva timidezza. In pratica il cane va sottoposto a una vera e propria overdose di presenze umane, di mani che lo accarezzano e cos via.
In diverse famiglie che adottano cani diffidenti o timidi si pratica un flooding del tutto inconsapevole nel momento in cui il cane viene dato in pasto ai bambini di casa: a volte (per fortuna) funziona, altre volte succede un patatrac.
In realt il flooding andrebbe sempre e solo effettuato da persone pi che esperte, in condizioni di assoluta sicurezza (perch il cane pu anche reagire aggressivamente) e tenendosi prontissimi a sospendere e annullare il tutto qualora il cane mostrasse segni di depressione (che  una delle possibili conseguenze del flooding).
Insomma, non  una cosa da provare tanto per, e tantomeno da prendere alla leggera.

La vera e propria fobia.
A meno che non sussistano problemi organici (nel qual caso l'unica terapia possibile sar quella farmacologica), un cane realmente fobico nei confronti degli umani  quasi immancabilmente un cane deprivato.
Una classificazione a partire dalle manifestazioni e i relativi interventi
Le conseguenze della deprivazione sociale sono stati cos classificate da Patrick Pageat, uno dei pi noti veterinari comportamentalisti francesi, autore di numerosi libri sui problemi comportamentali.

Primo stadio: fobie ontogenetiche.
Il cane ha paura di tutto ci che non ha conosciuto nei primi mesi di vita. Solitamente lo stimolo che scatena la paura, all'inizio,  soprattutto uno: pu trattarsi dei bambini, degli umani di un solo sesso, delle persone su sedie a rotelle o con le stampelle (i cani deprivati possono manifestare fobia anche verso oggetti, come per esempio le automobili, o alcuni animali).
Se non si interviene prontamente a questo stadio con la desensibilizzazione progressiva o il controcondizionamento, il cane solitamente comincer ad ampliare i propri timori.
Per esempio, un cane che ha paura dei bambini si limiter dapprima a evitare il contatto diretto, poi rifiuter di avvicinarsi all'area del parco riservata ai giochi, poi potrebbe mostrare timore verso l'intero parco, infine potrebbe addirittura aver paura di uscire di casa, anticipando nella sua mente l'eventualit di un incontro con i suoi mostri personali.
Non ci si deve illudere che una fobia ontogenetica prima o poi passi da sola; anche se in alcuni (rarissimi) casi  cos, il rischio che invece il cane peggiori  molto elevato.

Secondo stadio: ansia generalizzata.
Il cane vive in un costante stato ansioso e manifesta un particolare modo di esplorare le cose nuove che identifica proprio la sua appartenenza a questo stadio: si chiama esplorazione statica e consiste nel non avvicinarsi allo stimolo ma nel restare immobile, irrigidito (e a volte tremante) e nell'allungare soltanto il collo per riuscire a percepire l'odore dello stimolo sconosciuto (anche in questo caso pu trattarsi sia di persone che di oggetti o animali).
Un altro sintomo classico (che si riscontra anche nelle persone autistiche)  il bisogno di rituali, di routine sempre identiche a se stesse, che possono scatenare veri attacchi di panico qualora vengano interrotte o modificate.
Un ulteriore sintomo pu essere rappresentato dai ripetuti leccamenti di specifiche parti del corpo (di solito le zampe o i fianchi: si inserisce in questa patologia la sindrome da suzione del fianco tipica del dobermann).
Se non si interviene, il cane pu rimanere per anni in questo stadio (a volte ci resta per tutta la vita), oppure peggiorare ulteriormente fino ad arrivare al terzo stadio, quello depressivo.
Poich la curiosit del cane affetto da ansia generalizzata  ancora viva e attiva (anche se parzialmente inibita), la cosa migliore da fare  stimolarla (sempre senza forzatura alcuna), facendogli capire che a ogni sua nuova esplorazione corrisponder qualcosa di piacevole: coccole, cibo, gioco (se il cane accetta ancora di interagire in modo ludico).
Gradualmente si cercher di convincerlo ad abbandonare l'esplorazione statica e a trasformarla in esplorazione dinamica, ovvero a trovare il coraggio di avvicinarsi alla persona sconosciuta camminando verso di lei e non soltanto irrigidendosi e allungando il collo.
Anche se pu sembrare crudele, per salvare un cane da questo stato patologico l'arma migliore di cui disponiamo  quella della fame: dopo un giorno di digiuno lo stimolo del cibo invoglia molti soggetti a fare quel meraviglioso primo passo (in senso letterale) che segna l'inizio della guarigione.
I cani che manifestano ansia generalizzata, ma che hanno comunque un buon rapporto con i proprietari (attenzione a non confondere un buon rapporto affettivo e di fiducia con le manifestazioni di attaccamento morboso che spesso sono a loro volta un sintomo di ansia), possono trarre giovamento anche dalla routine del buonumore descritta da Campbell (vedi box sotto) e curiosamente reinventata, magari con nomi alternativi, da alcuni degli attuali guru della cinofilia. Ma sempre di quella si tratta.

La Routine del Buonumore descritta da William Campbell.
L'applicazione della Routine del Buonumore richiede la conoscenza del tipo di eventi che stimolano l'insorgere del comportamento indesiderato. Questi possono essere il suono del campanello, il bussare alla porta, la portiera di una macchina che si chiude, il rumore di passi sul vialetto di casa o l'avvicinarsi di un'altra persona. Qualunque sia lo stimolo chiave,  proprio da questo segnale iniziale che la Routine del Buonumore deve partire.
Questo  il momento in cui le risposte neurochimiche del cane hanno inizio e di conseguenza il momento in cui il passaggio al circuito dell'allegria risulta pi efficace.
Se si attende che il cane sia gi impegnato a emettere le minacce di aggressione  necessario interrompere lo scatenarsi del comportamento appreso durante il suo pieno svolgimento, il che rende l'intervento inefficace.
Il caso seguente illustra questo aspetto del metodo correttivo. I proprietari di un incrocio di spaniel maschio di quattro anni si lamentavano dell'aggressivit nei confronti di qualsiasi ospite che entrasse in casa.
Avevano provato ogni tipo di correzione: bocconcini gustosi offerti al cane dagli ospiti, museruole e perfino un collare elettrico. Il cane ringhiava e minacciava ancora gli ospiti con ogni tipo di manifestazione di aggressivit canina a eccezione del morso, che i proprietari evitavano mediante contenzione fisica.
Durante il consulto, scoprii che lo spaniel era dotato di senso dell'umorismo.
Scodinzolava ogni volta che i proprietari ridevano. Inoltre, il cane si divertiva a rincorrere e afferrare le palline da tennis.
Il suono del campanello dava inizio allo stato di ansia del cane, prima ancora della comparsa degli ospiti.
Ai clienti fu consigliato di chiedere la collaborazione di alcuni amici di famiglia e vicini di casa coraggiosi e comprensivi per mettere in atto la seguente routine quotidiana per almeno quattro giorni:
1. Gli ospiti suonano il campanello.
2. Tutti i membri della famiglia ridono e si rivolgono allegramente al cane evitando qualsiasi tipo di atteggiamento di rassicurazione empatica. I punti 1 e 2 proseguono fino a quando il cane non manifesta un'ansia allegra anzich aggressiva.
3. La porta viene aperta e gli ospiti entrano salutando allegramente i padroni di casa.
4. Gli ospiti lanciano la palla da tennis in modo che il cane la rincorra e la riporti. Ogni ospite lancia a turno la palla finch il cane non si rilassa, dopo di che gli ospiti e i proprietari si siedono e restano seduti per il resto della visita.
5. Se il cane mostra un qualsiasi segno di aggressivit, tutti ridono e si rivolgono al cane allegramente.
Questa procedura non solo  efficace se ripetuta quotidianamente per qualche giorno, ma pu anche fornire un intrattenimento ilare per tutti i membri coinvolti. Nel caso summenzionato, il cliente rifer che dopo qualche risatina strozzata e artificiosa da parte dei loro ospiti agitati, la scena sembr a tutti gli astanti talmente grottesca da risultare in definitiva ridicola ed estremamente comica. Il resto della serata fu trascorso tra spontanei scoppi di risate, durante le quali lo spaniel prima iperprotettivo, ora appisolato in un angolo, si risvegliava per sollevare la testa e scodinzolare sommessamente.
(da William Campbell, Cane no problem, Edizioni Altea, Roma 2010 )

Terzo stadio: stato depressivo.
Il cane non prova pi nessun interesse per nessuno stimolo, ma reagisce chiudendosi in se stesso e a volte scegliendosi una tana, un nascondiglio dal quale non uscir fino a quando lo stimolo non si sar allontanato.
Nei casi pi gravi il cane allarga la sua fobia al mondo intero e quindi rimane costantemente rintanato, arrivando addirittura al punto di orinare e defecare all'interno dello spazio che si  scelto perch neppure la sua naturale pulsione verso la pulizia riesce a fargli superare il terrore del mondo esterno (purtroppo nei canili si incontrano diversi cani che non escono mai dai propri nascondigli: ne ho conosciuto uno, di piccolissima taglia, che viveva in una pentola e che solo l si sentiva al sicuro).
Non si dovrebbe mai permettere che il cane raggiunga questo stadio: quando il cane vive con noi, bisogna assolutamente intervenire prima.
Se il cane vive invece in canile, o perch  arrivato gi cos o perch nessuno ha avuto modo di accorgersi dei sintomi degli stadi precedenti (o, se li ha visti, non ha avuto modo di affrontarli con un'adeguata terapia: ai volontari spesso il tempo non basta neppure per pulire e sfamare i cani, e tutto il resto viene forzatamente lasciato indietro), bisogna accettare e capire il fatto che non c' alcuna speranza che un cane a questo stadio possa rinascere solo con le attenzioni e l'amore di una famiglia.
Il recupero (ammesso e non concesso che si riesca a ottenere, perch se il cane  in questo stato da lungo tempo l'impresa potrebbe rivelarsi impossibile) va effettuato solo da persone espertissime e richiede tempi lunghissimi.
Poich l'adozione di questi soggetti  comunque difficile (anzi,  sconsigliabile per la maggior parte delle persone normali, che finirebbero per deprimersi anche loro, anzich aiutare il cane), sarebbe molto meglio che questi cani venissero tenuti tranquilli, lontano dal via vai dei visitatori e approcciati soltanto da quel volontario o da quei volontari a cui il cane ha concesso la propria fiducia (e di solito almeno uno c', sempre per il solito motivo: il cane non riesce a vivere da animale solitario, neppure quando  depresso).
Il cane fobico al terzo stadio non  sicuramente irrecuperabile, ma non  neppure adottabile dal primo che passa: quindi queste non sono adozioni da spingere, non sono adozioni del cuore, ma sono adozioni da riservare a cinofili di grandissima esperienza e dotati di competenze di altissimo livello.
Se non appare all'orizzonte una di queste persone,  inutile sottoporre il cane a stress inutili solo per commuovere i visitatori. Meglio cercare una sistemazione il pi possibile priva di stress e, quando  possibile, tentare di iniziare un percorso di recupero (che sar molto simile a quello dei cani al secondo stadio, ma che si riveler molto pi complicato e molto frustrante) solo da parte delle persone di cui il cane gi si fida, eventualmente sotto la guida di un bravo comportamentalista (che in questi casi potr anche valutare l'eventuale prescrizione di farmaci).
Dopodich, se accadr il miracolo, si potr gioire; ma se non dovesse accadere, se non altro il cane vivr una vita che non potremo certo definire felice ma almeno passabile s.

Addestramento: s, ma solo per accrescere sicurezza e autostima.
Fin qui non ho parlato di addestramento dei cani con sociopatie pi o meno accentuate: il che potrebbe suonare strano, visto che io sono (o per meglio dire sono stata) proprio un'addestratrice.
In realt un percorso di addestramento mirato  sempre prezioso per aiutare a risolvere questo tipo di problemi: ma bisogna anche capire che da solo non basta, perch prima (ma anche contemporaneamente, specie nei casi meno gravi) bisogna sempre procedere con la terapia comportamentale propriamente detta.
Inoltre l'addestramento non deve assolutamente avere lo scopo di vincere qualche coppa, ma dev'essere considerato come parte integrante della terapia (almeno finch il cane non  perfettamente a posto, poi potrete anche andare ai mondiali, se volete!), quindi dovr essere mirato soprattutto alla costruzione di un rapporto pi solido tra cane e proprietario, nonch al miglioramento dell'autostima e della sicurezza del cane, che saranno assolutamente fondamentali per la sua completa guarigione (un cane sicuro di s non ha paura di nulla).
Per tutti questi motivi  fondamentale scegliere il campo giusto e le persone giuste: se l'istruttore non comprende lo scopo per cui si sta lavorando, e se pensa solo alle performance sportive, sar tutto lavoro sprecato.

Gli altri cani.
La vicinanza di un cane equilibrato e ben socializzato pu essere di grande aiuto nei casi di sociopatie: bisogna per scegliere con molta oculatezza il partner.
Va benissimo affiancare un adulto equilibrato a un cucciolo pauroso: non si deve invece affiancare assolutamente un cucciolo equilibrato a un adulto fobico, perch c' il grosso rischio che sia il cucciolo a imitare l'adulto e non viceversa. Purtroppo mi  capitato molte volte di incontrare casi in cui, sperando di aiutare un cane, se ne sono rovinati due.
I cani tutor, anche in questi casi, possono essere un validissimo aiuto.

Terapia farmacologica.
Personalmente sono fortemente contraria all'utilizzo di psicofarmaci laddove non esista una vera patologia (vedi capitolo 6). Ciononostante, alcuni casi si rilevano veramente difficili da affrontare per persone che non dispongano di esperienza e competenze veramente di altissimo livello. Quindi, quando ci si trova di fronte a un caso di depressione profonda, ritengo che un uso mirato (e non un abuso!) di farmaci psicotropi possa rendersi necessario. L'importante  che si faccia uso di questo mezzo per aiutare davvero il cane, e non il proprietario.
Lo psicofarmaco deve essere un ausilio, non una scorciatoia: pu rendere meno ostico il lavoro di terapia comportamentale (specie se chi lo affronta non  preparatissimo), ma non lo potr mai sostituire e non dovr mai essere considerato come una stampella per proprietari frustrati.

Paura dei botti, temporali, rumori forti di vario tipo.
La paura dei botti ha quasi sempre una base genetica: per questo esistono le prove di indifferenza allo sparo, che servono proprio a testare i riproduttori. Converrebbe farle sempre (anche qualora non si allevassero cani sottoposti a prova di lavoro), perch in ogni caso un cane terrorizzato dai rumori forti vive male e fa vivere male i suoi proprietari, oltre a correre seri rischi nelle giornate canoniche in cui si sparano botti (Capodanno, Ferragosto ecc.).
La paura dei botti, per, pu anche essere indotta: per esempio, una madre fobica pu trasmettere le sue paure alla cucciolata. Ma i danni pi frequenti, come al solito, li fanno gli umani.
Uno dei classici metodi cretini per valutare il carattere di un cucciolo - e cio battergli le mani vicino alle orecchie, lanciargli pentole nelle vicinanze o addirittura sparare colpi di fucile - se effettuato quando il cucciolo ha dalle otto alle dieci settimane (e si trova quindi nel cosiddetto periodo dell'impronta alla paura),  un metodo quasi sicuro per creare una fobia nei confronti dei rumori forti. Lo stesso dicasi per i cuccioli acquistati a Natale, che a Capodanno si ritrovano a dover subire lo stress dei botti proprio in questo periodo critico del loro sviluppo.
Infine, la paura dei botti pu nascere per imitazione: se un cucciolo geneticamente esente da fobie passa il suo primo Capodanno in compagnia di un cane adulto fobico,  fortemente probabile che ne acquisisca gli stessi atteggiamenti. Quindi  assolutamente opportuno dividere i cani paurosi dai soggetti in tenera et.

Come eliminare o limitare la paura dei botti.
La desensibilizzazione progressiva  l'unica soluzione realmente definitiva ed , tutto sommato, semplice. Non servono costose consulenze psichiatriche per metterla in atto, per occorrono tempo, pazienza e costanza. Poich non  pratico utilizzare botti veri per il programma di desensibilizzazione, ci si pu procurare un CD con rumori registrati (si trova, per esempio su vari negozi online). I rumori si devono far sentire al cane inizialmente a volume molto basso e poi, molto gradualmente, a volume sempre pi forte, fino ad arrivare a quello reale o quasi.
Il segreto sta nell'abbinare sempre al rumore qualcosa di positivo e gratificante per il cane.
Possiamo far sentire il rumore e poi dargli la pappa; oppure fargli sentire il rumore e subito dopo giocare con lui.  importante anche la nostra reazione al rumore, perch se fossimo i primi a sobbalzare o ad assumere un'aria preoccupata (anche se la nostra preoccupazione fosse dovuta solo alla reazione del cane), lui si metterebbe subito in allarme: non credo sia il caso di ricordare quanto loro siano sensibili ai nostri stati d'animo, che leggono perfettamente attraverso il nostro linguaggio del corpo.

Esempio di programma di desensibilizzazione.
Attenzione: il programma qui sotto illustrato  indicativo, ovviamente andr adattato di volta in volta al comportamento del singolo soggetto
Primo giorno: bisogna identificare non solo il tipo di suono, ma anche la distanza e l'intensit a cui lo stimolo provoca una reazione nel cane. Quindi si faranno tentativi successivi, con rumori diversi, sempre partendo da un volume minimo e da una grande distanza, e man mano si alzer il primo e si diminuir la seconda fino a ottenere che il cane mostri il primo segno di ansiet. Prendere nota di entrambi i valori, perch  da qui che si partir.
3-4 giorni successivi: bisogna ottenere che il cane cominci a reagire positivamente al rumore alla distanza e al volume identificati nella prima seduta. Quindi procederemo con rumore-cibo, rumore-gioco, rumore-coccole e cos via, stando per attentissimi a non rinforzare mai la reazione di paura/ansiet.
Ovvero, l'abbinata rumore-coccole si deve fare solo quando il cane non manifesta pi alcuna reazione; in caso contrario lui farebbe questo ragionamento: Mi accarezza perch mi sono spaventato, ergo ho fatto bene a spaventarmi.
 importantissimo capire questo meccanismo, che al ragionamento umano spesso sfugge: il cane abbina il premio (o la punizione) sempre e solo all'ultima azione che ha compiuto.
Il cane non ha alcuna possibilit di fare ragionamenti retrospettivi (Mi premia perch mezz'ora fa sono stato bravo), n di anticipare il futuro (Mi accarezza perch vuole che io stia bravo). Quella che noi interpretiamo come carezza che vorrebbe avere un'azione calmante, per il cane  invece una risposta positiva al comportamento che sta manifestando. Accarezzare un cane che abbaia a un altro cane non gli dice Stai buono, non fare cos: gli dice invece Bravo, sono contento che tu stia abbaiando. Accarezzare un cane che trema come una foglia perch ha sentito un botto non gli dice Stai calmo, non c' nulla di cui aver paura, bens Bravo, sono contento che tu stia tremando. La sequenza pi corretta, dunque,  questa: rumore-cane che reagisce - cibo; oppure rumore - cane che reagisce - gioco; o, ancora, rumore - cane che non mostra reazione - coccole.
Continuare finch, alla distanza X e al volume Y che abbiamo individuato come punti di partenza, il cane non manifesta pi alcun disagio.
Con tre lezioni al giorno di 10 minuti l'una, facendogli sentire all'incirca un colpo ogni minuto, il tempo medio per ottenere un risultato positivo dovrebbe essere di 3-4 giorni: per questo  un tempo indicativo. Ci saranno cani che in una sola lezione si abituano al rumore e altri, particolarmente fobici, a cui potranno servire anche due o pi settimane.
Non appena il cane appare rilassato al volume X e alla distanza Y: aumentare il volume e diminuire la distanza, cercando sempre di individuare il punto critico in cui il cane inizia a dare segni di paura. Bisogna stare molto attenti a identificare bene questo punto, perch accelerare troppo i tempi significherebbe, nove volte su dieci, vanificare tutto il lavoro fatto in precedenza e dover ricominciare daccapo.
Quando il cane accetta senza paura il rumore forte a distanza ravvicinata (ovvero al volume e alla distanza in cui mediamente dovr sentire spari, tuoni, botti di Capodanno e affini nel corso della sua vita), si dovranno effettuare lezioni in luoghi diversi, variando anche i tipi di rumore (tuono, sparo, petardo ecc.).
In seguito: tenere allenato il cane almeno con una seduta alla settimana. Basteranno un paio di rumori, giusto per verificare che la reazione rimanga quella che desideriamo.
Ogni volta che si manifestasse un regresso, durante un programma di desensibilizzazione, si dovr tornare indietro di un passo e tenere di nuovo qualche lezione a distanza maggiore e intensit minore di quelle che hanno causato la reazione di paura.
Una volta ottenuta una risposta positiva costante (almeno per due-tre mesi), si potranno fare alcune sedute con i rumori reali, che differiscono da quelli registrati perch inducono anche modificazioni nell'odore, nelle vibrazioni dell'aria, eccetera. Per spari e botti  tutto piuttosto facile: basta procurarsi una pistola a salve e alcuni petardi.
Il pi difficile  ovviamente il temporale, perch  praticamente impossibile realizzare tutte le variazioni ambientali correlate: si pu imitare il lampo con il flash di una macchina fotografica, ma l'aumento dell'ozono nell'aria  decisamente un po' complicato da mimare!
Purtroppo i cani con una forte fobia del temporale spesso reagiscono alle variazioni atmosferiche ancor prima che si senta il primo tuono: in questi casi, purtroppo,  quasi impossibile ottenere risultati con la sola desensibilizzazione e bisogna ricorrere ad altri mezzi calmanti.

Altri possibili ausili antifobia.
Diffusore di feromoni appaganti
Il DAP (Dog Appeasing Pheromone)  disponibile come diffusore (in formato simile a quello degli antizanzara, da inserire in una presa di corrente), come spray o come collare. Si trova in quasi tutti i pet shop.  a base di feromoni appaganti, quelli secreti dalla cagna nel corso dell'allattamento, che hanno la funzione di rassicurare e rasserenare la cucciolata:  stato provato scientificamente che queste propriet persistono anche in et adulta e che quindi i feromoni appaganti possono agire sullo stato emozionale del cane per tutta la vita. Ovviamente molto dipende anche dall'intensit delle emozioni.
Personalmente ho provato il DAP una sola volta (sul mio primo staffy) e non ha avuto nessunissimo effetto, per altre persone mi hanno detto che invece hanno ottenuto risultati positivi.
Sicuramente le reazioni dipendono da soggetto a soggetto, nel caso di cani che si stressano moltissimo la notte di Capodanno, a mio avviso vale la pena di provare.
Importante: l'effetto del DAP non  immediato. Va acceso (o spruzzato, o fatto indossare nel caso del collare) almeno una settimana prima di Capodanno, meglio ancora se dieci giorni prima.

Bendaggi T-touch e gilet antistress.
Il metodo Tellington-touch si basa sul principio che eseguire movimenti inusuali e sperimentare nuove sensazioni influisca positivamente non solo sul comportamento e sul carattere dell'animale, ma anche sulla sua propensione e capacit ad apprendere. Il T-touch fonda le sue radici nel Metodo Feldenkrais, applicato su scala mondiale per aiutare l'uomo a riattivare attraverso il movimento le riserve di fasce nervose e cellule cerebrali di cui dispone e che non utilizza pi.
Moltissimi proprietari di cani si sono detti entusiasti del metodo T-touch proprio per lo specifico problema della paura di tuoni, botti, spari eccetera.
Non si tratta di bacchette magiche che risolvono il problema in cinque minuti, anzi il lavoro solitamente  piuttosto lungo, per pare che funzioni molto bene (personalmente non l'ho mai sperimentato, ma ho sentito moltissimi pareri positivi).
In particolare funzionano (per la paura dei botti) i bendaggi, che hanno un effetto rilassante e riequilibrante dello stato emozionale del cane.

La thundershirt.
Pi o meno lo stesso criterio su cui si basa il T-touch sta alla base del gilet antistress, la cosiddetta thundershirt, non facilissima da reperire nei pet shop (se non in quelli ultraforniti), ma abbastanza ben distribuita online.
Il principio  quello secondo cui la pressione sarebbe in grado di alleviare gli stati d'ansia (in effetti si utilizzano camicie e gilet che premono su punti particolari per aiutare la concentrazione e indurre il rilassamento nei bambini con problemi comportamentali: la pressione  utilizzata anche per alleviare l'ansia nelle persone affette da autismo).
Anche in questo caso non ho esperienze dirette, ma ho sentito parlare di risultati positivi ottenuti con la thundershirt anche dopo che il cane l'ha indossata per pochi minuti. Quando si tratta di fobie intense, ovviamente, non si pu sperare che neppure questa funzioni come una bacchetta magica, per pu essere un aiuto in pi.

Farmaci.
Nei casi veramente pi drammatici, specie se la fobia  ristretta a una particolare occasione (per esempio la notte di Capodanno), gli psicofarmaci possono essere il male minore.  fondamentale, per, ricordare che vanno utilizzati esclusivamente su indicazione del veterinario, evitando in ogni modo il fai da te, le indicazioni dell'amico e i consigli della cognata che con una di quelle pillolette l ha risolto il problema della paura dei botti. Con i farmaci non si scherza.

Fobia della macchina.
La fobia della macchina da parte dei cani  uno dei problemi pi diffusi: di solito  legata al mal d'auto (dopo aver vomitato un paio di volte,  normale che il cane non voglia pi salire su quella specie di mostro dondolante!), ma in alcuni casi il cane ha proprio paura dell'oggetto in se stesso, o del rumore che produce.
Il mal d'auto  un problema legato all'apparato vestibolare (orecchio interno), deputato alla rilevazione dei movimenti del corpo e al controllo dell'equilibrio.
Se la sollecitazione di questa struttura  troppo veloce o troppo intensa, appare la cinetosi (appunto il mal d'auto): ma in realt moltissimo dipende da come la sollecitazione viene percepita a livello psicologico.
Se l'auto si sposta velocemente in avanti, l'orecchio interno viene sollecitato, ma se il soggetto contemporaneamente pensa: Oddio, che succede? e si spaventa, l'effetto sar moltiplicato per dieci.
Se invece il soggetto pensa: Toh, ci muoviamo... ma non c' motivo di preoccuparsi, l'orecchio interno si adatta pian piano alla nuova situazione e la cinetosi non compare.
Ecco perch il primo viaggio in automobile andrebbe sempre fatto in allevamento, in compagnia della mamma (che trasmette serenit e indifferenza al movimento) e dei fratellini (che distraggono dal pensiero dello stesso movimento).
Inoltre, se il primo viaggio ha una destinazione piacevole, ovvero coincide con una bellissima esperienza, la prossima volta che viene invitato a salire in auto il cucciolo penser: Che bello! Si viaggia verso una meravigliosa avventura!.
Se invece sale in auto per la prima volta per passare dall'allevamento alla casa della nuova famiglia (esperienza bellissima per noi, ma veramente traumatica per loro, poich vengono strappati all'ambiente in cui sono nati e cresciuti per finire in un luogo sconosciuto, tra gente mai vista prima) e se magari il viaggio successivo lo fa per andare da un tizio in camice bianco che sta in un brutto postaccio puzzolente e che, giusto per gradire, gli piazza un ago sotto la pelle... allora non dovremo stupirci se il cucciolo comincia a prendere in antipatia la macchina!
Chiarito il discorso prevenzione, per i cani che gi soffrono l'auto, o che manifestano timori o addirittura fobie, il principio da seguire  sempre quello della desensibilizzazione.
Attenzione: finch il cane non salir sicuro in macchina e non si sentir completamente a suo agio bisogner evitare gite dal veterinario o in altri posti non piacevoli per il cane. Dovr essere esclusivamente un mezzo che porta in posti bellissimi!

Come si pu rimediare.
Qui di seguito trovate gli step suggeriti da Chiara Tomiazzo, medico veterinario.
1 step - L'avvicinamento alla macchina
Aprite tutte le portiere della macchina (spenta) e iniziate a girarci attorno con il cane al guinzaglio. Se non vuole avvicinarsi, non forzatelo. Lodatelo quando annusa la macchina o quando infila il muso dentro per curiosare. Potete fargli trovare qualche boccone appena dentro le porte, sopra le gomme... cos, a sorpresa. Se ha paura ad avvicinarsi premiatelo ogni volta che compie un passetto in pi partendo anche da lontano.
Non forzatelo mai!  importante continuare questa fase fino a che il cane non si avviciner tranquillamente alla macchina e non apparir completamente rilassato in sua presenza.
2 step - Salire sulla macchina
Questa pu essere una delle fasi pi complesse, ma basta avere pazienza e ci si riesce. La macchina deve sempre rimanere spenta e con tutte le porte aperte.
Potete operare in pi modi a seconda del carattere del vostro cane: guidandolo con del cibo, lanciandogli all'interno un giochino, entrando voi e chiamandolo gioiosamente. Premiatelo a ogni progresso!
Dall'infilare dentro la sola testa all'appoggiare una zampa. Se premierete correttamente lui si far sempre pi coraggio. Se mostra timore non premiatelo e non accarezzatelo: rinforzereste le sue paure.
Se proprio non ne vuole sapere in nessun modo tornate indietro allo step 1; significa che avete agito troppo in fretta. Se il cane sale in macchina non trattenetelo in nessun modo, deve poter salire e scendere come vuole. Lasciate che esplori liberamente la macchina (una pulizia interna non ha mai ucciso nessuno).
3 step - Chiudere le porte
Quando il cane salir e scender dalla macchina in modo sicuro e senza nessun timore, potrete passare allo step successivo. Aprite tutti i finestrini, fate salire il cane e chiudete le portiere (delicatamente e senza far troppo rumore!). Se rimane tranquillo, premiatelo attraverso il finestrino. Gradualmente provate a chiudere i finestrini che non sono vicini al cane. Premiatelo sempre. Se vuole uscire, fatelo uscire.
Mai forzarlo! Continuate questo step fino a che il cane non rimane dentro tranquillo e a suo agio.
4 step - Accensione
Fate salire il cane, quindi salite anche voi e accendete il motore.
Se il cane rimane tranquillo, premiatelo. Se avete agito bene in precedenza non dovrebbe agitarsi. Nel caso accadesse, provate a parlargli in modo tranquillo, ma non trattenetelo e non premiatelo.
5 step - Si parte!
Se il cane sta tranquillo con la macchina accesa, provate a fare il giro dell'isolato. Mi raccomando, dev'essere un giro brevissimo! Tornate subito a casa, fate scendere il cane e fategli i complimenti:  stato veramente bravo! Ripetetepi volte finch non lo vedrete completamente rilassato e a suo agio.
6 step - La prima gita
Scegliete una meta non troppo lontana (sotto i venti minuti di auto sarebbe l'ideale). Dev'essere una meta divertente e piacevole per il cane. Una spiaggia, un campo, un' area cani... qualsiasi cosa a lui piaccia! Deve iniziare ad associare viaggio in macchina=divertimento.
Trovato il posto giusto potrete anche allungare i tempi di percorrenza, magari facendo delle deviazioni, in modo da abituare il cane a percorsi pi lunghi, sempre in modo graduale.
A questo punto il vostro cane inizier ad amare la macchina e a saltare lui stesso dentro, perch avr capito la sua vera funzione: il divertimento!
Mi raccomando, portatelo in giro almeno una volta a settimana (in posti piacevoli) in modo che mantenga l'abitudine; e se dovete andare dal veterinario, subito dopo portatelo in qualche bel posto a rilassarsi.
Se agirete cos ben presto avrete un cane di citt che preferir la macchina alle sue stesse zampe! Magari vi chieder anche di prendere la patente.
Ricordate: uno step alla volta e tanta, tanta pazienza.

L'ansia da separazione.
Abbiamo gi detto che l'ansia da separazione (ovvero il comportamento distruttivo - e a volte autolesionista - e i vocalizzi disperati che accompagnano le uscite di casa del proprietario) andrebbe sempre prevenuta abituando il cane, fin da cucciolo, all'idea che si pu anche restare un po' da soli.
Ma se il cane la manifesta gi? O se (cosa frequentissima) inizia a manifestarla un cane preso in canile che vive nel terrore di essere abbandonato per la seconda volta?
Vediamo che cosa si pu fare.

Sintomi e cause.
Le cause prime dell'ansia da separazione sono l'insicurezza e la mancanza di autostima: questo si riscontra spesso nei cani tenuti come bambini di casa, in cui  il padrone a proteggere il cane e non viceversa. Il cane vive sotto una campana di vetro e quindi non ha alcuna possibilit di acquisire coscienza dei propri mezzi.
Insicurezza ed eccessiva dipendenza dal padrone sono vere e proprie fabbriche di ansia da separazione.
Un'altra causa predisponente all'ansia da separazione  il distacco troppo precoce dalla madre, che causa un trauma nel cucciolo: questo stato d'animo ritorna quando il cucciolo, che si  legato al padrone, si sente abbandonato anche da quest'ultimo.
Infine, talora l'ansia da separazione pu essere causata dall'arrivo di un neonato o (pi sporadicamente) di un nuovo membro adulto della famiglia (per esempio, il padrone che si sposa, madre anziana che viene a vivere con figlio padrone di dobermann ecc.). Molte delle manifestazioni descritte come gelosia dai proprietari spesso altro non sono che sintomi di ansia da separazione.
Non causa, invece, ansia da separazione l'arrivo di un altro cane: la gelosia, se c',  solo antagonismo gerarchico, e l'ansia non c'entra nulla.
Anzi, in diversi casi l'ansia da separazione si pu curare dando un compagno (o una compagna) al cane che ne  affetto.
Ma perch questa patologia  diventata cos frequente negli ultimi anni?
Semplice: perch l'uomo ha capito che il cane si esprime meglio, e sviluppa al meglio le proprie doti caratteriali, se vive in famiglia.
La conseguenza  che i cani vivono a contatto sempre pi stretto con l'uomo, e quasi sempre abitano dentro casa, a differenza di quanto accadeva fino a qualche anno fa.
Quando i cani stavano fuori, in cortile o in giardino, e con l'uomo passavano solo i momenti di lavoro (che rappresentavano, nella stragrande maggioranza dei casi, anche l'unico motivo per cui l'uomo prendeva un cane!), il rapporto era sicuramente incompleto, e lo stesso addestramento dava risultati assai modesti rispetto ai metodi attuali; in compenso l'ansia da separazione era un problema praticamente sconosciuto.
La semplice constatazione storica dovrebbe far capire ai padroni la differenza tra un cane sociale e un cane appiccicaticcio, incapace di gestirsi autonomamente.
Infatti, se  giustissimo vivere insieme al cane per la maggior parte del tempo,  altrettanto importante abituare il cane a non considerarci una stampella senza il cui appoggio l'animale frana psicologicamente.

Sintomi preoccupanti.
.
. Quando il cane capisce che il padrone sta per uscire lo segue passo passo, uggiolando e piangendo.
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. Appena il padrone  uscito, il cane raspa contro la porta sperando di aprirla per seguirlo.
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. Il cane si attacca morbosamente a un oggetto che appartiene al padrone (vecchio calzino, ciabatta ecc. e manifesta un comportamento aggressivo/possessivo se qualcuno cerca di toglierglielo.
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. Il cane rifiuta il cibo in assenza del padrone.
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. Il cane saluta il rientro del padrone con manifestazioni esagerate, pianti, gemiti ecc.

Terapia.
Se si notano anche i minimi sintomi di ansia da separazione, sar bene:
1.
1. Accorciare i periodi di solitudine, ma senza eliminarli completamente; quando il cane non mostrer pi sintomi si potranno allungare i tempi.
2.
2. Durante la giornata, ignorare completamente il cane per un certo periodo di tempo (per esempio mezz'ora al giorno, estendibile fino a un'ora), anche se venisse a cercare coccole o gioco.
3.
3. Insegnargli i primi esercizi di obbedienza, cosa che aiuta a stabilire una gerarchia precisa riequilibrando un rapporto male impostato e aiutando il cucciolo a trovare l'autocontrollo.
4.
4. Appena avr capito il significato di ordini come seduto e terra, ottenere che resti seduto in una stanza mentre noi ci spostiamo in un'altra, inizialmente non uscendo dal suo campo visivo, e pi avanti s. Quando torneremo lo premieremo e loderemo se avr obbedito, mentre lo ignoreremo completamente (anche se venisse a festeggiarci) se avr lasciato la posizione.
5.
5. Pu essere utile abituare il cane a stare per un certo periodo nella cuccia o meglio ancora in una gabbia (o vari kennel) in cui lui dovr passare un po' di tempo mentre noi rimarremo in vista, ma ignorando qualsiasi suo tentativo di richiamare la nostra attenzione.
Mai punire un comportamento legato all'ansia (da separazione e non), perch questo peggiorerebbe lo stress e di conseguenza la manifestazione patologica che ne deriva.

Ansia conclamata.
L'ansia ormai conclamata  pi difficile da curare, specie nei casi in cui le manifestazioni diventino apparentemente aggressive.
Conosco due dobermann adulti che impediscono letteralmente ai padroni di uscire di casa, afferrandoli con i denti: il primo proprietario ride del problema (considerandolo un segno d'affetto!) e quindi chiede semplicemente alla moglie di trattenere il cane quando lui deve uscire dal cancello. Il secondo proprietario  una donna, che ha ormai un vero e proprio terrore delle reazioni del suo cane quando lei esce di casa: per questo inizialmente ha risposto alle richieste del cane cercando di portarlo sempre con s, poi ha finito per uscire di casa meno possibile, infine si  ritrovata alle prese con un esaurimento nervoso che l'ha spinta a prendere in considerazione l'idea di disfarsi del cane.

Che cosa si pu fare.
Prima di ridursi in questo modo, ovviamente,  bene intervenire contattando un buon comportamentista che possa aiutarci a risolvere il caso, tenendo presente che ogni cane avr reazioni diverse e che quindi non c' una regola fissa uguale per tutti.
Una cosa che comunque bisogner sempre fare  controllare le reazioni del cane quando il padrone si allontana: di solito le manifestazioni ansiose si scatenano quasi subito, nella prima mezz'ora di assenza.
I possibili metodi di controllo consistono o nell'utilizzare una persona di famiglia che (restando nascosta) annoti tutti i comportamenti del cane, o una videocamera che inquadri la stanza in cui il cane rimane solo, mentre il padrone pu vedere dall'esterno cosa succede.
Il padrone dovrebbe sempre rientrare (avvisato dal familiare, o messo in allarme dalla videocamera) ai primissimi sintomi di ansia del cane.
Altro punto importante: il padrone non deve mai dilungarsi troppo in saluti e rassicurazioni (mi raccomando, stai bravo, torno subito ecc.) nella speranza di tranquillizzare il cane poich in realt otterrebbe l'effetto contrario.
Anche i rientri in casa devono essere tranquilli e normali, senza accentuare troppo le attenzioni verso il cane.
 molto utile fare finte uscite: prepararsi, vestirsi, prendere le chiavi di casa... tutto il rituale di quando effettivamente usciamo, per poi smontare tutto e rimanere in casa. In questo modo il cane non potr pi entrare in ansia (come effettivamente fa!) ai primi segni di umano che sta per andarsene, perch questi segnali non saranno pi indicativi.
Tutti i soggetti con ansia da separazione dovrebbero essere addestrati, sia per ripristinare un rapporto corretto (che non dev'essere morboso), sia per acquisire fiducia in se stessi. Qualora la terapia comportamentale da sola risulti inefficace o solo parzialmente efficace si potr ricorrere a farmaci (ansiolitici) che possono aiutare la soluzione del problema, ma che non dovrebbero mai essere considerati l'unica soluzione.
L'ansia da separazione non guarisce mai da sola, inutile illudersi.
Il miglior metodo  sempre la prevenzione, ma ai primi sintomi bisogna correre ai ripari, perch un cane che subisce troppo a lungo queste situazioni di stress pu anche ammalarsi fisicamente.
In casi particolarmente gravi esistono centri specializzati per la terapia, dove il cane viene curato in coppia o in gruppo per riabituarlo al concetto di branco e disumanizzarlo almeno in parte, ridandogli la sua dignit di cane e insieme la tranquillit che viene dall'autostima.


Capitolo 7.
Gli psicofarmaci nella terapia.

Una pillola contro la cattiva educazione?
Argomento quanto mai delicato, specie se a toccarlo non  un veterinario. Pur avendo studiato veterinaria e avendo dato quasi tutti gli esami, io non mi sono laureata, cercher quindi di esprimere le mie opinioni in modo semplice e comprensibile, fermo restando che appunto di opinioni si tratta, per quanto supportate da una lunga esperienza nel campo del recupero comportamentale.
Personalmente, nella mia veste, diciamo cos, di addestratrice con qualche nozione di veterinaria, sono profondamente convinta che il farmaco sia utile laddove c' una patologia, non un semplice problema.
Il farmaco serve a curare i cani malati e non quelli maleducati. Ora, la domanda : in quanti casi, nel cane, esiste una vera e propria patologia mentale/comportamentale?
Perfino per quanto riguarda l'uomo ci sono pareri fortemente discordi: per alcuni studiosi di indubbia fama esistono miriadi di effettive malattie mentali che vanno curate farmacologicamente, per altri (di altrettanta indubbia fama) ne esistono pochissime. In particolare si pone l'accento sul fatto che molte presunte malattie psichiatriche siano state inventate di sana pianta per giustificare la prescrizione e la vendita di farmaci psicotropi, il tutto con una forte ingerenza delle lobby farmaceutiche.
Personalmente non sono certo una complottista, ma siccome in alcuni casi l'abuso appare evidente (soprattutto sui pi giovani), tendo a credere che la verit stia nel mezzo.
 sicuramente vero che in alcuni casi la terapia psicologica non  sufficiente e occorre quella psichiatrica (purtroppo ne ho avuto un'esperienza diretta in famiglia), ma  anche vero che - specie negli ultimi anni - si  cominciato a marciare molto sul concetto di risolviamo il problema con la pillolina, perch  pi comoda: non per il paziente, ma per chi gli sta intorno (genitori di bambini iperattivi in primis).
E per quanto riguarda il cane? Qui l'unica risposta davvero veritiera  non si sa. Non si sa empiricamente e non si sa scientificamente. Non esiste una casistica, n esistono studi sufficienti a dichiarare quali e quanti casi di effettiva malattia mentale esistano nei cani. Basti dire che la prima risonanza magnetica funzionale sul cervello di un cane  stata effettuata nel 2012 (Emory University).
Dunque, a eccezione dei casi in cui sussiste una patologia organica conclamata (per esempio un tumore cerebrale, o una malattia del sistema nervoso centrale, come la rabbia), nessuno realmente sa quali e quante malattie mentali si possano effettivamente riscontrare nel cane.
 invece assolutamente inconfutabile che in veterinaria si stiano creando patologie (dando loro nomi come iper-attivit, deficit di attenzione... molto simili, guarda caso, a quelle che si stanno scoprendo - o forse inventando? - nei bambini, soprattutto americani).
Una cosa mi sembra certa: a organo pi complesso corrispondono patologie pi complesse, e viceversa. Quindi il cervello del cane, pi semplice del nostro, dovrebbe essere gi in partenza meno soggetto del nostro ad ammalarsi.
Inoltre i cani non sono minimamente condizionati da cultura, religione, superstizioni ecc., tutte cause che possono influenzare pesantemente il sentire umano e quindi le sue reazioni emotive.
Al momento attuale, comunque, non esiste casistica per il semplice fatto che nessuno, finora, si  mai preso la briga di studiare la mente del cane in quanto mente del cane: tutti gli studi compiuti in merito fino a oggi (da Pavlov in avanti) sono sempre e solo stati riferiti alle possibili applicazioni in umani. E se  vero che qualcuno, oggi, comincia a parlare del cane in quanto cane,  anche vero che al momento mancano i riscontri oggettivi e che si fa sempre e solo riferimento agli studi di cui sopra, che, oltre a essere quasi tutti datati, sono stati immancabilmente effettuati con l'intenzione di occuparsi di cani (o di ratti, o di altri animali) per riportarne i risultati sull'uomo.
Da quanto detto fin qui dovrebbe derivare, come ovvia conseguenza, un'estrema prudenza nel consigliare l'uso di psicofarmaci nel cane. Anche perch, oltre a non sapere quali e quante malattie effettivamente esistano, non sappiamo neppure esattamente come agiscano i farmaci sulla mente canina. E fino a oggi non esistono neppure farmaci psicotropi studiati appositamente sul cane e per il cane: nella stragrande maggioranza dei casi il veterinario prescrive farmaci a uso umano. Con queste premesse, non sarebbe il caso di andarci pi cauti possibile?
E invece no. Purtroppo l'esperienza mi dice che si fa un uso quantomeno disinvolto di psicofarmaci nel cane, per due principali motivi:
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. I veterinari che seguono master e corsi sul comportamento, potendosi cos fregiare del titolo di veterinari comportamentalisti, vengono indirizzati dai loro docenti in questa direzione.
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. Il mercato stesso va in questa direzione, esattamente come ci va con i bambini.
In particolare rispetto al secondo motivo, questo avviene perch il mondo degli adulti, alle prese con problematiche sempre pi stringenti e stressanti - non ultima la crisi economica, che guarda caso ha coinciso proprio con un'impennata di vendite di psicofarmaci umani e soprattutto pediatrici - si ritrova indifeso anche di fronte a problemi che, fino a pochi anni fa, venivano affrontati con la massima nonchalance.
Avevi un figlio iperattivo? Lo portavi a fare sport, o lo mollavi alla nonna che lo teneva tutto il pomeriggio al parco, permettendogli cos di correre e di sfogarsi.
Avevi un bambino distratto a scuola? Passavi un po' pi di tempo con lui, lo aiutavi a fare i compiti, cercavi di rendergli pi interessanti le materie di studio.
Oggi la nonna va a lavorare, perch in pensione non ce la mandano pi; e gli stessi genitori devono assolutamente lavorare entrambi, perch altrimenti non arrivano alla fine del mese. Quindi si cercano soluzioni rapide, semplici e soprattutto capaci di non farci sentire troppo in colpa. Perch un conto  pensare: mio figlio  un mascalzone perch io non ho tempo/modo/voglia di seguirlo, e un altro  pensare: mio figlio, poverino,  un mascalzone perch  malato: ma adesso gli diamo la pillolina magica e risolviamo tutto. Ovviamente il vero risultato  una generazione di bambini farmaco-dipendenti, ma i genitori fingono di non vedere, non sapere, non sentire.
E se questo avviene con i nostri figli, figuriamoci quanto il fenomeno sia mille volte pi eclatante quando si parla di qualcuno che, dopotutto,  solo un cane!

A mo' di conclusione.
Sia ben chiaro: non tutti i veterinari comportamentalisti scelgono di trattare i cani con gli psicofarmaci anche quando non ce n' bisogno. E non tutti ne abusano. Per molti (troppi) di essi ne fanno, a mio avviso, un uso eccessivamente disinvolto.
Sono ormai anni che su questo argomento si litiga e nascono infinite polemiche, anche perch basta segnalare un singolo caso di uso scorretto o di abuso perch il corporativismo balzi in primo piano: tutti i veterinari, anzich ammettere che un collega potrebbe aver sbagliato, ergono un muro difensivo che conseguentemente sconcerta i semplici proprietari, dubbiosi e indecisi su cosa fare.
Ma come si pu essere sicuri che il veterinario abbia prescritto un farmaco davvero utile, e non un semplice contentino per proprietari?
La risposta  ovviamente difficile, perch se i proprietari fossero in grado di capire questa differenza sarebbero, probabilmente, medici loro stessi e non avrebbero bisogno di affidarsi ad altri.
Qualcosa, per, si pu fare: intanto farsi motivare per filo e per segno la prescrizione, fare domande precise ed esigere altrettanto precise risposte. Nel frattempo io posso dichiarare tranquillamente, almeno per quella che  la mia esperienza, che nel cane i problemi comportamentali sono quasi immancabilmente riconducibili alla cattiva gestione e non ad alterazioni chimiche. Per dieci anni mi sono occupata di problemi di aggressivit (anche molto seri), non ho mai fatto ricorso ad alcun farmaco (a quei tempi non se ne parlava proprio) e ho ugualmente ottenuto una percentuale di successi decisamente soddisfacente solo restituendo al cane la propria caninit, ovvero non facendolo pi sentire n un bambino viziato n un piccolo dittatore, ma un cane a tutti gli effetti.
Ovviamente far sentire cane un cane significa occuparsi di lui: fargli fare il giusto esercizio fisico (ne ha un bisogno vitale, anche dal punto di vista psicologico), farlo sentire parte integrante del suo branco, ovvero della nostra famiglia, dargli compiti e regole precisi e cos via.
Purtroppo, nella societ moderna, dare al cane ci di cui ha bisogno  un impegno superiore alle forze di molti umani, che prendono il cucciolo sull'onda dell'emozione del momento e poi si scontrano con tutte le sue esigenze di animale senziente e pensante.
Avere un cane  fatica,  sacrificio,  necessit di dedicargli tempo e impegno: molte persone non ce la fanno, finendo quindi per dargli, magari, una vera e propria overdose di attenzioni inutili - vedi coccole soffocanti - e trascurando invece quelle utili, anzi vitali (sport, lavoro, cooperazione).
Alla fine la psiche del cane finisce per alterarsi, i proprietari ricorrono al comportamentalista e questo - ben conoscendo i suoi polli - in molti casi, anzich dare la risposta corretta (e cio: non ti stai occupando del tuo cane nel modo giusto), d quella che il cliente spera di sentire (e cio: non  colpa tua se il cane si comporta cos:  malato. Ma adesso ti prescrivo la pillolina magica che lo guarir). Comodo e pratico da dire, ma soprattutto da sentire, perch solleva il proprietario da ogni responsabilit. Peccato che non sia etico, non sia corretto, non sia giusto riempire un cane (o un bambino) di psicofarmaci - che non sono certo scevri, tra l'altro, da effetti collaterali anche importanti - solo perch non abbiamo trovato il tempo/la voglia di dedicargli tutte le attenzioni di cui aveva bisogno.
Vi invito, quindi, a non prendere troppo a cuore leggero un'eventuale prescrizione di farmaci psicotropi, ma di sentire sempre qualche altro parere, affiancando a quelli veterinari anche i pareri di qualche bravo educatore o addestratore (ormai  molto diffusa, per fortuna, la cooperazione tra le diverse figure).
Avendo visto, negli ultimi tempi, una vera miriade di casi in cui i cani, svezzati dallo psicofarmaco e sottoposti a terapia esclusivamente comportamentale, hanno ritrovato la totale serenit, non posso che ribadire che il farmaco ha senso (anzi,  indispensabile) solo quando c' davvero una patologia in atto.
Ma nel 90 per cento almeno dei casi, con buona pace di chi vorrebbe risolvere tutto a suon di pillolette, il cane non  affatto malato e basta ridargli una normale vita da cane (nel senso etologico della parola) per risolvere i suoi problemi o quelli che noi abbiamo vissuto come tali.
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FINE.